CHIETI – Terzo posto in classifica come regalo del novantennale: meglio di così per il Chieti non poteva andare.
Un poker rifilato al quotato Martina, che si presentava all’Angelini imbattuto e con la miglior difesa del campionato, prima di capitolare sotto i colpi di Mungo, De Sousa, Alessandro e Del Pinto.
La mossa vincente del tecnico neroverde Tiziano De Patre è stata quella del gioco in profondità, come conferma lo stesso Jonathan Alessandro, al secondo centro stagionale.
“Si, l’avevamo preparata così – spiega l’argentino – Il mister aveva chiesto a me e De Sousa di alternarci, uno veniva incontro e l’altro in profondità, perché loro avevano due difensori centrali forti fisicamente”.
Dopo l’esagerata crocifissione per la sconfitta di Melfi, il Chieti è risorto il settimo giorno annientando il malcapitato Martina di Pino Di Meo.
“È una bella vittoria che ci restituisce serenità – aggiunge Alessandro – partite come quelle di Melfi ci possono stare, è un campo difficile anche se hanno vinto con un rigore inesistente. All’Angelini, però, il fattore campo si fa sentire, qui tutte le squadre ci soffrono. Siamo contenti soprattutto per i nostri tifosi, loro tenevano molto a questa vittoria e gli abbiamo regalato una bella giornata di festa”.
Che è proseguita per tutta la serata nel centro storico della città insieme ai simboli che hanno fatto la storia della maglia neroverde come Alessandro Battisti (attuale ds neroverde), Paolo Zaccagnini (l’uomo derby che sconfisse il Pescara), Barni, Padolecchia, Rosa, gli ex presidenti Mancaniello e Angeloni e i protagonisti di oggi, da Bellia a capitan Pepe per passare alla pantera De Sousa.
Per loro, a distanza di anni, l’affetto è ancora quello di un tempo.






