L’AQUILA – “L’Abruzzo, a causa del debito della sanità è stato di fatto commissariato dal governo ‘amico’, che gli ha ordinato di approvare entro un mese il piano operativo per il risanamento, atteso da otto anni, annuncia eventuali prescrizioni da accettare senza fiatare, non trasferisce un euro aggiuntivo dicendo in sostanza che dovrà provvedere con risorse sue”.
Altro che “Salva Abruzzo”, aiuto del governo di Giorgia Meloni, misura capace di dare respiro alle finanza regionale che deve far fronte a 90 milioni di euro di debito della sanità, in base a quanto assicurato dall’assessore regionale Nicoletta Verì, all’esito dell’ultimo Tavolo di monitoraggio a Roma, rispetto al precedente salasso da 126 milioni.
A dare una lettura, nell’intervista ad Abruzzoweb, dell’emendamento alla Finanziaria, approvato sabato scorso e pronto ad essere approvato, è il capogruppo del Partito democratico, Silvio Paolucci, ex assessore al Bilancio e Sanità. Poche righe, che per il consigliere di opposizione “sono chiarissime”: il governo, a cominciare dal ministro dell’Economia, Gianfranco Giorgetti, della Lega, e della Salute, Orazio Schillaci, in quota Fdi, hanno messo la mordacchia alla Regione Abruzzo del presidente Marco Marsilio, di Fdi, imponendo modifiche, scadenze tassative e di trovare da sola le risorse per coprire il deficit, e poi si vedrà se si potrà allentare la morsa per quello che riguarda i milioni da accantonare da parte della Regione.
Questo alla vigilia della legge di bilancio abruzzese che arriverà in aula il 29 e 30 dicembre, la più complicata del centrodestra da quando è salito al potere nel 2019 e che per Paolucci, sarà sostanzialmente di “lacrime e sangue”.
Questo innanzitutto il testo dell’emendamento, che non reca alcuna firma: “Al fine di perseguire il miglioramento dell’assistenza sanitaria nel proprio territorio in coerenza con le risorse disponibili, la Regione Abruzzo adotta, entro il termine perentorio del 31 gennaio 2026, un Programma operativo di prosecuzione del piano di rientro, per il periodo 2026-2028, idoneo a garantire l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza e a ricondurre strutturalmente in equilibrio il bilancio sanitario regionale entro il citato triennio”. Inoltre, “entro il 15 febbraio 2026 i Tavoli Tecnici e i Ministeri affiancanti valutano il predetto Programma operativo, anche con prescrizioni vincolanti per la regione, da recepirsi entro i successivi 10 giorni”.
Infine, “a seguito dell’approvazione definitiva del citato programma operativo e comunque entro i termini di cui all’articolo 1, comma 174, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, la Regione provvede all’adozione formale dei provvedimenti inerenti alle risorse regionali del bilancio regionale 2026 eventualmente necessarie ad assicurare l’equilibrio sull’anno 2025. Resta fermo quanto disposto dall’articolo 2, comma 86, della legge 23 dicembre 2009, n. 191”, ovvero la norma che disciplina le misure che devono adottare le Regioni in piano di rientro tra cui l’obbligo del mantenimento, per l’intera durata del piano, delle maggiorazioni dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive e dell’addizionale regionale all’Irpef.
A seguire dunque l’interpretazione dell’emendamento da parte di Paolucci.
“Di fatto il governo intima alla regione Abruzzo di adottare entro il termine perentorio del 31 gennaio 2026 il programma operativo per il triennio 2026-2028, cosa che da otto anni non è stata fatta, e a tal proposito non si sa che fine abbia fatto il programma 2025-2027 presentato a luglio. Compito a casa da svolgere entro un mese, e poi si hanno dieci giorni di tempo per recepire le prescrizioni dei ministeri. Che dovranno essere accettate senza discutere. In lingua italiana a mio avviso questo significa semplicemente che sei stato commissariato. Certo, un commissariamento soft, fatto con una norma in finanziaria, non definito come tale, ma tutto si deve fare nei tempi, nei modi e con le prescrizioni del ministero. Come avviene in ogni commissariamento”.
Altro aspetto molto rilevante per Paolucci è che “Marsilio e i suoi sono andati a Roma per cercare risorse dal governo amico, per dare respiro a una situazione finanziaria difficilissima, e cosa risponde il governo nell’emendamento? Che tutte le risorse dovranno essere a carico della Regione Abruzzo e che solo laddove il programma dovesse essere vagliato positivamente sarà possibile accantonare qualcosa in meno per coprire il buco della sanità”.
La possibilità di accantonare meno risorse è esattamente quello che è stato salutato come un grande risultato dalle pagine de Il Centro dall’assessore al Bilancio, Mario Quaglieri, di Fdi, “una notizia fantastica”, ma il quantum eventualmente si saprà solo dopo l’ok del Ministero al piano di rientro, e dopo aver adottato le eventuali modifiche imposte d’imperio dal Ministero.
