PESCARA – Oggi è il giorno della verità sul cadavere ritrovato lunedì scorso a Bari che tutti ritengono appartenere a Roberto Straccia, giovane marchigiano che viveva e studiava a Pescara e che è scomparso nel nulla il 14 dicembre scorso.
L’esame del Dna toglierà ogni dubbio sull’identità del corpo, già comprovata con indumenti del tutto simili a quelli indossati al momento della scomparsa e dalla presenza nelle tasche di un mazzo di chiavi e dell’iPod riconosciuti dalla madre, Rita.
L’autopsia, invece, chiarirà come e quando è avvenuta la morte e comincerà a fornire alcune delle risposte che in primis la famiglia e poi gli amici del giovane chiedono a gran voce.
Perché è morto Roberto? Questa la domanda cui il padre Mario e la sorella Lorena vogliono dare risposta. Si è parlato di quattro ipotesi, incidente, malore, omicidio e suicidio, quest’ultima quella che pare più accreditata, anche se nessuno degli investigatori osa sbilanciarsi su un aspetto tanto delicato.
A chiedere che quale che sia l’ipotesi giusta venga dimostrata con i fatti è Amato Mercuri, sindaco di Moresco (Fermo), il paese di Roberto, intervistato da AbruzzoWeb alla vigilia della giornata decisiva.
Il primo cittadino marchigiano ribadisce che Straccia era un ragazzo normale, che alcune “ombre” emerse dalle indagini sono episodi scollegati tra loro e che poco ci entrano con la scomparsa di dicembre, e chiede che sia fatta giustizia e non si scelga il suicidio “solo perché è l’ipotesi più facile”.

Sindaco Mercuri, andrà anche lei a Bari?
Non sarò presente, è una cosa talmente intima che noi poco possiamo fare se non stare vicini alla famiglia in paese, e questo lo facciamo tutti i giorni. Oggi (ieri, ndr) non ho parlato con Mario per dargli un po’ di respiro, ma ci sentiamo ogni giorno. È chiaro che stiamo aspettando di riavere Roberto, da quanto ne so l’esame del Dna darà la conferma definitiva che è lui e l’autopsia chiarirà qualche altro elemento. Siamo in attesa.
In questi giorni in paese il clima sarà molto dimesso.
Veramente dimesso, è l’espressione giusta. Tutti partecipano al dolore di questa famiglia, Moresco ha circa 600 abitanti e Roberto era uno di famiglia. Poi la sua famiglia è straordinaria, il paese è rimasto molto toccato da questa tragedia, c’è partecipazione da parte di tutti.
Si è parlato di quattro possibili cause di morte, ma molti propendono per il suicidio. Lei che idea si è fatto?
Dico questo, il suicidio, così come l’omicidio o le altre ipotesi, va dimostrato. Non è che siccome questa è l’ipotesi più facile, si dice sempre ‘Che ne sai che cosa scatta nella testa di una persona?’, solo per questo debba essere quella vera. L’autopsia ci darà i primi risultati e si vedrà se ci sia stato o meno l’intervento di qualcun altro. Non so se si potrà escludere quest’opzione. Per come conosciamo Roberto, la famiglia, gli amici, certo non quelli di Pescara ma quelli del calcio che frequentava nel fine settimana sì, nessuno si è accorto che ci fosse un disagio così grande da portare a togliersi la vita.
È anche il suo parere personale?
Il suicidio è comodo perché non ha bisogno di grandi motivazioni, ma non per questo è per forza la verità. Risulta difficile credere che Roberto abbia fatto un atto così autolesionistico. Va dimostrato.
Dalle indagini è emersa una discussione la sera prima della scomparsa, comunicata a un amica con un sms poi cancellato. Che ne pensa?
Non mi sembra che fosse una persona così fragile da uccidersi per questo, non so se è vero, e se lo è non penso fosse la prima volta che litigava con qualcuno. Quanto ai messaggi, so da Lorena (la sorella, ndr) che non sono stati cancellati tutti. Qualche messaggio magari sarà stato cancellato, ma chi di noi non lo fa?
Sono stati citati anche episodi passati della vita di Roberto: una rissa a Pescara e un avvelenamento. Qual è il suo pensiero su questo?
Sulla rissa Roberto aveva alzato un po’ il gomito, forse l’eccezione è chi non lo fa, è qualcosa che può succedere. Quanto all’avvelenamento, lì c’è stato, è indubbio, ma che sia stato un atto volontario è tutto da dimostrare. A quei tempi ricorderà che andava molto di moda Unabomber, non si può escludere che sia stato un atto di emulazione. E poi nessuno dei pesticidi che hanno contaminato la bevanda era in casa del padre, mentre lui non poteva trovarli, a quell’epoca aveva 16 anni, non te lo danno un pesticida. Comunque sono episodi slegati tra loro, non serve trovarci un collegamento. Dimostrano che era un ragazzo normale.
I FAMILIARI LASCIANO L’ISTITUTO DI MEDICINA LEGALE
In silenzio e accompagnati dagli agenti della polizia di Stato i genitori di Roberto Straccia sono usciti intorno alle 13.15 dall’istituto di Medicina Legale del Policlinico di Bari.
Con lo sguardo basso, non hanno risposto alle domande dei numerosi giornalisti presenti all’estero del padiglione clinico dove si svolgeranno a partire da oggi gli esami necroscopici sulla salma.
Restano ancora all’interno i medici legali Enrico Risso e Claudio Cacaci nominati come consulenti tecnici della famiglia per prendere parte alle analisi cliniche sul Dna del corpo di Roberto Straccia scomparso da Pescara il 14 dicembre scorso.
Mario e Rita Straccia, presumibilmente, si fermeranno nel capoluogo pugliese ancora per la giornata di oggi mentre stasera è annunciata la loro partecipazione alla trasmissione Chi l’ha visto? su Raitre.





