L’AQUILA – Pagheranno circa 10 euro al mese gli inquilini dei moduli abitativi provvisori (Map) e alloggi del progetto C.a.s.e. che prima del sisma avevano una casa di proprietà.

Il discusso canone di compartecipazione, tanto temuto dagli inquilini degli insediamenti post sismici, non sarà altro che quello comunemente chiamato “di condominio”, che tutti pagano all’amministratore per coprire le spese di manutenzione della palazzina.

E se ne parla con tanto di allegati all’interno della delibera di Giunta che si discuterà venerdì prossimo, nel Piano Economico-Finanziario di massima, con una proiezione di “ricavi da canoni e/o da compensazioni pubbliche” di 1 milione 100 mila euro per il 2014 a scendere fino al 2017 con 900 mila euro.

Da quanto si legge, se la delibera dovesse passare anche lo step della discussione in Consiglio, gli inquilini del progetto C.a.s.e. dovranno pagare 5 euro al mese per unità abitativa come canone di gestione condominiale, che scendono a 4 per i residenti dei Map, più 5 euro al mese, (60 euro annui) come costo della “polizza globale fabbricati”. Per un totale, appunto, di 9-10 euro a mensilità.

“Al momento ancora non esistono gli amministratori che espleteranno le mansioni condominiali – spiega ad AbruzzoWeb l’assessore alle Opere pubbliche del Comune dell’Aquila, Alfredo Moroni – ma quando sarà scelta l’azienda partner, saranno nominati anche questi, come succede per ogni abitazione”.

Secondo le stime provvisorie fatte dalla Giunta, gli esenti dal canone di locazione sarebbero circa il 30 per cento. Canone riservato, invece, per tutti coloro che prima del sisma vivevano in affitto e che pagheranno 2,08 euro al metro quadro per il progetto C.a.s.e. e 1,84 euro per i Map.

“Non è escluso che in un futuro queste cifre saranno riviste e aggiornate – puntualizza l’assessore – Il nostro obiettivo è quello di liberare le unità abitative dagli ‘sfollati’, che lentamente torneranno nelle vecchie abitazioni, e cambiare i destinatari di locazione, che saranno principalmente giovani coppie e studenti”.

Questa ridefinizione comporterà una modifica dei prezzi degli affitti, “che sicuramente non saranno di 2 euro a metro quadro – precisa Moroni – I costi aumenteranno, un appartamento oggi in affitto a 70 euro al metro potrebbe arrivare a 250, una cifra calmierata rispetto alla media attuale di mercato ma che valorizza gli attuali insediamenti”.

Per Moroni questa è una strategia che servirà a gestire un fondo annuo di manutenzione, che si autoalimenterà.

“Sono circa 9 i milioni di euro che servono per la gestione annua. Da dove li prendiamo? – si domanda – Quasi 5 milioni ce li dà il governo per rispondere all’emergenza abitativa, un’altra parte arriveranno dagli affitti, un’altra parte dal mercato, quando modificheremo la destinazione. L’incremento servirà proprio per arrivare a un soggetto che si autoalimenta e autofinanzia, per giungere, finalmente, alla totale autonomia gestionale”.

Se la delibera di Giunta dovesse ricevere l’ok del Consiglio, già a novembre si potrebbe avere il nuovo modello societario, che consisterà in un partenariato pubblico-privato di tipo istituzionale e l’impresa che se ne occuperà, insieme al Comune dell’Aquila, sarà individuata attraverso una gara pubblica europea.

“A fine ottobre scade il contratto con la Manutencoop – continua Moroni – nel caso di ritardi si potrà posticipare di un mese, ma noi tentiamo di rimanere in linea con le tempistiche”.

“Il bando europeo, trascorsi i tempi tecnici potrebbe uscire anche 10 giorni dopo e a novembre potremo già avere il nome dell’impresa che lavorerà con noi”, conclude.