BUSSI SUL TIRINO – Due lettere minatorie e l’autovettura danneggiata. La matrice delle minacce al parroco di Bussi sul Tirino (Pescara), in prima linea nella battaglia per la bonifica e reindustrializzazione dell’ex polo chimico, è ignota ma tutto lascia pensare che sia riconducibile proprio alla sua esposizione al fianco dei cittadini che negli ultimi mesi hanno intensificato le manifestazioni per sollecitare una soluzione.

“A morte prete e suoi collaboratori” con l’immagine di un militante dell’Isis armato di sciabola è stato il primo messaggio recapitato anche ad un collaboratore del parroco. Il secondo conteneva invece l’invito a donare ai poveri la nuova vettura, che nei giorni precedenti, probabilmente gli stessi autori delle due missive, avevano rigato insieme a quella del collaboratore.

Il sito industriale è in procinto passare dalla Solvay alla Unichimica Filippi, ma le pastoie burocratiche e lo scontro su chi dovesse gestire la ricca torta dei 50 milioni di euro destinati alla bonifica hanno ritardato la sottoscrizione dell’accordo di programma per la cessione e il conseguente insediamento della nuova azienda che dovrebbe riassorbire il personale.

Così la comunità si è mobilitata, costituendo il Comitato cittadini bonifichiamo e reindustrializziamo Bussi e dando vita ad una serie di manifestazioni alle quali il parroco non si è mai sottratto.

Dopo le minacce i fedeli hanno riempito la chiesa e applaudito a lungo don Corrado Pasquantonio, che preferisce non parlare alla stampa ma dal pulpito ha ribadito che non si farà intimidire.

Il parroco è sempre stato al fianco della comunità bussese, anche martedì scorso a ricevere il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che in Comune ha incontrato il sindaco Salvatore Lagatta in vista del tavolo al Ministero dell’Ambiente che doveva esserci venerdì ed è stato rinviato al primo febbraio. Ma don Corrado era in prima fila anche alla fiaccolata prima di Natale, promossa dal Comitato.

Ha sempre ribadito, insieme a tutti i cittadini, l’importanza di quei posti di lavoro per la comunità di Bussi, che soffre l’assenza della fabbrica che per decenni ha dato lavoro a mezzo paese.

Mentre i carabinieri indagano sulle minacce e gli atti vandalici, è il sindaco Lagatta a ribadire la necessità di sottoscrivere l’accordo di programma per consentire la ripresa produttiva del sito industriale.

“C’è qualcuno che non è contento che il prete si sia esposto – dice – sappiamo che non tutti accettano le scelte che stiamo compiendo. Lunedì saremo al Ministero e ci aspettiamo una soluzione, visto anche che Luciano D’Alfonso e Giovanni Lolli hanno dichiarato che a Roma sarà trovata la soluzione tecnica”.

La Regione ha intanto dato il definitivo via libera all’acquisizione da parte del Comune di Bussi sul Tirino dell’area dell’ex polo chimico.