L’AQUILA – “Ora voglio tornare libero e mi voglio riabilitare come uomo e come professionista, non ho mai venduto le partite, c’è stato un grosso fraintendimento”.
Con queste parole, pronunciate con emozione e commozione, l’ex responsabile dell’area tecnica dell’aquila Calcio, Ercole Di Nicola, ha riabbracciato i propri cari nella sua casa di Morro d’Oro (Teramo) dopo due giorni di carcere a Venezia dove è stato fermato in seguito all’inchiesta sul calcioscommesse della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.
A Di Nicola, considerato uno dei capi dell’organizzazione, il gip del tribunale di Venezia ha concesso i domiciliari, oltre ad aver emesso una ordinanza nella quale decade l’accusa più grave, quella di associazione a delinquere, e si dispone una diversa competenza territoriale rispetto a quella di Catanzaro.
“Si sta iniziando ad avere chiarezza – spiega l’avvocato Libera D’Amelio del foro di Teramo, tornata in Abruzzo con Di Nicola – Sono contenta dell’epilogo e del fatto che il mio assistito è stato il primo a ottenere i domiciliari e la cancellazione dell’associazione a delinquere, da questo hanno capito e valutato anche gli altri tribunali. Ora dobbiamo lavorare per farlo tornare libero”.
In riferimento alle responsabilità di Di Nicola, la legale sottolinea che “il mio assistito è stato sicuramente incauto e questo comportamento ha innescato equivoci”.
“Evitare il carcere e decaduta l’accusa più grande è stato grande perché Di Nicola non ha organizzato combine. Posso dire che da questa esperienza esce fuori un Ercole-uomo – conclude la D’Amelio – che vuole recuperare immagine e credibilità”.





