L’AQUILA – “Quello che è successo è assurdo”.
È ancora senza parole Jo Marcucci, segretario dell’associazione podistica Runners Chieti, sull’attentato che ieri ha sconvolto Boston durante la maratona, la seconda più antica al mondo.
Nell’edizione del 1998, la centesima, c’era anche Marcucci ad attravere la città insieme agli altri runners per i 42 chilometri del percorso podistico.
Ieri, nel centro della città americana, due esplosioni hanno colpito maratoneti e spettatori un’ora dopo che il vincitore ha superato il foto finish, uccidendo tre persone tra cui un bambino di 8 anni. Centinaia sono stati i feriti, alcuni molto gravi.
“Quest’anno non ha partecipato nessuno del nostro gruppo – spiega Marcucci ad AbruzzoWeb – per problemi economici cerchiamo di rimanere in Europa. Non conosco neanche nessuno che possa averci partecipato, ma quello che è successo è davvero incredibile”.
Tra i partecipanti coinvolti c’erano anche 227 gli italiani. Stando a quanto risulta consultando il database con i nomi degli atleti, creato dalla Boston Athletic Association, tra loro era presente anche un’abruzzese Debora Nanni, di 39 anni di Chieti, che dalla sua pagina Facebook ha fatto sapere di stare bene “anche se abbastanza sotto shock”.
“Dopo l’attentato alle Twin Tower dell’11 settembre 2001 – continua Marcucci – l’opinione pubblica si aspettava che sarebbe successo qualcosa del genere in qualche evento agonistico, sinceramente ce lo aspettavamo tutti alla maratona di New York, ma non sappiamo se le misure di sicurezza siano riuscite a sventarlo”.
L’ipotesi che si roncorre in queste ore è che sia stato un attentato terroristico, “ma preferisco non pronunciarmi in merito, è appena successo e chi di dovere indagherà”.
Anche Michele Russo, presidente della Gtm (Gestione Trasporti Metropolitani) di Pescara e maratoneta pescarese, non riesce a spiegarsi come sia potuta succedere una simile tragedia.
“Quello che è successo è molto inquietante – commenta Russo – Queste maratone sono un’importante occasione di aggregazione e visibilità, fa spavento pensare che diventino potenziale obiettivo di attacchi terroristici o di squilibrati con l’intenzione di creare eventi spettacolari”.
“Non posso negare che questa cosa mi preoccupi personalmente – continua – perché fino a ora lo sport era lasciato fuori dagli attentati del genere e Boston è una delle mete più ambite per tutti i maratoneti. Nonostante io non ci sia mai stato, so bene che il fascino di quella città e la storicità attirino centinaia di migliaia di turisti”.






