CHIETI – Migliorerà l’assistenza all’interno dei penitenziari e ridurrà i costi che gravano sulla collettività il protocollo d’intesa firmato oggi a Chieti dal direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Francesco Zavattaro, con i direttori delle case circondariali di Chieti, Lanciano e Vasto.
Tra i punti rilevanti dell’accordo c’é il potenziamento dell’assistenza specialistica ai detenuti all’interno del carcere, grazie alla creazione di veri e propri presidi sanitari penitenziari.
La conseguenza più immediata sarà la riduzione degli spostamenti per eseguire visite in ospedale, un aspetto assicurerà maggiore sicurezza agli stessi detenuti, con prestazioni più rapide ed efficaci e, soprattutto, garantite sempre dallo stesso professionista.
Per la collettività ciò comporterà un risparmio sui costi di traduzione nonché una minore incidenza sulle liste di attesa, meno gravate dall’assistenza ai detenuti. Il protocollo è stato sottoscritto insieme a Zavattaro dai direttori degli istituti penitenziari di Chieti, Giuseppina Ruggero, di Lanciano, Massimo Di Rienzo, di Vasto, Carlo Brunetti, alla presenza del direttore amministrativo, Giancarlo Barrella, e del direttore sanitario della Asl, Amedeo Budassi, nonché del responsabile dell’unità operativa di Medicina Penitenziaria, Francescopaolo Saraceni.
I direttori degli istituti penitenziari hanno sottolineato l’impegno dell’Azienda sanitaria locale, che ha mantenuto inalterati i livelli di assistenza, dedicando al settore personale esperto che da anni lavora a contatto con i detenuti, senza ridurne il numero nonostante i limiti imposti dal piano di rientro regionale.
La Asl ha infatti messo a disposizione 15 medici di medicina generale e 11 infermieri, cui si aggiunge la presenza di specialisti in psichiatria, infettivologia, odontoiatria, cardiologia, ginecologia, oculistica, dermatologia, otorinolaringoiatria, chirurgia ed ecografia. In provincia di Chieti sono attualmente 745 i detenuti, di cui 350 a Lanciano, 270 a Vasto e 125 a Chieti. Si tratta per un terzo di extracomunitari; per un 30 per cento di tossicodipendenti. Vi è un’alta incidenza di malattie correlate allo stato di tossicodipendenza, quali epatopatia cronica HBV e HCV correlata.




