L’AQUILA – Il “caso Brunetta” continua a suscitare polemiche. C’è anche chi ipotizza che dietro la fuga del ministro si nascondano motivi diversi dalla semplice “seccatura” causata dall’assenza del rettore Ferdinando di Orio.
Registriamo la ricostruzione effettuata da un nostro lettor, Vincenzo Mini, che suppone che dietro la decisione del ministro (“ha fatto bene ad andarsene”, premette) ci sia stata più che altro la delusione per la scarsa partecipazione di professori e studenti all’evento di oggi, a significare un mancato riconoscimento degli sforzi fatti dal ministro per l’Università dell’Aquila subito dopo il terremoto del 6 aprile 2009.
IL TESTO DELLA LETTERA
La verità sulla fuga di Brunetta.
Premettiamo che il professor Brunetta ha fatto bene ad andarsene e vi spieghiamo perché.
Sicuramente si doveva firmare un importante accordo per il rilancio dell’Università, che come ha affermato lo stesso ministro si poteva firmare anche nella sede ministeriale, ma ancora più importante per il professore Brunetta era la possibilità di tenere una lectio magistralis su un argomento a lui molto caro
Chi era presenta dovrebbe aver notato che le presenze erano minime e se non fosse stato per un “battaglione ” della Finanza si potevano contare ampi vuoti e una inesistente presenza di studenti.
Cosa non aveva funzionato?
Eppure Brunetta si era fatto carico, immediatamente dopo il terremoto di molteplici iniziative ad hoc per l’Università (chiavetta x connettiva, pc gratuiti, accordi con i provider telefonici e tanto altro) peraltro ammessi già precedentemente dal Rettore e confermate nel breve prologo del pro-Rettore.
Allora forse sarebbe bastato che chi ha organizzato rendesse sensibili i professori e a cascata gli studenti degli sforzi fatti dal ministro.
I modi erano molteplici, non sta a noi indicarli ma ce ne sono diversi, ma il professore-ministro Brunetta ha immediatamente capito che nulla era stato fatto e si regolato di conseguenza. La riconoscenza non è di questo mondo.
Abbiamo assistito a “passerelle” per molto meno di quello che è stato fatto dal ministro.





