PESCARA – “Io non credo nelle pene esemplari perché la pena esemplare fa sempre immaginare che qualcuno debba pagare più degli altri per insegnare agli altri come bisogna comportarsi. Io credo nelle pene giuste”.

Così il primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio, rispondendo ai giornalisti sull’omicidio di Sara, a Roma, e più in generale su casi analoghi, a margine del convegno ‘La sete di giustizia e la voglia di democrazia’, organizzato a Pescara al Liceo Classico D’annunzio, alla presenza del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Giovanni Legnini, e del sottosegretario alla Giustizia, Federica Chiavaroli.

Pene giuste, dunque, “anche rigorose, anche dure, ma – afferma Canzio – esattamente corrispondenti, dal punto di vista oggettivo e dal punto di vista soggettivo, al comportamento dell’imputato. Che abbia questo imputato il suo processo giusto, che sia riconosciuto innocente o colpevole in base ai fatti, e che riceva la pena giusta, anche la più dura, ma che sia quella giusta non quella esemplare”.