CAPITIGNANO – Il sindaco di Capitignano (L’Aquila) Maurizio Pelosi nel mirino, dopo che il Corpo forestale dello Stato ha sequestrato un allevamento intensivo di suini che sversava liquami nel fiume, con tanto di “fossa comune” dove giacevano 30 suini morti.

“Il nauseabondo odore di liquami ha portato a continue lamentele e segnalazioni al sindaco, legato da stretti vincoli di parentela con l’ex dipendente dell’azienda ai tempi della sua attivazione (uno dei due denunciati, ndr), affinché si fosse attivato per verificare che fosse dotata di tutte le prescritte autorizzazioni”, dicono alcuni residenti, tra gli oppositori dell’amministrazione.

“Solo strumentalizzazioni politiche in vista del voto del 5 giugno, il Comune è pronto a costituirsi parte civile”, replica il sindaco, che si ripropone dopo due mandati.

“Pelosi, va ricordato, è il responsabile della sicurezza e della incolumità pubblica, e dal 18 agosto 2015, vice presidente del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Appare alquanto strano, pertanto, che pur essendo il problema di vecchia data e pur rivestendo tutte queste importanti cariche il sindaco non abbia saputo evitare questi danni equesta brutta figuraccia al comprensorio”, aggiungono i contestatori.

La richiesta al sindaco è ora quella “di mostrare pubblicamente quali siano stati gli atti formali che ha posto inessere nei suoi 10 anni di legislatura per prevenire ed evitare questa scabrosa situazione che sta investendonon soltanto l’Alta Valle dell’Aterno,ma anche tutto il territorio percorso dal fiume fino alla costa adriatica, dove ritengono che tale inquinamento prodotto dallo sconsiderato scarico dei liquami nel fiume sia causa anche di inquinamento del mare”.

“Fino a prova contraria è da ritenere che il sindaco non abbia commesso omissioni di atti d’ufficio – affermano poi i residenti – ma, a garanzia del suo operato, renda pubblici tutti quelli emanati per prevenire e controllare la salute pubblica”.

I contestatori avanzano poi dubbi sul comportamento del Comune, visto che il “rigore maniacale” dimostrato verso “qualche piccola attività agricola operante in Capitignano a conduzione familiare, ripetutamente interessata da controlli, sanzioni, denunce e prescrizioni”, appare oggi “monodirezionale”.

“Uno dei due denunciati è mio cugino, è vero – ammette il sindaco ad AbruzzoWeb – ma queste argomentazioni sono del tutto strumentali. Gli atti del Comune sono a disposizione di tutti perché pubblici, non ho scheletri nell’armadio!”.

“L’azienda esiste da 40 anni e dopo lo stop causato dal terremoto ha riaperto solo a gennaio scorso, delle lamentele ci sono state ma esclusivamente per la puzza”, aggiunge Pelosi, spiegando di aver più volte chiesto alla Forestale e all’unico vigile sporadicamente in forza al Comune di verificare.

“Tanto è vero – dice – che l’azienda è stata costretta ad utilizzare degli enzimi, mai non si è mai parlato dei danni che si paventano adesso, non potevo sapere della ‘fossa comune’, quel che dovevo fare in buona fede l’ho fatto”.

Sulle sanzioni alle altre aziende, poi, per il sindaco i suoi oppositori “dicono delle falsità”, perché sono avvenute solo nei casi in cui ci sono state delle denunce scritte al sindaco, che deve agire altrimenti farebbe una omissione”.

“La carica al Parco è dovuta alla designazione politica da parte di 44 sindaci che non mi avrebbero dato fiducia se avessero pensato che potessi essere complice di una roba del genere”, conclude.