A proposito di accantonamenti dà di conto Paolucci: “Attualmente noi abbiamo accantonato per la sanità più le risorse per contribuire al Patto di stabilità nazionale, 170 milioni di euro, di cui circa 40 milioni dall’aumento dell’addizionale Irpef, diventando così una delle regioni più tassate d’Italia, a partire a far data da gennaio. Ed oltre l’extra gettito fiscale, il resto, va sottolineato, ovvero 130 milioni di euro, sono tagli al bilancio, tra tutti i settori della regione. Verranno colpiti cultura, sviluppo economico, agricoltura, trasporti. Penso ci sia ben poco da esultare se si riuscirà a scendere di poco rispetto questa somma…”.
All’esito dell’ultimo tavolo di monitoraggio del 17 dicembre, a cui hanno partecipato per l’Abruzzo il direttore facente funzione del Dipartimento Sanità, Camillo Odio, e il dirigente del Servizio Risorse Finanziarie, Ebron D’Aristotile, l’assessore Verì ha detto che “i tecnici hanno rilevato i miglioramenti registrati nei livelli di assistenza sanitaria, che dalle prime anticipazioni Lea sui dati 2024 vedrebbero la nostra regione adempiente su tutti gli ambiti: assistenza ospedaliera, assistenza territoriale, prevenzione”. E sul fronte dei conti ha spiegato che “si conferma la stima calcolata dall’advisor contabile: 108 milioni, che scendono a 103 con la quota di 5 milioni riferita al payback farmaceutico”. Ma trattasi di “una stima già superata dai dati reali di bilancio delle Asl e dalle iniziative messe in atto dall’Assessorato, che attualmente porterebbero ad un disavanzo tendenziale intorno ai 90 milioni di euro e che saranno oggetto di successiva trasmissione al Tavolo”.
Paolucci però diffida di questi numeri: “non dobbiamo dimenticare le comunicazioni sconnesse di questo governo regionale. Prima del voto a dicembre 2023 avevano dichiarato che non vi era nessun debito, e che chi diceva il contrario era solo un uccello del malaugurio, avevano detto che mai e poi mai avrebbero aumentato le tasse. Non era vero niente: la prima legge che abbiamo approvato è stata quella di un deficit per la copertura della spesa sanitaria del 2023 e poi del 2024, fino ad arrivare a 113 milioni di euro. Nello scorso bilancio l’assessore Verì ha dichiarato che per il 2025 avrebbero dovuto accantonare solo 20 milioni di euro. Pertanto la credibilità dell’attuale governo regionale è davvero molto bassa. D’altra parte ci hanno spacciato per ‘Salvabruzzo’ una norma che commissaria l’Abruzzo”.
Venendo dunque al bilancio regionale, Paolucci non ha dubbi: “sarà fatto di lacrime e sangue non fosse altro perché come ho già detto prima ci sono 40 milioni di euro di tasse in più per gli abruzzesi e 130 milioni di euro di tagli in tutti gli altri settori in attesa degli altri sacrifici che temo chiederà il Governo all’esito della valutazione del programma operativo”.
In una situazione in cui “come ci hanno purtroppo abituato”, le risorse saranno assicurate “per i soliti amici”.
“Dal testo del bilancio oggi in commissione ad esempio per il ritiro del Napoli Calcio vengono confermati fino al 2032 , 1,2 milioni di euro l’anno. Generosi finanziamenti anche per la Notte dei Serpenti, 450.000 euro, il Festival d’Annunziano 500.000 euro, manifestazioni molto care alla maggioranza e a Marsilio. Nel frattempo, scandalosamente, viene messo zero al Teatro Marrucino di Chieti”.
Non ci dovrebbe essere invece la “legge mancia” così almeno ha assicurato l’assessore Quaglieri, con la solita distribuzione a pioggia a centinaia di beneficiari tra Comuni per piccole opere pubbliche, associazioni ed eventi, proloco e parrocchie, a discrezione di consiglieri ed assessori.
“L’anno scorso nel bilancio la legge mancia si è ridotta ad una distribuzione di soldi del monopoli, visto che poi non c’è stata la copertura, ed era chiaro che non poteva esserci, visto il debito della sanità. Ma di poi durante l’anno di omnibus ce ne sono state tante, infilate in questo o quel provvedimento, dove è bastato aggiungere la parolina magica, ‘…ed altre disposizioni’. E temo che ce ne saranno altre. Noi daremo invece battaglia per destinare le risorse al sociale, all’agricoltura, ai trasporti, all’attività sportiva, alla viabilità e a tutte le vere priorità per gli abruzzesi”. Filippo Tronca






