PESCARA – “Il comparto delle infrastrutture viarie ormai da diversi mesi rivolge appelli accorati, ma, finora, inascoltati, affinché siano adottate tutte le necessarie misure per calmierare i prezzi del bitume e per compensare adeguatamente gli aumenti intervenuti in fase di avanzamento dei lavori”.
L’allarme arriva dall’Ance Abruzzo: ad ottobre 2021, rispetto al gennaio dello stesso anno, risultavano già variazioni in aumento dei costi del bitume, superiori al 40%, energia elettrica e gas con aumenti del 60% .
Dopo di che, è stata tutta una escalation incontrollata dei prezzi, il costo dell’asfalto ormai registra un aumento del 600%.
Il rialzo dei costi ha portato oggi il valore del gas metano ad un’incidenza economica nella produzione del conglomerato bituminoso – asfalto – passata in pochi mesi da 2-3 Euro a tonnellata agli attuali 12-13 Euro.
“Questi aumenti non solo non rendono più sostenibili l’avvio di interventi ai prezzi fissati all’atto dell’aggiudicazione dell’appalto, ma mettono in crisi totale il settore delle infrastrutture viarie, con rischio di mancata esecuzione dei lavori, a partire delle ordinarie manutenzioni stradali, tipiche della primavera, alle nuove infrastrutture, con ricadute sull’avvio e sulla esecuzione delle opere pubbliche e, in particolare, con rischio di fallimento del PNRR, ancora prima di partire”, spiega il presidente regionale Antonio D’Intino
“Ci sono tutte le premesse per un immobilismo totale del comparto. Il nostro appello è rivolto direttamente al Governo, e sollecitiamo, in tal senso l’intervento diretto degli onorevoli deputati e senatori eletti in Abruzzo – prosegue D’Intino -, affinché siano adottate tutte le necessarie misure per calmierare i prezzi, per compensare adeguatamente gli aumenti intervenuti in fase di avanzamento dei lavori e per consentire l’avvio di opere aggiudicate in un periodo di tempo che sembra distante anni luce da quello attuale per la gravosità dei cambiamenti intervenuti, seppur nel giro di pochi mesi. Non bastano le misure varate finora perché le compensazioni per il “caro materiali”, riconosciute con Decreti, non sono sufficienti a ristorare dei maggiori oneri e, soprattutto, non tengono conto dei maggiori costi energetici. Per evitare che il caro materiali produca danni irreparabili, sono urgenti i provvedimenti per calmierare efficacemente l’emergenza energetica, a valere naturalmente per le nuove progettazioni e con interventi concreti per i lavori stipulati in passato e non ancora eseguiti, o in esecuzione, per evitare le rescissioni dei contratti e la sospensione dei lavori in corso”.
Occorre, in estrema sintesi, che le stazioni appaltanti applichino un adeguamento automatico dei prezzi delle forniture e dei materiali ai valori correnti di mercato, perché le nostre imprese chiedono solo di essere messe in condizioni di lavorare. La drammatica crisi internazionale scatenata dal conflitto in Ucraina dispiegherà i suoi effetti anche dopo la stipula di un Accordo di pace, che tutti auspichiamo avvenga a breve, e, pertanto, l’attenzione del Governo, e di tutte le istituzioni, deve essere orientata alle materie prime, all’energia, al lavoro, per evitare il default del nostro Paese ed essere pronti per la ripresa economica e sociale, anche in linea con gli obiettivi del PNRR. Facciamo fronte comune, attiviamo tutti i tavoli di confronto possibili per trovare soluzioni percorribili, altrimenti il tessuto produttivo alzerà bandiera bianca”, conclude D’Intino.





