L’AQUILA – Mille laghetti a monte, a impatto zero, e utili per l’agricoltura, al posto di tre mega vasche di espansione a valle, lungo il fiume Pescara, per evitare in caso di piena, esondazioni disastrose come quella che ha interessato Pescara nel 2013.

E’ la proposta illustrata oggi dal gruppo consiliare del Movimento 5 stelle, per voce di Sara Marcozzi e di Domenico Pettinari, a pochi giorni dell’arrivo sul tavolo della Comitato di valutazione di impatto ambientale del progetto perorato in primis dal presidente della Regione Luciano D’Alfonso, dal valore di 54 milioni di euro, e fortemente contestata oltre che dal Movimento 5 stelle, anche dagli agricoltori che si vedranno espropriate terre fertili, e dai comuni di Cepagatti e Rosciano (Pescara).

“È un progetto sbagliato – evidenzia Pettinari – perché le tre grandi vasche alla fine assorbiranno solo il 13 per cento dell’onda di piena, e per non più di 13 ore. i centri abitati a valle insomma non saranno messi al riparo del rischio, nonostante la bellezza di 54 milioni di euro spesi e una ciclopica gettata di cemento che distruggerà per sempre le caratteristiche del letto del fiume, con irreparabili danni alle imprese agricole”.

Inoltre evidenzia Pettinari, “i 54 milioni non comprendono le spese di manutenzione, i tecnici spiegano che le piene portano a valle i detriti, che poi andranno rimossi e smaltiti, a costi notevoli”.

Da qui la proposta alternativa, messa a punto da un staff di tecnici a cui M5s si è rivolta: realizzare sulle colline circostanti lungo tutto il bacino del fiume Pescara centinaia di laghetti, utilizzando terreni marginali e fossi già esistenti, capaci di captare, in caso di  eventi atmosferici eccezionali, l’acqua monte, prevenendo le piene del fiume a valle. Le vasche assicurano i grillini avrebbero una capacità di raccolta otto volte superiore di quella delle vasche di espansione, e con una capacità di assorbimento del 70 per cento e non del 15 per cento.

I laghetti diffusi andrebbero realizzati solo sui corsi d’acqua temporanei del bacino idrografico del fiume Pescara, della capacità media ai 30 mila metri cubi, da realizzare con dighe in terra con una minima parte di cemento sul colmo, necessaria alla fuoriuscita dell’acqua in caso riempimento. 

“Con 54 milioni di euro abbiamo calcolato che ci uscirebbero ben mille di questi invasi, ma ne potrebbero servire anche di meno. E inoltre in questo modo si eviterebbero i costi di manutenzione delle tre vasche, e le aziende agricole e i coltivatori privati avrebbero a disposizione acqua per l’irrigazione tutto l’anno”.

Insomma il sistema di laghetti non solo risolverebbe il problema delle piene, ma rappresenterebbe un’occasione di riqualificazione del territorio.

“I laghetti – conclude Marcozzi – potrebbero essere usati anche per la pesca sportiva, inoltre avrebbero la funzione di filtro depurazione, prima di arrivare al fiume e dunque al mare. I laghetti porteranno alla creazione di microclimi favorevoli con una mitigazione degli effetti del caldo estremo sulle coltivazioni”.