L’AQUILA – Non ci sono termini di mesi o anni, non ci sono scadenze: più semplicemente, le casette tirate su nel Comune dell’Aquila potranno restare finché non saranno tornate agibili le abitazioni principali di chi le ha costruite.

All’indomani di una riunione di Giunta che alla fine non ha prodotto atti formali sull’argomento, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e l’assessore all’Urbanistica Roberto Riga, entrambi uscenti, hanno confermato quanto anticipato da quest’ultimo ad AbruzzoWeb.

Confermati alcuni numeri: sono 1.040 le realizzazioni autorizzate in base alla delibera 58 del 2009, mentre nel solo territorio comunale dell’Aquila sono 500 quelle abusive, costruite senza alcuna comunicazione agli enti. Circa 150 quelle costruite in zone a rischio idrogeologico, già 32 le ordinanze di demolizione, tutte però stoppate con ricorsi al Tar.

Ci saranno strade diverse per chi vuole trasformare i manufatti provvisori in definitivi: quelli su aree edificabili possono già procedere; quelli su aree bianche potranno farlo appena sarà perfezionata la normativa oggi incompleta, comunque dopo il voto; quelli su aree agricole dovranno appoggiarsi alla legge regionale 18 del 1983 con modalità ricomprese nella stessa delibera sulle aree bianche.

Un’amara conferma, infine: i proprietari di casette dovranno pagarci l’Imu, la nuova Imposta municipale unica varata dal governo Monti. “Anche se dobbiamo verificare bene, perché è complicata, pensiamo di sì”, l’ammissione del sindaco.

“Chiudiamo la polemica e diciamo ai cittadini state tranquilli – ha cominciato così Cialente – Il Comune ha 1.040 manufatti realizzati ai sensi della delibera 58, quelli che rientravano nelle previsioni. Dall’aerofotogrammetrico ci risulta la presenza di altri 500 manufatti che stiamo andando a esplorare uno per uno, alcuni sono baracche o rimesse”.

Secondo il primo cittadino, “l’abusivismo puro è legato a cittadini di fuori che hanno pensato di venirsi a fare lo chalet all’Aquila. Abbiamo beccato qualcuno di Roma – ha spiegato – che pensava di venire qui trovando gli indigeni. Gli altri numeri sull’abusivismo appartengono agli altri Comuni del ‘cratere’”.

E delle 1.040 realizzazioni autorizzate “si comincia già a delineare il futuro destino. In itinere o già approvati – ha proseguito Cialente – ci sono atti normativi che stanno già modificando il destino. Per esempio la delibera sulle aree bianche, che potrebbe diventare operativa se la Regione ci desse quest’accidenti di microzonazione sismica, risolverebbe il problema per almeno un quarto di questi manufatti”.

La situazione più scottante è quella delle casette costruite in zone a rischio di esondazione. “Il prefetto – ha detto Cialente – presiedendo il Comitato per l’ordine e la sicurezza ha deciso la demolizione di tutte queste abitazioni, per ora 32 su 130 totali”.

Demolizioni sospese in attesa che si pronunci il giudice amministrativo. E nel frattempo il Comune fa alla buona per evitare rischi alla popolazione: “Abbiamo i cellulari di tutti questi cittadini e sappiamo dove stanno – ha svelato il sindaco – Ogni volta che c’è un possibile rischio pioggia o esondazione raggiungiamo i cittadini avvertendoli, già una volta è capitato. I vigili urbani vanno e bussano alle porte”.

L’argomento è spinosissimo tanto che in un vertice ci fu uno scontro di fuoco tra il prefetto Giovanna Iurato e lo stesso Cialente che concluse dicendo: “Allora commissariatemi su questo aspetto”.

Gli abbattimenti potrebbero risolvere in qualche modo il problema ma per il primo cittadino se ne esce in un solo modo: “Con le casse di espansione, vasche dove far confluire le acque in caso di piena – ha spiegato – Un progetto da 50 milioni che è al Cipe e stiamo cercando di far approvare entro l’estate con l’aiuto di Fabrizio Barca. Se ci riuscissimo, andrebbero in sicurezza tutti gli argini da Cansatessa a Fossa, tutte le case e due nuclei industriali. Io lo voglio, l’Mpa e Giorgio De Matteis no”, la coda polemica-elettorale.

LE REAZIONI

TINARI (DCA): ”DAL COMUNE LA SAGRA DELL’INCOERENZA”

“Ormai siamo alla sagra dell’incoerenza e della presa in giro sulla questione delle casette provvisorie che i terremotati aquilani si sono costruiti”.

Questo il commento del consigliere comunale uscente Roberto Tinari agli ultimi sviluppi della vicenda dei manufatti temporanei nel territorio comunale dell’Aquila.

“L’assessore Roberto Riga – accusa in una nota – fa trapelare la notizia che la Giunta comunale starebbe per adottare un provvedimento che tranquillizzerebbe le migliaia di famiglie aquilane che, senza chiedere niente a nessuno e senza pesare sulle case pubbliche, a loro spese si sono costruite l’unico rifugio possibile, avendo perso la propria abitazione a causa del sisma”.

La nota di Tinari è stata comunque superata dagli eventi, visto che la Giunta non ha approvato alcun provvedimento limitandosi a confermare la validità delle autorizzazioni e a indicare le strade per rendere definitivi i manufatti.

“Dopo aver seminato il terrore per mesi e mesi, paventando ordinanze di demolizione che hanno gettato nel panico tantissimi aquilani, già alle prese con disagi di ogni genere – accusa Tinari – a pochi giorni dalle elezioni la Giunta Cialente sarebbe pronta a chiudere un occhio”.

“Da un anno o quasi – prosegue – sto intraprendendo, in perfetta solitudine (tranne la nascita di gruppi elettoralistici dell’ultima ora), una battaglia a difesa di questi nostri concittadini, affinché il sindaco e la sua amministrazione predispongano una sanatoria per le casette realizzate in luoghi compatibili e non soggetti a vari rischi”.

“Per guadagnarsi il consenso elettorale – conclude – i signori che fino a oggi hanno governato sono pronti a fare marcia indietro. In che termini non lo sappiamo; dovremo leggere la delibera, se mai sarà adottata. Il commento non può che essere uno solo: vergogna!”.

PROPERZI: ”DA CIALENTE LOGICA ELETTORALISTICA” 

“Dalle parole del sindaco uscente rilevo che la vicenda delle cosiddette casette sta acquisendo una logica elettoralistica. Non è la maniera seria di affrontare questo problema, come altri della città”.

Lo dice Pierluigi Properzi, candidato sindaco di “Domani L’Aquila” sostenuto dal Popolo della libertà.

Properzi prosegue: “Sulla questione casette dovrebbe essere buona regola che l’amministrazione comunale definisca prima i limiti dell’interesse pubblico indicando così ai cittadini le soluzioni a problemi complessi. La questione non può essere affrontata con l’improvisazione e i proclami, come fa il sindaco, ma deve essere parte integrante di un piano complessivo di riqualificazione della città”.

Properzi chiede inoltre al sindaco “di rendere pubbliche le cartografie delle casette a cui ha fatto cenno”.