SCOPPITO – Gli mancava Scoppito a casa sua, laggiù in Argentina. Non era soltanto un fatto di gol a grappoli (anche) grazie ai quali vincere un campionato. Era ed è soprattutto un fatto di cuore. Capita, in questa vita. Ci si innamora di un posto sconosciuto così, all’improvviso.
D’altra parte, il cuore fa da solo, non gli dai tu le indicazioni. A Scoppito, il cuore di Hernan Molinari ha fatto tutto in solitaria, senza chiedere il permesso al padrone del corpo. Ora è tempo di ritornare al freddo aquilano per vestire la casacca giallorossa dell’Amiternina. Da La Plata, a decine di migliaia di chilometri di distanza. Molinari voleva tornare qui, in Abruzzo, per lanciare missili su calcio piazzato e per far baldoria con quelli che oggi sono i suoi ‘fratelli’ d’Italia.
Il presidente, Maurizio Colantoni, e tutti gli altri della Scoppito calcistica (e non solo), compreso, ovviamente, mister Vincenzino Angelone, volevano lo stesso. Un po’ di tempo, un po’ di sofferenza, ma alla fine è andato tutto per il verso giusto. Molinari aveva bisogno dell’Amiternina e viceversa. Adesso, sotto con la serie D.
AbruzzoWeb ha intervistato Molinari durante le vacanze a casa sua, in quell’Argentina ancora ferita dalla crisi di qualche anno fa, crisi mai passata del tutto, ma sempre orgogliosa.
Bomber, ci avete messo un po’ per mettervi d’accordo, ma la promessa di far tornare Molinari a Scoppito è stata mantenuta. Come ti senti?
Sono molto contento e felice di tornare, sono stato benissimo a Scoppito, l’ho sempre detto, ho trovato gente unica, persone che mi rimarranno sempre nel cuore e una società come non se ne trovano in Italia, persone che ti fanno stare benissimo. Ripeto, sono molto contento.
Quando sei tornato in Argentina dopo la vittoria del campionato, eri sicuro in cuor tuo di tornare? Oppure si trattava solo di un desiderio?
Credo che da entrambe le parti sapevamo che questo amore non sarebbe finito a maggio. Infatti, così non è stato. È normale che ci si metta un po’ di tempo per definire al meglio le cose, ma non c’è stato mai nessun dubbio né da parte mia né da parte dell’Amiternina sulla certezza di poter continuare a lottare insieme. Quello di fine maggio non è stato un addio. Solo un arrivederci.
Nella tua carriera, quello con l’Amiternina è sicuramente uno degli anni più felici, ma, conoscendoti, sappiamo che non ti accontenti facilmente. Cosa ti aspetti, allora, dalla stagione in serie D che sta per iniziare?
Sarà un campionato durissimo, con squadre che hanno fatto categorie superiori e pure la serie A. Ho già giocato in serie D, è un campionato bellissimo, so a cosa andiamo incontro e anche per questo ho scelto di rimanere. Ci dovremo allenare di più e con più determinazione per essere all’altezza del campionato, sarà un lavoro duro per il prof Filippo Sette farmi correre ancora di più ma sono sicuro che riusciremo nell’impresa. Cercherò sempre di dare il massimo insieme ai ragazzi e se arrivano i gol anche quest’anno, beh, saranno i benvenuti!
A Scoppito ritroverai i tuoi compagni di squadra con cui hai legato moltissimo. Anche con il presidente Colantoni e con la dirigenza hai legato molto. Riesci a spiegare in poche parole come mai è scattato questo amore per una realtà piccola come quella scoppitana? In fondo, non è che ci sia una grande somiglianza con la tua Argentina, tutto sangue caldo e passione.
Io e mia sorella abbiamo imparato dai nostri genitori a essere rispettosi, umili, a comportarci da brave persone con tutti. A Scoppito ho trovato gente con queste qualità, gente che mi ha fatto sentire come se fossi a casa mia. Impossibile non legare tanto con loro.
