A quasi due anni dal terremoto, il progetto C.a.s.e. è ormai una realtà urbana e sociale giocoforza accettata dagli aquilani.
Nelle 19 aree sono stati realizzati 185 edifici, per un totale di circa 4.500 appartamenti che a oggi ospitano circa 14 mila persone.
Alcuni abitano alloggi vicini alle loro case di un tempo, quelle che hanno perso, altri hanno cambiato completamente zona della città o addirittura paese.
Disagi e comfort si dividono quasi equamente, mentre le famiglie del capoluogo cercano di abituarsi a passare la vita in queste abitazioni.
Come si abita oggi nel progetto C.a.s.e.? Per avere il quadro della situazione e vagliare sentiti dire positivi e negativi, AbruzzoWeb avvia una nuova rubrica che periodicamente porterà i lettori dentro le piastre e gli alloggi.
Tra problemi, speranze, disagi e comodità. Buona lettura.
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di Elisa Marulli
L’AQUILA – Ai tempi della compilazione delle domande per i nuovi alloggi antisismici, era il progetto C.a.s.e. più ambito dagli sfollati, essendo quello più vicino al centro storico e ai servizi principali.
L’insediamento di Sant’Antonio, uno dei progetti C.a.s.e. di grandezza media con le sue undici piastre antisismiche in cui alloggiano 260 famiglie, si trova infatti in una posizione più comoda rispetto alle altre “new town” sorte in zone più periferiche.
Supermercato, farmacia, ufficio postale e ben due distributori di benzina sono infatti vicini all’aggregato, che gode anche della vicinanza all’Hotel Amiternum, terminal delle linee regionali degli autobus, e all’ingresso dell’autostrada A24.
Immortalato anche nel calendario 2011 della squadra L’Aquila Rugby, al mese di gennaio, in cui i giocatori posano davanti a una palazzina da queste parti, il progetto di Sant’Antonio è anche noto, però, per essere più volte finito sulle pagine dei giornali per problemi riscontrati nelle strutture: un crollo di un pezzo di cartongesso da 70 chili dal soffitto dei garage, lo scorso novembre, aveva spaventato gli inquilini al punto che si erano detti pronti a denunciare la società costruttrice, colpevole di non aver posto una staffa di ferro come sostegno del pezzo.
Un nuovo crollo, lo scorso 20 gennaio, aveva di nuovo interessato i garage di un’altra piastra: questa volta però il pezzo che ha ceduto è di dimensioni più piccole rispetto all’altro e la situazione è stata prontamente messa in sicurezza dai vigili del fuoco.
Nonostante questi piccoli problemi strutturali, la gente che abita qui sembra non lamentarsi molto.
“Per i bambini ci sono due parchi giochi dove giocare e anche un campetto da calcio”, afferma la signora Lia, che si è trasferita qui con la sua famiglia dai primi di dicembre 2009. “Il verde è sempre ben curato, anche i vialetti bianchi che hanno realizzato per collegare a piedi i vari edifici sono molto belli esteticamente, anche se spesso passeggiandoci si trovano delle cattive sorprese. I padroni dei cani, infatti, non sono molti civili e lasciano sempre i ricordini delle loro bestiole lì, senza raccoglierli”.
La zona è anche servita bene dai mezzi pubblici di trasporto.“Le corse degli autobus ci sono spesso ed è comodo prenderlo”, afferma la signora Anna Pitone, indicando le due fermate dell’Ama, poste una all’ingresso e l’altra all’uscita della strada semicircolare che abbraccia l’aggregato.
“Come orari mi trovo bene – prosegue – Mi sposto sempre con l’autobus anche per andare al centro commerciale l’Aquilone, per il quale c’è un autobus che passa ogni ora”. L’unica cosa che lamenta la signora Anna, che è qui dall’11 novembre del 2009 con la sua famiglia, sono gli spazi un po’ stretti dell’appartamento.
“Siamo in cinque – spiega – e abbiamo solo due stanze da letto con quattro letti in totale. Mio figlio è costretto a dormire nel divano letto della sala-cucina, e come si può immaginare non è una situazione comoda. Non ha per niente la sua privacy”.
Dietro i grandi numeri di questo progetto C.a.s.e, in cui oggi vive circa un migliaio di persone, si nascondono le storie di chi si è trovato catapultato in una situazione del tutto nuova e con dei vicini di casa sconosciuti.
“Io e la mia famiglia – racconta il signor Fausto – abitavamo prima del terremoto in una casa indipendente. Ora siamo in condominio, però devo dire che non ci troviamo male, se non fosse per i rumori. Essendo di legno, tra un appartamento e l’altro si sente praticamente tutto”.
I piccoli problemi di condominio sono però stati affrontati e risolti. “C’era il problema dei parcheggi – prosegue – un posto auto per ogni appartamento. Ma qui di media si hanno minimo due macchine a famiglia. Ci siamo riuniti e abbiamo deciso che ogni famiglia può parcheggiare nello stesso posto auto due vetture, mettendole l’una dietro l’altra, tanto ci entrano perché c’è spazio. Problema risolto”.



