L’AQUILA – “Marsilio davanti allo sfascio della sanità da lui provocato ci chiede ora proposte costruttive? Eccone alcune: un piano operativo che metta subito al centro la prevenzione, sbloccare i 500 milioni per la nuova edilizia sanitaria, recuperare il clamoroso ritardo nei fondi Pnrr per case e ospedali di comunità, investire subito in nuove tecnologie come Intelligenza artificiale e la telemedicina”.
Strenuo censore delle politiche sanitarie del centro destra di Marco Marsilio di Fdi, questa volta il capogruppo del partito democratico, silvio Paolucci, pur non lesinando bastonate, nell’intervista ad Abruzzoweb accoglie di fatto l’invito rivolto alle opposizioni, durante il consiglio regionale del 20 maggio, formulato dal presidente nel suo intervento fiume, di fare proposte concrete per far fornte al deficit dela sanità, dopo averle accusate di “demagogia” e “poca serietà”
Come ricorda Paolucci, ex assessore regionale a Bilancio e Sanità con il centrosinistra di Luciano D’Alfonso, il Tavolo interministeriale di monitoraggio ha di fatto bocciato il piano di rientro presentato dalla Regione davanti al deficit tendenziale di oltre 100 milioni per il 2025, dopo il conto di 113 milioni di euro di deficit per il 2024, che ha già imposto l’aumento delle tasse e draconiani tagli alle spese.
Per Paolucci dunque oltre a mettere una pezza ai debiti del 2024 e del 2025, dopo averlo fatto anche per il 2023, la Regione dovrebbe tornare ad essere in grado di approvare finalmente il programma operativo triennale, con misure strutturali e di lunga gittata. Anche se è come un gatto che però si morde la coda, visto che se si è in deficit si deve rincorrere l’emergenza e il Piano non può essere approvato.
“Dopo il tavolo di aprile c’è stato quello di fine maggio – premette Paolucci -, ambedue negativi perché purtroppo i ministeri hanno dovuto constatare che la Regione Abruzzo non è in grado di governare la sanità, sia per quanto riguarda l’enorme deficit e perché riesce a mettere in campo una iniziativa tale da far ritenere ai ministeri affiancanti che ha le idee chiare, una visione, una strategia. Non è un caso che il tavolo ha chiesto prudenzialmente di accantonare per il deficit 2025 113 milioni, la stessa cifra del deficit 2024, e non ‘solo’ 100 milioni”.
Incalza Paolucci: “vero è che anche altre regioni sono in difficoltà dal punto di vista economico ma contrariamente a qualche altra regione in Abruzzo sono crollati anche gli indicatori di efficienza sul sistema sanitario ovvero sulla qualità e la quantità delle prestazioni erogate, siamo agli ultimissimi posti per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza. E’ un totale fallimento, e il presidente Marco Marsilio in consiglio regionale ha avuto la faccia tosta di parlare come se fosse appena arrivato, e si è trovato in mano suo malgrado questa castagna bollente, come se non fosse lui a governare la Regione e la sua sanità da oltre sette anni”.
Veniamo dunque alla pars construens.
“Partiamo dalla programmazione sanitaria – afferma Paolucci -: non c’è dubbio i livelli essenziali di assistenza sono bassi, e bassissimi per quello che riguarda la prevenzione e la sanità del territorio. Ebbene, tutte le energie devono essere su questo concentrate, perché banalmente prevenire le patologie, moltiplicando screening e controlli, grazie ad un miglior accesso ai servizi di prossimità, significa non solo maggiore salute dei cittadini, ma anche un costo minore per il sistema sanitario regionale, riducendo le ospedalizzazioni e le cure in fase acuta”.
C’è poi il tema dell’edilizia sanitaria.
“E’ inaccettabile che da sette anni che governa il centrodestra, ci sono ancora 500 milioni di euro per i nuovi ospedali che solo in minima parte sono stati utilizzati: anche qui si tratta di un investimento che se fatto molto prima avrebbe avuto effetti benefici sui bilanci, perché un nuovo ospedale costa molto meno in termini di gestione ed organizzazione”.
E mentre la nuova edilizia sanitaria “non decolla”, prosegue Paolucci, “si sono aggiunte le risorse, ingenti, del Pnrr per gli investimenti sul territorio, per realizzare case e ospedali di comunità, e per l’innovazione tecnologica. Ed anche qui però l’Abruzzo è in fortissimo ritardo, del resto in centrodestra a livello nazionale ha sempre creduto molto poco sul Pnrr. Una soluzione è dunque fare l’impossibile per accelerare la spesa”.
Propone ancora Paolucci: “c’è una nuova frontiera anche per la sanità: quella dell’Intelligenza artificiale, che può determinare un grande salto di qualità per le diagnosi e cure, per la telemedicina, per non parlare poi della possibilità di moltiplicare le performance della robotica, si potrebbero utilizzare come si fa altrove i droni per trasportare i medicinali, automatizzare molti processi di natura burocratica, visto che le filiere decisionali sono troppo lente e farraginose. Se si volesse investire sull’innovazione, sulle start up proposte dai nostri migliori talenti, si avrebbe poi una difficoltà di accoglimento da parte di un sistema sanitario nazionale e regionale troppo rigido e burocratizzato”.
Infine Paolucci si dice d’accordo con Marsilio sul fatto che non se esce se il governo nazionale non deciderà di aumentare il budget per la sanità abruzzese, oggi fortemente penalizzata a causa del fatto che la ripartizione tra le varie regioni della torta avviene essenzialmente in base alla popolazione, senza minimamente tenere conto del fatto che in regioni montane, con pochi residenti, garantire i servizi sanitari costa molto di più. Una battaglia per la quale Marsilio si è fatto promotore a livello nazionale.
Ricorda però come già fatto in più occasione Paolucci: “il Partito democratico ha depositato sia a livello di Parlamento nazionale sia qui in Regione Abruzzo nel 2023 il disegno di legge per agganciare le risorse del sistema sanitario nazionale e dunque di quelli regionali al 7,5% del Prodotto interno lordo, ma quella proposta a Roma è stata bocciata, dal centrodestra di Giorgia Meloni, e la la stessa proposta in Abruzzo non è stata mai nemmeno discussa. Ora Marsilio si lamenta di una carenza di fondi e dovrebbe lamentarsi con il suo governo nazionale”.






