L’AQUILA – C’è una geologa di origine aquilana ma da anni trasferita a Roma, Rinalda Di Stefano, 50 anni, tra le tre vittime italiane Dell’incidente avvenuto su un bus in Bolivia.

La donna ha perso la vita assieme al compagno, Franco Cembran, 53 anni, romano, di professione tecnico audio video.

Il terzo morto è Lorenzo Licciardi, 30 anni, di Marina di Montemarciano (Ancona).

Rinalda Di Stefano, che viveva a Roma ma era originaria dell’ Aquila, in particolare di San Giovanni di Cagnano Amiterno, era una geologa del suolo che lavorava all’Ispra: tra i suoi compiti, quello di redigere le carte geologiche.

Nella foto che la ritrae sul lavoro La ricerca calpestata è sorridente. Sul profilo e nell’immagine di copertina che aveva scelto su Facebook non compare lei, ma la terra, protagonista della sua vita e dei suoi studi.

“Rinalda era una persona socievole e solare – dice un suo collega – lavorava al Servizio geologico poi inglobato dall’Ispra da 15 anni, e conoscevo la sua passione per i viaggi. Aveva scritto anche una favola per bambini per avvicinarli alla Geologia, era una collega davvero in gamba”.

La compagna, una geologa dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), aveva una particolare passione per i viaggi.

I familiari di Cembram avrebbero appreso la notizia della scomparsa della coppia nella notte, ma la conferma della morte arriva anche da Viaggi e avventure nel mondo, col quale i due erano partiti.

“Franco l’aveva seguita – raccontano i parenti – e per lui era una delle prime volte, se non la prima. Stavano insieme da poco. Erano partiti contenti per la Bolivia. Sarebbe potuto succedere ovunque. Siamo sconvolti da questa tragedia”.

SINDACO CAGNANO: “UNA BRAVA RAGAZZA, LUTTO CITTADINO”

“Ho un ricordo bellissimo, era una brava ragazza, in gamba”.

Così Donato Circi, sindaco di Cagnano Amiterno (L’Aquila), ricorda la cinquantenne Rinalda Di Stefano, scomparsa nell’incidente con 9 vittime in Bolivia.

La donna, geologa dell’Ispra, era nata nel Comune aquilano ma si era trasferita 25 anni fa nella Capitale.

“Appena aveva tempo tornava in Abruzzo, in particolare a San Giovanni, dove viveva Onorina, sua madre, mentre il padre Nunzio è morto di tumore qualche mese fa – ricorda Circi – Ha anche due sorelle, entrambe infermiere: Simonetta lavora nella clinica Villa Letizia, Luigina all’ospedale San Salvatore”.

Da quanto si è appreso, come geologa la Di Stefano collaborava con professionisti aquilani per la ricostruzione post-sisma del 2009, inoltre aveva lavorato anche con lo stesso Comune di Cagnano.

“Per noi è una tragedia immane – prosegue Circi – sentirò la Farnesina ma la mia intenzione è quella di dichiarare il lutto cittadino. Domani andrò a trovare la mamma, penso che Rinalda verrà tumulata a San Giovanni”.

L’INCIDENTE

Secondo le prime informazioni il bilancio è di almeno nove morti, per lo più turisti stranieri, e 24 feriti.

Altri tre connazionali sono sopravvissuti e hanno ricevuto assistenza dall’ambasciata italiana a La Paz.

Il bus su cui viaggiavano gli italiani coinvolti nell’incidente in Bolivia “è di un’azienda locale di collaudata esperienza, con mezzi di trasporto efficienti”, come ha dichiarato il presidente di Viaggi e Avventure nel mondo, Vittorio Kulczycki.

Il manager ha spiegato che da anni la sua Agenzia si appoggia in quelle zone dell’America meridionale a tre o quattro aziende di trasporto locale che gestiscono trasferimenti notturni.

“Utilizzano pullman a due piani, con sedili ribaltabili, usati da noi ma anche – osserva Kulczycki – da tanti altri tour operator e anche viaggiatori ‘fai da te’. La Trans Turismo Omar è una di queste. Da quello che sappiamo l’incidente è avvenuto in una zona di normale traffico. Tutti gli italiani sedevano in file vicine. Probabilmente per l’eccessiva velocità a una curva l’autobus è andato fuori strada. È accaduto in piena notte e forse questo può aver provocato qualche ritardo nei soccorsi”.

“Avventure nel mondo” è in contatto con l’ambasciatore italiano in Bolivia e la compagnia assicurativa Europa Assistance si sta occupando sia dell’assistenza degli italiani feriti sia del rimpatrio delle salme.

Tra pochi giorni, il 7 settembre, era previsto il rientro degli italiani che avevano scelto di visitare in 23 giorni, con Avventure, una gran parte del Perù con un’estensione in Bolivia: lago Titicaca, La Paz e visita ai Salares boliviani, meta degli sfortunati viaggiatori.

Tra le ipotesi sulle cause dell’incidente l’eccessiva velocità o un colpo di sonno dell’autista, 30 anni, anch’egli deceduto nell’impatto.

I feriti secondo l’agenzia Abi, sono almeno 24, alcuni dei quali sono gravi.

Il comandante locale di polizia, Gonzalo Carrasco, ha precisato che l’incidente è avvenuto fra Potosì e Oruro sulla strada Panamericana, in direzione della capitale boliviana La Paz, a circa 35 chilometri dalla località di Challapata.

Fra le nazionalità delle persone coinvolte citate dalla polizia boliviana, oltre ai tre italiani, si parla di tedeschi, svizzeri, brasiliani, canadesi, australiani, peruviani e boliviani. Le salme, scrive l’Abi, sono stati portate all’ospedale San Juan de Dios di Challapata.