L’AQUILA – “Quelli che fino alla scorsa relazione semestrale venivano indicati come segnali, per quanto qualificati, di una presenza delle cosche in Abruzzo e in Molise, grazie alle evidenze investigative raccolte nel semestre con l’operazione ‘Isola Felice’ sono diventati importanti tessere del mosaico espansionistico della ‘ndrangheta verso regioni solo all’apparenza meno ‘appetibili’”.
In relazione a questa affermazione riportata a pagina 110 della relazione del ministro dell’Interno al Parlamento riguardante l’attività svolta e i risultati conseguiti nel secondo semestre 2016 dalla Direzione investigativa antimafia, il consigliere regionale del gruppo misto in quota Sinistra italiana Leandro Bracco ha sottolineato che “quanto messo nero su bianco dalla Dia è l’ennesima dimostrazione che il territorio abruzzese non sia affatto vergine da infiltrazioni di matrice mafiosa ma che, anzi, diverse aree regionali siano estremamente attraenti per i loschi affari della criminalità organizzata calabrese che addirittura agisce a braccetto con cosa nostra messinese”.
Per Bracco, “la ndrangheta ha trapiantato in terra abruzzese anche i suoi rituali di affiliazione e giuramento su ‘santini’ e altre immagini sacre ricollegabili a rituali di matrice pagana che, lungi dall’avere un significato meramente simbolico, sono invece la testimonianza più chiara che le radici criminose sono state messe in profondità al fine di alimentare, crescere e far prosperare il sodalizio mafioso”.
“In Abruzzo la prevenzione antimafia deve essere affinata e calibrata nella maniera più incisiva possibile senza lasciare nulla al caso – il suo invito – E l’affermazione secondo cui la nostra Regione sia un’isola felice incontaminata e immune da infiltrazioni di criminalità organizzata si è rivelata per l’ennesima volta una favola. La realtà è purtroppo tutt’altra”.
“L’Abruzzo fa gola agli appetiti famelici della ndrangheta”, conclude.





