PESCARA – Sono nomi con un notevole peso specifico nell’ambito della criminalità pugliese quelli finiti in manette dopo la retata all’alba della Finanza che ha disarticolato una potente organizzazione volta fare business a Pescara.
Finora sono stati sequestrati 2 milioni e mezzo di euro e due appartamenti e partecipazioni in alcune società, frutto probabilmente di taglieggiamenti , usura, ed estorsioni a operatori locali.
Spicca, tra gli accusati del clan anche una donna foggiana Anna Rita Moretti, 44 anni, oltre a Giovanni Putignano, Angelo Falcone, 35enne residente a Pescara, e il foggiano Luciano Russo, di 33 anni, tutti ora in cella.
Sono ai domiciliari Leonardo Mainiero, 34enne foggiano, Vincenzo Pio Capobianco che vive a Montesilvano, e di altri due foggiani Giovanni Marasco e Alessandro Marasco, rispettivamente di 46 e 44 anni.
Alla base degli affari illeciti un forte radicamento nel tessuto sociale anche grazie al fatto che alcuni di questi malavitosi si erano trasferiti proprio nel Pescarese entrando in vari settori produttivi come edilizia, automotive, lavanderie, ristorazione, ma anche in altre attività illecite come lo spaccio.
Ora gli investigatori della Finanza, coordinati dalla Procura antimafia dell’Aquila, stanno valutando l’immenso quantitativo di prove e intercettazioni per scavare nelle attività della cosca che probabilmente non sono ancora venuti tutti alla luce.
Gli arresti sono stati firmati dal gip del tribunale dell’Aquila, Guendalina Buccella dopo le richieste avanzate dalla procura aquilana che ha anche disposto una raffica di perquisizioni in varie parti d’Italia. La mole degli affari illeciti, probabilmente, non è ancora venuta tutta alla luce. Molto potranno incidere sugli sviluppi le testimonianze delle parti offese.
Sulla vicenda si registra anche un intervento da parte della Cna. “L’inchiesta condotta dalle Fiamme Gialle a su usura ed estorsione a Pescara sta svelando una quadro che richiede crescente attenzione, perché coinvolge settori produttivi e attività economiche del nostro territorio. A questo punto, senza ulteriori indugi, occorre che istituzioni e mondo dell’impresa si uniscano per fare fronte contro questo pericolo, ma anche per trovare soluzioni e rimedi che facciano uscire molte attività economiche dal cono d’ombra in cui rischiano di precipitare. Finendo alla mercé di criminali senza scrupoli».
Lo afferma il coordinatore della Cna provinciale Luciano Di Lorito, che nell’esprimere «grande apprezzamento nei confronti di Prefetto e forze dell’ordine, impegnati attivamente nel contrasto di tutte le forme di malavita organizzata, chiede alla Regione e al sistema bancario locale di dar vita a un confronto «per fare il punto della situazione, e verificare anche coinvolgendo il mondo dei confidi, quale sia la disponibilità di fondi anti-usura e di risorse specifiche da mettere in campo, e subito, a favore delle imprese in difficoltà: trovando soprattutto strumenti che facilitino e migliorino le condizioni di accesso».
«L’impennata dei costi energetici, unita alle difficoltà provocate dal lungo periodo dell’emergenza Covid – analizza Di Lorito – sta mettendo molte, troppe attività con le spalle al muro: questo le associazioni del mondo dell’impresa lo denunciano da tempo, e ora l’inchiesta della Guardia di Finanza, soprattutto per quel che riguarda gli aspetti usurari, sembra suonare a conferma del pericolo che stiamo correndo». «Per questo – conclude Di Lorito – serve una grande coesione: ragion per cui chiederò ai rappresentanti del sistema produttivo locale di muoverci insieme per l’avvio di un confronto».






