CHIETI – Per la Carichieti si avvicina un compleanno importante: l’istituto bancario si appresta a celebrare infatti i suoi 150 anni di attività.
Era il 6 luglio 1862 quando a Chieti nasceva il gruppo che poi si trasformò in un istituto bancario con 68 filiali, aperte soprattutto in regione ma anche fuori, a Roma, Perugia, Milano e Potenza, con circa 78 mila clienti, 600 dipendenti, un patrimonio netto consolidato, da bilancio 2011 approvato ad aprile, di 185 milioni di euro e con un patrimonio di vigilanza consolidato di circa 244,8 milioni.
Dal 2011 il direttore generale è Roberto Sbrolli, il consiglio d’amministrazione, rinnovato da poco, ha rivisto al vertice il presidente Tito Codagnone.
Carichieti si appresta a festeggiare il compleanno in un momento difficile per l’economia nazionale e affronta i problemi della crisi economica cercando di rimanere legata al proprio territorio, segno che l’ha contraddistinta sin dalla nascita.
Al momento della fondazione si chiamava si chiamava Cassa di risparmio marrucina, dal nome della popolazione italica che ebbe come capitale l’antica Teate, ora Chieti. Nel 1938, a seguito dell’incorporazione della Cassa di prestiti e risparmio di Guardiagrele, il nome cambia in Cassa di risparmio della provincia di Chieti.
La banca fin da subito divenne punto di riferimento del territorio e strumento finanziario nelle mani dell’imprenditoria locale più accorta che avvia i primi processi di industrializzazione della provincia teatina, in particolare in Val Pescara.
La sua storia si lega così a doppio filo con quella del territorio. Non c’è avvenimento significativo del Chietino che non veda il coinvolgimento e la partecipazione della Cassa di risparmio, come lo storico Costantino Felice ha ricostruito nel libro Carichieti dalle origini ai giorni nostri edito dalla Laterza.
Quando monsignor Giuseppe Venturi, durante la seconda guerra mondiale, riuscì a salvare Chieti da incursioni e bombardamenti chiedendo che fosse dichiarata “città aperta”, l’arcivescovo si avvalse anche del sostegno operativo e personale dei vertici dell’istituto di credito e per sfamare l’immensa moltitudine di sfollati che cercava rifugio a Chieti chiese e ottenne l’aiuto finanziario della banca.
Preziosa fu la sua opera nel dopoguerra e nel periodo della ricostruzione. Fu in prima linea quando negli anni Sessanta nacque il Consorzio per lo sviluppo industriale della val Pescara, e poi il nucleo industriale del Vastese e del Sangro-Aventino, e, con decisivi contributi economici, prese parte alla nascita dell’università “D’Annunzio”.
Di fondamentale importanza è anche l’azione della fondazione bancaria CariChieti, presieduta da Mario Di Nisio, fortemente attiva sia nel campo del sociale che in quello dell’arte.
Quest’anno la fondazione ha compiuto il restauro dello storico palazzo De Mayo che si affaccia su corso Marrucino. Da fine maggio prossimo tutti gli uffici della fondazione, che attualmente si trovano nella sede storica della CariChieti nel palazzo a fianco a quello della Provincia, si trasferiranno a palazzo De Mayo.
Qui troverà posto anche un museo d’arte, due biblioteche, una dedicata ai ragazzi e l’altra all’arte, due sale convegni e mostre permanenti, come quella appena inaugurata su Giorgio De Chirico che rimarrà in esposizione sino al 15 luglio.
“De Chirico l’apocalisse e la luce” mette in mostra del maestro della metafisica gli aspetti meno noti, ovvero la ricerca sul sacro che si esplicita in 55 opere in esposizione che hanno trovato posto anche nel prestigioso catalogo della mostra con l’introduzione a cura dell’arcivescovo di Chieti Vasto, monsignor Bruno Forte. Arianna Iannotti






