TERAMO – La Camera di commercio di Teramo ricorrerà al Tar contro il decreto della Regione per la formazione del nuovo consiglio della Camera Gran Sasso d’Italia, soggetto che accorpa gli enti teramani e del capoluogo regionale, al palo da parecchi mesi.
Mentre, nella giornata di venerdì, il presidente dell’ente aquilano, Lorenzo Santilli, cantava vittoria in conferenza stampa, il collega teramano, Gloriano Lanciotti, dava mandato ai legali della Camera teramana di impugnare l’atto della Regione.
Il ricorso al Tribunale amministrativo regionale verrà presentato immediatamente con l’intento di bloccare il processo di accorpamento in atto, peraltro previsto dalla riforma nazionale del sistema camerale: non si sa quanto tempo si perderà con questa ulteriore iniziativa “ostile” alla fusione dell’ente camerale teramano, sicuramente dipenderà dal pronunciamento dei giudici amministrativi, in particolare sulla concessione della sospensiva.
Ma secondo quanto si è appreso, la fusione si farà visto tra l’altro che la Regione andrà avanti a testa bassa per attuare quanto previsto dalla riforma. Santilli aveva scandito tempi molto veloci.
È ormai chiaro ed evidente che i teramani non intendono cedere il passo e restano granitici sulle proprie posizioni, forti di una serie di “numeri e successi che dimostrano una gestione virtuosa – ha più volte ribadito Lanciotti, in contrapposizione alle polemiche che hanno alimentato gli ultimi anni di gestione Santilli all’interno camera aquilana, più volte criticato “di eccessivo autoritarismo e scarsa condivisione delle scelte”.
Santilli si è dimesso dalla Confcommercio a luglio scorso, a causa di un contenzioso economico con l’Ascom che lo aveva portato all’elezione e questo ha ulteriormente indebolito la sua posizione, non essendo più espressione di alcuna categoria datoriale ed avendo differenti vedute con gli altri rappresentanti delle associazioni di categoria che puntualmente lo hanno attaccato.
“Non intendiamo proseguire nel processo di accorpamento con L’Aquila”, le parole del presidente Lanciotti, che nel tentativo di bloccare il “matrimonio” con i cugini aquilani, due giorni fa ha inviato una lettera al presidente della Regione, Marco Marsilio, e all’assessore alle attività produttive, Mauro Febbo, spiegando le motivazioni di tale scelta. Ben più forte l’azione del presidente della Camera aquilana che, per accelerare l’iter ha, invece, fatto partire una diffida nei confronti della Regione, paventando anche una richiesta di risarcimento danni alla Camera di commercio di Teramo.
Un atto istituzionale legale “pesante”, che Santilli in conferenza stampa ha motivato come “atto dovuto a tutela dell’ente aquilano”, ma che ha di fatto inasprito i rapporti tra i due enti, facendo saltare tutti gli equilibri. Santilli, che ha scelto la metafora del matrimonio per descrivere quanto sta accadendo tra le due Camere ha detto: “Non abbiamo vinto o perso nessuna battaglia. L’Aquila e Teramo erano andati all’altare, e si sono sposati, poi c’è chi ci ha ripensato, ma il ministero che aveva decretato l’atto di matrimonio, non ha fatto l’atto di separazione”. Come dire: il dato ormai è tratto. Ma il ricorso al Tar rimette tutto in gioco, aprendo nuovi scenari sui tempi e sulle modalità della fusione, tanto più che il fronte delle associazioni teramane sul “no” alla fusione appare granitico (alla conferenza stampa di fine anno di Lanciotti per illustrare l’attività dell’ente erano presenti la giunta al completo e buona parte del consiglio).
Diversa la situazione sul versante aquilano dove il presidente è apparso isolato persino nell’incontro con la stampa per annunciare il via alla fusione: al suo fianco c’erano solo tre rappresentanti della Confcommercio, tra cui il direttore Celso Cioni, suo amico di vecchia data che ha condiviso con lui la scalata nel mondo dell’associazionismo, e Alberto Capretti, presidente della Fiva- Confcommercio, oltre a Filippo Rubei, della Confederazione agricoltura.
Il direttore dell’Api, Massimiliano Mari Fiamma, uno dei più critici nei confronti della gestione Santilli, pur sedendosi intorno al tavolo della presidenza non ha mancato, poi, di sottolineare come la Camera di commercio dell’Aquila “non abbia funzionato in modo ottimale: spero ora che la nuova camera di Commercio unica non sia un ministero, ma un struttura agile, ambiziosa, con idee, e che costituisca un valore aggiunto. Abbiamo la possibilità di gestire in modo unitario e sinergico aree costiere e aree interne”.
Grandi assenti, invece, tutti i rappresentanti di Confindustria, a partire dal vice presidente della Camera di commercio, Marco Fracassi, che dopo essere stato un sodale di Santilli, ora è in rotta di collisione, l’intera giunta, i delegati della Cna, della Confartigianato, della Confesercenti, le associazioni numericamente più rappresentative, e dei sindacati. In platea sedevano, invece, il presidente della Confcommercio regionale, Roberto Donatelli, e il coordinatore dell’associazione commercianti centro storico dell’Aquila, Ugo Mastropietro.
Quanto ad una possibile richiesta di dimissioni da parte delle associazioni datoriali che non condividono più la sua linea, Santilli ha replicato: “Non ho bisogno di dimettermi, decadrò automaticamente quando saranno eletti i nuovi organi della Camera di commercio unica, e non ho intenzione di candidarmi. C’è bisogno di una nuova classe dirigente. È giusto che ci siano nuove persone che sappiano tenere insieme una realtà più difficile, un territorio più complicato. Che siano più bravi, c’è bisogno di gente più brava di me”.





