CHIETI – L’Abruzzo potrebbe riscuotere fino a 35 milioni di euro l’anno di canoni idroelettrici, ma non può farlo perché ostacolato dal governo che impugna le sue leggi regionali e a causa di continue modifiche normative all’Emiciclo, che rendono inapplicabili le norme che potrebbero valorizzare al massimo una risorsa l’acqua, di cui la regione è ricca.
A denunciare questa situazione, dopo l’ennesima modifica legislativa avvenuta fine aprile, ancora una volta l’ex consigliere regionale di Sinistra ecologia e libertà Franco Caramanico, che fece approvare una legge datata 2012, che per una ragione o per l’altra non è mai entrata in vigore.
E così, si continua ad incassare meno di 10 milioni di euro l’anno, in basse alle vecchie norme.
“Tutto ciò è paradossale – si sfoga l’ex consigliere – bastava applicare la mia legge, tenuto conto che aveva superato i rilievi della Corte costituzionale, per cominciare ad incassare 35 milioni di euro l’anno, tenuto conto che i principi del federalismo demaniale dicono che una regione deve valorizzare al massimo le sue risorse. E l’Abruzzo, con la mia legge è la prima che lo voleva fare”.
Un emendamento alla finanziaria 2012, a firma proprio di Caramanico ma approvato all’unanimità dal centrodestra allora in maggioranza e pure dall’opposizione di centrosinistra, prevedeva la modifica ad una legge precedente, la 25 del 2011, fissando i canoni non più sulla potenza nominale media, con una tariffa fissata in 27,5 euro per kiloowatt, ma in base al parametro della “potenza efficiente”, con una tariffa pari a 35 euro a kilowatt.
Potenza efficiente introdotta dal Gestore governativo dei servizi elettrici (Gse) , per avere un valore di potenza più attendibile e più vicina a quella realmente installata e in grado di poter definire in maniera più attendibile le reali capacità di produzione dell’energia elettrica.
Valore calcolato per la Regione Abruzzo a 1000,2 megawatt, con la conseguenza che gli incassi per la Regione sarebbero schizzati da circa 10 a 35 milioni di euro l’anno.
Ma il governo di Mario Monti impugnò subito la legge in quanto lesiva della concorrenza, poiché e altre regioni hanno canoni molto più bassi, ma la Corte Costituzionale nel Aprile 2014 ha sentenziato che il ricorso del governo era “inammissibile e “privo di fondamento”.
La legge però non è entrata in vigore, e nel novembre 2015 viene a sorpresa modificata, togliendo i riferimenti alla potenza efficiente.
Rifatta la legge, il governo questa volta di Matteo Renzi è tornato alla carica, impugnandola alla Corte Costituzionale.
Poi, a fine dicembre, è stata ripristinata la vecchia legge con un emendamento alla manovra di stabilità.
Ma subito dopo la possibilità concreta di applicare canoni tripli dalle società dell’idroelettrico stata di fatto ‘congelata’ per tutto il 2017 da un ordine del giorno bipartisan che stabilisce di procedere “ad un puntuale monitoraggio al fine di precisare la distinzione di attività tra grandi produzioni ed altre, che potrebbero determinare una differenziazione del costo unitario”.
Infine l’ulteriore modifica legislativa, di aprile, che mantiene come parametro di calcolo la “potenza efficiente”, ma cancella il riferimento alla quantificazione della Gse e stabilisce che in attesa di una ricognizione da parte di un ente da individuare, si continueranno a pagare le vecchie tariffe.
“Il bel risultato – commenta Caramanico – è che di fatto ancora una volta i canoni non potranno essere riscossi parametrandoli alla potenza efficiente, perché scompare il valore di potenza efficiente complessiva riportata ormai da anni nei rapporti del Gse, che, come ben argomentato nella stessa impugnativa del Consiglio dei ministri è pari a tre volte il valore della potenza nominale media, ma che potrebbe essere messa in discussione dai gestori e questo si aprire dei contenziosi con la Regione”.
E c’è anche un’altra stranezza che impedisce l’aumento dei canoni: la Gse ha calcolato la potenza efficiente dell’energia idroelettrica prodotta in Abruzzo facendosi inviare da ciascun gestore i dati necessari.
Ma questi dati disaggregati, impianto per impianto, la Gse non li fornisce alla Regione Abruzzo per un singolare norma che tutela il “segreto statistico”.
La Regione, pur volendo, non ha gli strumenti per applicare il canone maggiorato.
“Premessa l’assurdità del segreto statistico – protesta Caramanico – avevo proposto più volte di aggirare il problema semplicemente richiedendo alle varie società di fornire loro lo stesso dato di potenza efficiente fornito alla Gse, anche agli uffici regionali, ma chissà perché questo non avviene”.





