L’AQUILA – “La stagione invernale di Campo Imperatore si avvia a chiudersi tra polemiche durissime e un malcontento che ormai non si riesce più a contenere. A rompere il silenzio sono stati direttamente gli operatori turistici e sportivi, che hanno definito senza mezzi termini quanto accaduto negli ultimi mesi: una stagione “inaccettabile”, segnata da disservizi continui, chiusure improvvise e una gestione giudicata inefficiente”.

Lo sostengono in una nota  i consiglieri comunali dell’Aquila di Passo Possibile Emanuela Iorio, Elia Serpetti e Massimo Scimia.

LA NOTA

Parole pesanti, che però non sorprendono. Anzi, confermano punto per punto ciò che da anni abbiamo denunciato come federazione de “Il Passo Possibile”: il Gran Sasso continua a essere gestito senza una vera programmazione, in una logica emergenziale che non è più sostenibile.

Il dato più emblematico è forse quello legato alle condizioni meteo. Quella appena conclusa sarebbe potuta essere una stagione da record: neve abbondante, tra le migliori condizioni in Europa. Eppure, proprio in un contesto così favorevole, la stazione ha faticato a funzionare.

Gli operatori parlano di impianti spesso chiusi o aperti in ritardo, giornate compromesse da riaperture tardive, piste non disponibili per gran parte dell’inverno, di impianti entrati in funzione in ritardo in oltre il 70% delle giornate utili con una stazione rimasta parzialmente operativa per circa la metà della stagione.

Non è stato il meteo, dunque, a fermare il Gran Sasso. È stata la politica.

Ed è qui che il piano tecnico si intreccia inevitabilmente con quello politico, perché le criticità emerse oggi non sono nuove. Si tratta di problemi strutturali, noti da anni, affrontati con una modalità che ha consentito di garantire la sopravvivenza del sistema, ma non il suo sviluppo gestionale.

La responsabilità dell’Amministrazione comunale diventa evidente. Dopo nove anni di governo, molte delle linee programmatiche annunciate sul Gran Sasso restano ancora incompiute.

L’amministrazione, in perenne campagna elettorale, continua a parlare di rilancio turistico, di potenziamento degli impianti, di riqualificazione dell’area, ma nella pratica quotidiana emergono carenze organizzative, carenza di personale, mezzi non sempre operativi e una comunicazione istituzionale spesso inadeguata.

Da un lato si promuove la montagna come asset strategico per la città, dall’altro non si riesce a garantire nemmeno la continuità dei servizi essenziali.

Si punta sul turismo, ma si finisce per scoraggiare proprio turisti e operatori.

Le conseguenze ricadono su chi vive e lavora sul territorio con i maestri di sci e gli allenatori impossibilitati a programmare le attività, albergatori e noleggiatori costretti a operare nell’incertezza, utenti che non usufruiscono dei servizi acquistati. E, nel medio periodo, un danno ancora più grave: la perdita di credibilità del comprensorio.

Il Gran Sasso non è solo una stazione sciistica, ma un’infrastruttura strategica per l’economia e l’identità del territorio, continuare a gestirlo senza una visione e senza risorse adeguate significa compromettere non solo una stagione, ma le prospettive future.

Per invertire la rotta non servono più annunci, servono scelte chiare. Una riorganizzazione gestionale che superi definitivamente la logica dell’emergenza, interventi concreti sugli impianti, sulle infrastrutture (tra cui i sottoservizi) e sulla programmazione delle attività. E, soprattutto, un rapporto strutturato con gli operatori, che non possono essere ascoltati solo in campagna elettorale o quando esplode una crisi.

A rendere ancora più evidente l’assenza di una visione complessiva è la situazione delle strutture simbolo del comprensorio, a partire dall’Hotel di Campo Imperatore da anni al centro di annunci, progetti e ipotesi di rilancio, continua a rappresentare una delle più grandi occasioni mancate.

Parliamo di un luogo iconico, con un potenziale straordinario dal punto di vista turistico e culturale, che però resta sospeso tra promesse e ritardi, senza una destinazione chiara e senza un cronoprogramma credibile.

Alla fine, a perdere non è solo una stagione turistica, è un intero territorio.