L’AQUILA – Sono volati stracci, battute e sarcasmi durante il Consiglio regionale di giovedi scorso, tra Leandro Bracco, consigliere del gruppo misto ma vicino ai civataini di Possibile, e i suoi ex colleghi del Movimento 5 stelle.
Ad aprire le danze Bracco, che ancora evidentemente non digerisce l’espulsione dal movimento, reo di aver accettato dal presidente della Giunta, Luciano D’Alfonso la delega speciale alla cultura, accusato per questo di tradimento.
Bracco è andato giù duro in particolare contro i consiglieri Domenico Pettinari, Riccardo Mercante e Gianluca Ranieri, reputando come “ridicolo” il tentativo di “volersi presentare come semplici cittadini prestati alla politica”, svelando i loro precedenti e additandoli di appartenere o essere appartenuti al centrodestra o altri partiti.
Contattati da AbruzzoWeb i diretti interessati rispondono tutti con un secco ed evidentemente concertato no comment. Pettinari ha aggiunto un altrettanto velenoso “non parlo del nulla”. Mutismo assoluto anche da parte della ex candidata alla presidenza della Regione,Sara Marcozzi.
In aula, però, non sono mancati passaggi sarcastici dei grillini che hanno preso di mira Bracco. E soprattutto il Cinque stelle si è astenuto sul voto sulla risoluzione a firma di Bracco sulla Palestina, bollandola come una “perdita di tempo”, visto che la Regione non si occupa di politica internazionale.
Primo affondo da parte di Bracco, nel corso del suo intervento sul referendum contro le trivelle, dove ha ricordato di aver aderito al movimento Possibile di Pippo Civati dopo che “ha mandato a quel paese il Partito democratico”. Rivendicando la sua coerenza, dote che secondo Bracco non è una virtù del Movimento 5 stelle, dipinto come un “partito dispotico”.
“L’unica assemblea pubblica – ricorda l’ex grillino – a cui ho partecipato del Movimento 5 stelle è stata nel giugno 2012, e tra gli attuali consiglieri c’era solo a onor del vero Sara Marcozzi. Mercante, invece, ai tempi era un consigliere provinciale dell’Italia dei valori. Pettinari non c’era, ricordo però che nel 2003 si è candidato come presidente di circoscrizione con Fronte sociale italiano partito ‘fortemente democratico”, ironizza Bracco.
Arriva poi il turno del capogruppo Ranieri. “La mamma del collega Ranieri, lo dico per amore di verità, nel 2005 fu candidata alle Regionali con Alleanza nazionale”.
Come a dire che i consilgieri grillini non sono affatto come vogliono far credere “anime belle” e novizi della politica.
Bracco, dunque, si è considerato il corrispettivo abruzzese di Federico Pizzarotti, sindaco eletto con M5s, e poi entrato in forte rotta di collisione con il leader Beppe Grillo.
“Ricordo che quando Pizzarrotti vinse contro il Pd e divenne sindaco, anche dall’Abruzzo si organizzavano pullman per andare a festeggiare e a omaggiarlo – ha aggiunto – ed era considerato il miglior sindaco d’Italia. Appena ha detto dei no a Beppe Grillo è diventato un appestato. Perché nel Movimento 5 stelle funziona così: finché ci si adegua sei considerato uno statista, quando fai prevalere la tua testa diventi una persona da emarginare e ghettizzare. Io sono, in Abruzzo, il corrispettivo di Pizzarotti”.
L’intervento di Bracco è stato accompagnato dai borbottii e dalle esclamazioni dei grillini. Quando, però, subito dopo ha preso la parola Mercante, la replica è stata tutta giocata sul sarcasmo.
“Mi servirebbe un’ora per rispondere al profondissimo discorso di Bracco”, a seguire una pausa teatrale e poi “ecco… ho finito!”. Mercante ha dunque parlato d’altro.
Secondo round quando Bracco ha presentato la sua interpellanza con cui si chiedeva al presidente della Regione di far pressione sul governo italiano per il riconoscimento dello Stato palestinese.
L’occasione che aspettava Pettinari per la vendetta. “Chiediamo di non votarla nemmeno, questa risoluzione, e se sarà votata noi ci asteniamo, perché la riteniamo una perdita di tempo, la Regione non ha competenze su temi internazionali – ha sibilato – Oppure, se vogliamo perdere tempo io posso presentare una risoluzione per istituire a Pescara una sottosezione dei servizi segreti, suvvia siamo seri!”.
Passaggio sottolineato dai sorrisi degli altri grillini. E con un’altra stilettata Pettinari ha aggiunto che “comunque, questa risoluzione è il primo atto, seppure inutile, di Bracco delegato alla cultura”.
Spettatore divertito del prolungato siparietto il presidente D’Alfonso, che ha tutto l’interesse a veder nascere dissidi sui banchi del’opposizione, e che confida ancora che Bracco prima o poi offra una sponda alla sua maggioranza risicata per cui anche un voto in più vale oro.




