L’AQUILA – Danza? No grazie.

A sei anni la calciatrice aquilana Cristina Di Fabio aveva già le idee ben chiare: “mamma portami a giocare a calcio!”.

È iniziata con questa richiesta la storia sportiva dell’attaccante classe ’93 oggi punta di diamante dell’Aquila Calcio femminile, formazione a undici militante nella serie C regionale.

Recentemente convocata a Roma con la nazionale under 19 in vista della tournée in Spagna, l’attaccante diciottenne è stata fermata da un infortunio che non le ha permesso di prendere l’areo con le Azzurre del ct Corrado Corradini.

In realtà la Di Fabio prima di prendere parte al ritiro era reduce da un lungo infortunio al tallone, distorsione più infiammazione, che l’aveva tenuta lontana dai campi dallo scorso settembre.

Piena di progetti futuri legati al mondo del pallone, la calciatrice rossoblù numero “10” racconta ad AbruzzoWeb l’evoluzione della sua più grande passione, superiore anche a quella per la musica.

Amante del calcio maschile e tifosa della Juventus, ma soprattutto del capitano bianconero Alessandro Del Piero, Cristina apprezza anche il calcio femminile.

La punta rossoblù, che ha tirato i primi calci nella “fabbrica di talenti” Valle Aterno, si sofferma sulla diffusione del calcio rosa in Italia, spiegando il proprio punto di vista sui pregiudizi legati all’omosessualità tra calciatrici.  

Quando hai scoperto la tua passione per il calcio?

L’ho sempre avuta, sin da piccola. Mia madre a quattro anni mi ha portato a scuola di danza e ho ballato per alcuni anni, poi ho detto “mamma portami a giocare a calcio” così ho iniziato a sei anni nella Valle Aterno con i Pulcini. Nella scuola calcio ero allenata da Adriano Giovaniello; ho militato anche nelle formazioni Esordienti e Giovanissimi. Fino a 12 anni ho giocato con i ragazzi, poi sono stata un altro anno in questa squadra prima di approdare nell’Aquila Calcio femminile, formazione in cui milito oggi allenata da Fabrizio Di Marco.

Sei un attaccante. Come vieni schierata nel reparto avanzato?

Solitamente gioco in un attacco a due e mi posiziono sulla destra, ma mi è anche capitato di essere schierata come unica punta. 

Recentemente sei stata convocata con la nazionale under 19 in vista della tournée in Spagna. Com’è andata e quali sensazioni hai provato in ritiro?

Dal 27 febbraio al 2 marzo sono stata in ritiro a Roma e sarei dovuta partire per la Spagna, ma un infortunio al piede non me l’ha permesso. Sono stata a riposo 10 giorni così è sfumata la tournée. Mi ha allenato Corrado Corradini ed essere lì è stata davvero una bella sensazione. Ho fatto esercizi mai fatti prima e mi sono confrontata anche con giocatrici di serie A. In ritiro sostenevamo una doppia seduta giornaliera più la palestra. Sicuramente anche se è stata breve per me questa esperienza è stata motivo di crescita.

Se dovessi scegliere di guardare una sola partita, tra una maschile e una femminile, quale preferiresti? Perché?

Guarderei una partita maschile, quella della Juventus. Se dovessi fare una valutazione tecnica mi soffermerei anche su una partita del Barcellona perché è piena di giocatori di qualità. Guarderei poi una partita femminile perché ci sono delle partite migliori di quelle maschili.

Hai dei giocatori preferiti? Un nome di un calciatore e uno di calciatrice..

Il mio preferito è Alex Del Piero. A casa mia sono tifosi della Juve e l’ho visto giocare da sempre. Sul nome della calciatrice ti dico sinceramente che non seguo tanto il calcio femminile. Ho visto un video su internet di una calciatrice statunitense Mia Hamm (Mariel Margaret ndr) e mi ha molto stupita. 

La cultura del nostro paese vede il calcio come uno sport esclusivamente maschile. Cosa si può fare per permettere la diffusione di questa disciplina a livello femminile?

Sicuramente spargere la notizia che esiste il calcio femminile dando così la possibilità alle persone di conoscere questo sport e eventualmente praticarlo. Nelle partite di calcio maschili ci sono anche 30 mila spettatori, mentre le gare delle donne sono poco seguite.  Le ragazze quando giocano sono maggiormente motivate e affrontano tanti sacrifici.

Ci sono alcuni pregiudizi legati all’omosessualità nel calcio femminile. Cosa ne pensi?

Sì, ne sono a conoscenza. Le voci girano e ho sentito parlare di queste cose. A mio parere ognuno è libero di fare ciò che vuole. Ad esempio a me piacciono i ragazzi, ma non è detto che a un’altra non possa piacere una persona dello stesso sesso. Questione di gusti. 

Come e dove vedi il tuo futuro nel mondo del calcio?

In primis è importantissimo per me continuare a giocare, perché questo sport è la mia più grande passione. Il mio sogno è allenare una squadra di calcio giovanile occupandomi della crescita e della formazione delle calciatrici. Sicuramente una volta diplomata incomincerò a pensare al fatto di spostarmi da casa, magari per giocare in una squadra di serie A. Ho intenzione di continuare a studiare dopo gli esami di stato iscrivendomi alla facoltà di Scienze Motorie. Devo anche mettermi a studiare per prendere la patente.