BUSSI SUL TIRINO – “Questa volta speriamo giustizia sia fatta! Ma tante ne abbiamo viste e continuiamo anche in questi giorni a sentirne, che non giuriamo di poter credere ancora in quella processuale. Ma una cosa è comunque certa: niente ci fermerà fino a quando, processo o non processo, non si otterrà quello per il quale ci siamo, dall’inizio, uniti in comitato, la messa in sicurezza delle acque, del territorio e della salute delle popolazioni della Valpescara. I costi vengano pagati dai responsabili, vicini o lontani, processo o non processo. Perché finora non solo il processo è andato male!”.

Così in una nota il comitato Bussi ci riguarda, alla vigilia del processo sull’inquinamento che riprende lunedì all’Aquila.

“Dal 2007 siamo costretti a ripetere che la messa in sicurezza delle acque del nostro territorio può avvenire solo se, all’abbattimento degli inquinanti degli scarichi industriali che la Solvay è obbligata a realizzare nell’area della fabbrica, si sommerà la messa in sicurezza della discarica Tremonti. La quale, dopo oltre 9 anni dalla sua scoperta, non solo non è stata caratterizzata, ma ha visto confermare di essere proprio quella da cui provengono le pesantissime sostanze clorurate che, trasportate dapprima nelle acque  di falda, risalgono più a valle nel fiume, nella zona dei pozzi Sant’Angelo. Tuttora inquinate, anche se, per fortuna, non più miscelate alla nostra acqua potabile, ma comunque inserite nel ciclo biologico di valle”.

“Per fortuna – continua il comitato nella nota – alcuni avvenimenti stanno cambiando i contorni istituzionali della questione”.

Tra questi, “la morte del commissario Adriano Goio, a fine marzo, alcuni mesi prima della sua decadenza già decisa dal parlamento per inizio estate. Il rientro delle competenze per la gestione e il risanamento del Sin nell’ambito naturale del Ministero Ambiente, che ne ha assegnato il compito alla dirigente Laura D’Aprile, la quale, diversamente dall’ex commissario, non ha poteri speciali ma deve guidare il processo nell’ambito della normativa vigente”.

E, infine, “la pubblicazione della relazione Bratti”.

“Vivaddio. Siamo tornati ad essere ‘normale popolo inquinato’. Non abbiamo più a che fare con poteri extralegem e incontrollabili, almeno a livello di competenze operative. E succede così che, sia da parte del Ministero Ambiente che nella relazione Bratti, la messa in sicurezza della Tremonti diventi obiettivo prioritario!”.

“Pertanto con ancora più lena riprendiamo la nostra battaglia, mai abbandonata, per l’accertamento delle responsabilità, la messa in sicureza dei luoghi e immediata della discarica Tre Monti, la conoscenza del suo contenuto finora non caratterizzato e l’analisi epidemiologica delle popolazioni”.

Tutto questo, afferma il comitato, “contando sui finanziamenti necessari che, per ora, vedono sul tavolo solo quelli che erano ancora in capo a Goio e oggi gestiti dal Ministero e quelli della Regione che, nel Masterplan, prevede uno stanziamento per la messa in sicurezza della discarica Tre Monti. Ma siamo, ancora, dopo quasi 10 anni, solo all’inizio. E comunque intenzionati a che paghino le società responsabili dei profitti per i quali siamo stati avvelenati!”.