Tornare da bomber decisivo nella stagione scorsa ti riempie di responsabilità. Hai qualche timore, oppure, da vero italo-argentino, le sfide ti stimolano l’appetito?
Timore mai, non esiste la paura nel calcio, solo il rispetto per l’avversario. Come ti ho detto prima, sarà un campionato difficile ma pure stimolante. Quando è così, le vittorie valgono doppio e si gode due volte.
Sappiamo che anche la tua famiglia è rimasta molto colpita dall’ambiente scoppitano. Ora ti toccherà portare qualcuno della tua famiglia giallorossa a La Plata.
Magari! Ho sempre parlato con i miei compagni e anche con dirigenti e sopratutto col presidente Colantoni, vorrei che venissero qua da me per farli sentire a casa loro, come io mi sono sentito a casa mia a Scoppito.
Come sta l’Argentina dopo un anno di assenza? Hai trovato qualche miglioramento? Vedi qualche legame con l’Italia in crisi di oggi?
La crisi che abbiamo avuto qua nel 2001 non assomiglia per niente a quella italiana di oggi. Per noi fu davvero un brutto colpo perché non ti davano nemmeno i risparmi di una vita che tenevi in banca. Purtroppo, oggi c’è tanta inflazione, tutto costa tantissimo ed è difficile arrivare a pagare tutto, ma, sopratutto,per strada c’è tanta insicurezza. Speriamo si possa cambiare al più presto. La mia patria e il suo popolo meritano rispetto dai politici.
A La Plata hai avuto modo di salutare un grande campione come Juan Sebastian Veron, cuore Estudiantes come te, durante il suo addio al calcio giocato. Vedi qualche astro nascente del calcio argentino? Lamela è forte come sembra? O magari, c’è in giro un nuovo Hernan Crespo? A parte Messi e Maradona, ovviamente fuori concorso.
Sicuramente stare con Veron e vederlo indossare i colori del suo e del mio cuore è un orgoglio enorme, è un giocatore che ha dato tanto per la squadra che ama e tutti noi per questo lo amiamo alla follia. Oggi come oggi è difficile trovare nuovi campioni, penso che uno che stupirà sarà Pablo Dybala, appena preso dal Palermo, e anche Ezequiel Cirigliano del River. Lamela deve dimostrare ancora il suo potenziale, per il bene della Roma.
Come hai preso la sconfitta dell’Italia contro la Spagna a Euro 2012? La reputi giusta o troppo severa?
La Spagna sta dimostrando come si gioca a calcio anche senza punte. Purtroppo l’Italia fisicamente non ce la faceva più, ma ha sempre cercato di creare pericolo e quando cerchi tanto, dietro lasci tanto spazio e così ha preso altri due gol. Credo che prenderne due o quattro non faccia differenza, è la stessa cosa. L’Italia è comunque uscita con la testa altissima.
Contento per la sconfitta del Boca Juniors contro il Corinthians in coppa Libertadores?
Per vincere una finale bisogna avere cuore e ‘huevos’ come l’Estudiantes nel 2009 contro il Cruzeiro Belo Horizonte (sotto 1-0 nel primo tempo, abbiamo vinto 1-2 in Brasile). Non so se sono contento per la sconffita del Boca, ma sono felice di tifare l’ultima squadra argentina ad aver vinto la Libertadores!
Ora ti salutiamo e ti aspettiamo a Scoppito tra qualche giorno. A proposito, Messi è il nuovo Maradona, oppure di Diego ce n’è uno solo?
Diego è stato unico. Unico, perché capace di vincere da solo un Mondiale e di fare lo stesso a Napoli. Messi, però, sta dimostrando che non esiste un giocatore come lui, ogni volta che tocca il pallone esce una magia, parliamo di cose mai viste prima. Sono sicuro che quando vincerà un Mondiale diventerà il migliore della storia. Ringraziamo Dio per averlo fatto nascere argentino.






