L’AQUILA – “La maggioranza ha votato un documento nel quale si chiedono dei chiarimenti, ovviamente avendo un ruolo politico dirò la mia da un punto di vista istituzionale, nel merito dei provvedimenti dovrà essere ascoltato il dirigente, che è colui che ha preso le decisioni in merito a modifiche dei gruppi di lavoro che avvengono quotidianamente in Comune”.
Così l’assessore alla Mobilità del Comune dell’Aquila di Fdi, Carla Mannetti, ha commentato gli ultimi sviluppi sul “caso Di Gregorio”, che questa mattina torna nuovamente sul tavolo della Commissione Garanzia e Controllo, presieduta da Elisabetta Vicini (Democratici Socialisti per L’Aquila e frazioni).
Nell’ultima seduta, quella del 4 luglio scorso, la maggioranza di centrodestra aveva votato a favore della risoluzione firmata dal presidente della Commissione, lanciando un messaggio al sindaco Pierluigi Biondi, chiamando a rispondere nella stessa sede proprio l’assessore Mannetti, che oggi dovrà dare dei chiarimenti sull’intera vicenda.
Nel caso specifico, Mannetti ha precisato, in un’intervista a margine della conferenza stampa sul Piano di rilancio dell’Ama, la società partecipata del Comune dell’Aquila che gestisce il trasporto pubblico, che “probabilmente le scelte su Di Gregorio sono avvenute perché non era presente in Comune, ma era impiegato alla Gran Sasso Acqua, dunque c’era necessità di sostituirlo in questi gruppi che dovevano portare un risultato, poi raggiunto”.
Tra questi l’assessore ha ricordato “i fondi Sus, Sviluppo urbano sostenibile, con i quali è stato già acquistato il bus elettrico”, ha concluso.
Tornando alla seduta odierna, in programma alle ore 11 nella sede comunale di Villa Gioia, al centro della discussione ci sarà la “Verifica atti di Giunta comunale relativi al dipendente Mario Di Gregorio“.
Nel frattempo il clima all’interno del Comune resta agitato.
Al centro della questione c’è l’incontro delle scorse settimane tra il sindaco Biondi, l’assessore Mannetti, il dirigente Paola Giuliani e le Rsu, “ree” secondo il primo cittadino di aver “scavalcato” il tavolo delle relazioni sindacali, coinvolgendo direttamente la quinta Commissione.
Le Rsu avevano manifestato la loro solidarietà al funzionario Mario Di Gregorio, che da settimane ha denunciato un comportamento “persecutorio” adottato da amministratori e dirigenti nei suoi confronti.
E proprio il verbale, stilato in un incontro del 24 giugno scorso, avrebbe fatto infuriare Biondi, tanto che nella riunione di martedì scorso, dopo aver chiesto a tutti i presenti, circa 20 persone, di lasciare i cellulari sul tavolo, avrebbe iniziato addirittura a minacciare le Rsu.
Una vicenda che ha già le sfumature di un vero e proprio “caso politico”.
Sull’accaduto è intervenuta anche la Lega del capoluogo abruzzese, partito con un peso rilevante all’interno del Consiglio e della Giunta comunale, che per voce del capogruppo Francesco De Santis, ha invitato tutti a distendere i toni, compreso il sindaco: “Auspichiamo che i rapporti tra sindacati e amministrazione tornino ad essere di confronto propositivo e condivisione. La Lega, che in ogni circostanza ha dimostrato essere forza di governo e di responsabilità, è da sempre a disposizione dei lavoratori per dialogare e confrontarsi”, si legge in una nota.
Anche le opposizioni hanno “stigmatizzato” l’atteggiamento del primo cittadino.
Il capogruppo di Articolo Uno, Giustino Masciocco, ha sottolineato che “i rapporti tra sindacati e amministrazione pubblica riguardano interessi contrapposti per natura, voglio ricordare al sindaco che la minaccia non paga mai, uno scontro senza un confronto a cosa può servire? Perché Biondi ha avuto una reazione tanto dura? Forse per una lesa maestà?”, ha chiesto ironico.






