CASTEL DEL MONTE – Enorme successo per la 16ª edizione della “Notte delle streghe. Ru rite de’ re sette sporte”, che si è tenuta ieri a Castel del Monte (L’Aquila) .
La rievocazione storica, che è stata messa in scena anche nel 2009, anno del terremoto, fortemente voluta dai cittadini di Castel del Monte, anche quest’anno ha fatto tutto esaurito, tanto che alcuni non hanno trovato i biglietti, e il paese si è riempito di turisti e curiosi, stand gastronomici, veggenti, maghi che leggevano le carte, bancarelle di amuleti e cappelli a cono.
Procuratevi aglio, acqua benedetta, croci, e qualunque rimedio della superstizione locale conosciate perché le streghe esistono.
A tutti coloro che le ritenessero una credenza popolare, presenze fantastiche di un medioevo della ragione ormai superato, oppure povere donne ingiustamente perseguitate della Santa Inquisizione, si consiglia di andare a Castel del Monte, perché lì le streghe ci sono eccome e non sono pochi a crederlo.
“Chi è di Castel del Monte, sente storie sulle streghe sin da bambino e alcune sono tanto plausibili da arrivare a sospettare che ci sia qualcosa di vero”, dice Marilena Buttiglione presidentessa dell’associazione culturale ‘La Notte delle Streghe’, che dal 2000 cura la rievocazione storica del rito di esorcismo delle sette sporte (archi).
“I più anziani – ci dice Marilena – ricordano molto bene le fasi del rito che permetteva di allontanare una strega: alcuni l’hanno visto, altri sentito raccontare dalle madri o dalle nonne”.
Quando un bambino cominciava a stare male, dimagriva e non riusciva a crescere, subito si pensava che una strega l’avesse preso di mira e che, di notte, trasformata in ragno, farfalla o gatto succhiasse il suo sangue.
Il bambino andava liberato, il rito di esorcismo era lungo e necessitava di tutta la forza e la pazienza delle donne del Castello.
“Quel rito per molti è un legame fortissimo con la nostra storia trascorsa – ci spiega Marilena – gli anziani ci tengono molto e quando si avvicina la ‘Notte delle streghe’, il paese si anima di racconti e ricordi e le nostre tradizioni vengono trasmesse ai ragazzi e ai bambini: è un modo per mantenere viva la memoria di quello che eravamo”.
La rievocazione storica è stata pensata nel 1995 dall’allora sindaco di Castel del Monte Mario Basile, che per la prima volta la mise in scena basandosi sui versi del poeta locale Francesco Giuliani, nato a Castel del Monte nel 1890 e morto nel 1975, che è stato uno degli ultimi poeti-pastori della tradizione abruzzese.
Nei suoi testi rivivevano le credenze popolari e le storie che narravano di streghe. Ma, oggi, a scrivere le battute e recitare sono gli abitanti di Castel del Monte, tutti dilettanti; la rappresentazione è interamente in dialetto castellano e il risultato è spettacolare e magico.
“Da qualche anno – precisa Marilena – per le scenografie e le luci ci aiuta un regista professionista, Fabio Bonomo, che cura anche altre rievocazioni storiche in Abruzzo e in Italia”.
Il pubblico viene guidato attraverso il borgo di Castel del Monte, per varie tappe, dove sono allestite piccole scene, lì i teatranti spiegano come riconoscere una strega, come fare in modo che non entri in casa e soprattutto il rito delle sette sporte per liberare i bambini.
Una strega è soprattutto una donna brutta e vecchia, ma per riconoscerla non è facile, la vera maliarda se punta con un ago non sanguina, non può avvicinarsi alle chiese e teme le croci.
Le streghe operano di notte, si trasformano in animali innocui e così possono introdursi nelle abitazioni per succhiare il sangue dei bambini.
Distrarre la fattucchiera è la prima cosa da fare. Se si mette una scopa o delle lenticchie dietro la porta di casa, la strega comincia a contare i fasci di saggina e i legumi e perdendo il conto, prosegue fino all’alba quando è costretta a fuggire a causa della luce.
L’esorcismo viene messo in scena esattamente come si faceva nella realtà, 50 anni fa, nove notti si veglia il neonato, poi se la strega non va via, si procede con il rito delle sette sporte. Con dei pali si batte il suolo sotto sette archi e poi si sbattono anche i panni con cui il bambino è stato fasciato.
Battere le fasce del bambino equivale a battere la strega che per il dolore fugge.
Le luci, il dialetto castellano, gli abiti antichi e contadini, le streghe che spuntando da finestre buie e all’improvviso spaventano gli spettatori, la notte, la scura notte, catapultano il pubblico in un mondo lontano e la ragione per un po’ viene sopraffatta da antichi timori e superstizioni.
“Tutti a Castel del Monte vogliono continuare a rievocare l’antico rito – conclude Marilena Bottiglione – ma è soltanto un modo per mantenere vivo il ricordo della nostra storia, nessuno vorrebbe che si tornasse a un’ignoranza che riteneva strega qualunque donna fosse di brutto aspetto, vecchia o abitasse isolata dal resto della comunità, che rivivessero quelle superstizioni che hanno fatto condannare al rogo molte donne innocenti”.






