BUSSI SUL TIRINO – “Ritardi ce ne sono e, da quello che noi sappiamo, probabilmente l’impostazione della gara potrebbe avere necessità di essere verificata, sotto quale aspetto non glielo so dire, ma altrimenti sarebbe già stata aggiudicata”.

Il presidente della Commissione bicamerale sul traffico illecito di rifiuti, Alessandro Bratti, deputato del Partito democratico, lancia pesanti ombre sulla regolarità del complesso iter della gara d’appalto bandita dal compianto commissario Adriano Goio per la bonifica del sito di interesse nazionale (Sin) di Bussi sul Tirino (Pescara), alla ribalta delle cronache come la più grande discarica d’Europa, pur ammettendo che “non è che ho visto i bandi ma più che dei difetti ci sono dei ritardi”.

Con AbruzzoWeb Bratti appare più cauto di quanto non lo fosse stato con il quotidiano Il Centro, al quale ha parlato senza mezzi termini di “difetti” nel bando, nonostante tra l’altro il dirigente del ministero dell’Ambiente Laura D’Aprile, scelto l’8 agosto scorso dal governo per dipanare la ancora complicatissima matassa sul Sin, al nostro giornale ha detto che la gara va avanti e “già nella conferenza dei servizi convocata per il 30 novembre speriamo di dare le prime risposte rispetto all’attivazione complessiva”.

Intorno al mega appalto lanciato quasi un anno fa, il cui iter, secondo fonti interne agli uffici preposti, è giunto alla vigilia dell’assegnazione, si addensano le voci più disparate, anche quella dell’annullamento per farne un altro di importo maggiore che, però, innescherebbe un evidente rischio di contenzioso tra lo Stato e le imprese, in alcuni casi autentici colossi, che hanno risposto al primo bando, pubblicato alla fine del 2015 dal commissario Goio, scomparso nel marzo scorso.

“La gara dovrebbe essere già stata aggiudicata, verifichiamo se questo succede entro novembre – dice Bratti – l’idea che ci siam fatti pur senza avere dati oggettivi è che ci siano dei problemi, presumo che il Ministero e la D’Aprile dicano quello che devono”.

“La situazione è ingarbugliata ma lo è sempre stata, non è molto trasparente, vediamo se aggiudicano la gara altrimenti mi sono sbagliato”, taglia corto il presidente della Commissione, che il 25 novembre  proprio a Bussi presenterà la relazione del lavoro svolto che ha ricostruito l’iter di una vicenda in cui “un po’ di pasticci sono stati fatti”.

“Mi auguro che la gara possa essere espletata entro brevissimo tempo e che si possa dunque dare avvio ai lavori di bonifica”, afferma dal canto suo il sindaco Salvatore Lagatta, per il quale “Bratti dice cose pericolosissime affermando interessi e conflitti tra Comune e Regione”, e annuncia che “dopo il 28 porto tutto alla magistratura, bisogna capire se qualcuno ha favorito e in che modo chi deve fare la bonifica”.

“Voglio ricordare a tutti che i 50 milioni avevano una finalizzazione da cui a mio parere non si può prescindere ed era quella della reindustrializzazione, che puo’ essere fatta solo a ridosso della discarica 2A e 2B, quello è il sito che va bonificato, e quando si parla di bonifica questa è totale così come prevista dal progetto del commissario Goio, progetto che Goio ha finalmente presentato a metà del 2015 e fatto approvare dalla conferenza dei servizi a giugno 2015 a seguito di un forte interessamento del Comune, dell’onorevole Giovanni Legnini ma dello stesso ministro Gian Luca Galletti – ricorda Lagatta – che il 2 aprile 2015 personalmente impose al commissario di presentare entro 15 giorni il progetto definitivo di bonifica non potendo più opporre diniego visto che erano cinque anni che ci lavorava”.

Il sindaco si dice “fortemente preoccupato che anche se con argomentazioni sicuramente valide ma tutte da verificare si possa giustificare in qualche modo una sorta di passo indietro rispetto al progetto di bonifica, che si tenda cioè a delegittimare il progetto fatto, questo a mio parere comporterebbe che da parte della struttura ministeriale si vadano a fare delle spese inutili per progettisti che avanzano pretese finendo con l’assottigliare la somma a disposizione”.

Per Bratti, tuttavia, c’è “una situazione non perfettamente tranquilla”, visto che “quando si era deciso di rientrare in regime ordinario furono fatti emendamenti, e poi si è voluto tornare indietro, ci sono state polemiche e pressioni in senso lato che non c’è dubbio che siano state fatte, ci sono state delle polemiche col sindaco”.

Secondo il presidente della Commissione poi “l’accordo di programma non era un accordo di programma, altrimenti perché non sarebbe andato avanti?”.

“Non ho assolutamente contezza dei tempi – ammette insomma Bratti – dal nostro osservatorio emerge una situazione complicata, da quando abbiamo chiuso l’indagine a maggio sono accadute cose positive come l’arrivo di un’azienda strutturata e il ritorno nell’alveo della ordinarietà”.

Il Comune di Bussi, intanto, in virtù di una vecchia convenzione con la Solvay, con oltre un ventennio di ritardo si appresta ad acquisire circa 25mila metri quadrati che non essendo inquinati sono stati svincolati dal Sin e torneranno nella disponibilità dell’Ente per la realizzazione di un’area industriale e commerciale.