L’AQUILA – “La Futuris Aquilana è fortemente tentata a rinunciare alla realizzazione dell’impianto a biomasse di Bazzano, e a richiedere, piuttosto, un risarcimento danni per svariate decine di milioni di euro”.
A rivelarlo ad AbruzzoWeb è Carlo Floris, presidente del consorzio Energia e territorio, costituito da operatori agroforestali, associazioni contadine, parte in causa della vicenda, avendo sottoscritto un contratto con la Futuris per rifornire la centrale di carburante, ovvero di 40 mila tonnellate di biomassa ogni anno.
Uno scenario, quello prospettato da Floris, che rappresenterebbe un colpo di scena, rispetto all’ipotesi di una prossima e inevitabile realizzazione della contestata centrale, a seguito del pronunciamento del Consiglio di Stato che, accogliendo le ragioni della Futuris, ha ribaltato la precedente bocciatura del Tar dell’impianto, a seguito del ricorso del comitato civico La terra dei figli e della Pro Loco di Onna.
In Commissione territorio del Comune dell’Aquila si è discusso sulla resistenza che Regione e Comune devono porre in atto contro un nuovo ricorso al Tar, questa volta della Futuris contro il voltafaccia degli enti: a essere contestate ci sono la decisione della Regione Abruzzo, a firma della dirigente Iris Flacco, di ritirare l’autorizzazione concessa dalla stessa Regione nell’agosto 2010, e il parere negativo di compatibilità urbanistica espresso dal Comune dell’Aquila, che ha ribaltato il parere positivo espresso dall’Ente nel 2010.
Sono questi gli ultimi baluardi giuridici per impedire, è stato più volte sottolineato, la realizzazione della centrale da 5 megawatt fortemente osteggiata da comitati e cittadini delle frazioni della piana dell’Aterno.
Ma assicura Floris, la Futuris avrebbe invece molti più motivi per lasciar perdere che per andare avanti. E questo, sottolinea, “sarà un grande danno, perché oltre ai risarcimenti che la Regione e anche i ricorrenti dovranno pagare, si perderà l’occasione di di creare oltre 100 posti di lavoro”.
“Dobbiamo tener conto – spiega – che per la Futuris si tratta di un investimento da 40 milioni di euro, che ha tempi oramai stretti per l’entrata a regime di produzione, dettati dalla Gse, il gestore dei servizi energetici statale, che ha autorizzato l’impianto. Mettiamoci anche il fatto che la Regione Abruzzo e il Comune questa centrale non la vogliono, e anche che gli incentivi per le produzioni verdi di energia sono stati ridotti negli anni del 20 per cento. Mi sembra pertanto ragionevole pensare seriamente di andare a investire altrove questi soldi”.
Forte, però, della sentenza favorevole del Consiglio di Stato, e a maggior ragione di un’altra eventuale vittoria al Tar, la Futuris potrebbe legittimamente chiedere ingenti danni, pari al mancato guadagno, e secondo le stime si tratterebbe di un salasso enorme, “a carico della Regione, e dei dirigenti dei settori competenti, e di chi ha aperto il contenzioso giudiziario”.
Non solo aggiunge Floris, “se ciò avvenisse anche il consorzio da me presieduto sarà costretto a sua volta a chiedere i danni alla Futuris, avendo noi sottoscritto un contratto di filiera, e avendo investito ingenti risorse economiche inutilmente”.
Una storia che rischia, insomma, di finire nel peggiore di modi, dal punto di vista di Floris, che nella mancata realizzazione dell’impianto continua a vedere “una grande occasione mancata”.
“Il nostro consorzio era pronto a dare lavoro a 80 persone, più oltre 20 direttamente impegnate nel consorzio, in una filiera di approvvigionamento entro un bacino di 70 chilometri, delle 40 mila tonnellate l’anno necessarie ad alimentare la centrale, costituite da legname di pinete vecchie e malate da rinaturalizzare attraverso il diradamento, da scarti dei tagli boschivi, ramaglie e potature, da scarti agricoli, in particolare del sorgo e del mais, e ancora vinacce, e potature urbane – ricorda – Una filiera assolutamente sostenibile, e virtuosa, che avrebbe creato ricchezza diffusa e fatto bene all’ambiente, perché avemmo pulito i boschi, e smaltito scarti vegetali che, in buona parte, vanno a intasare le discariche”.
E tutto questo, conclude Floris amareggiato, per colpa di “un’ostilità ideologica e poco informata, visto che le centrali a biomasse, specie quelle di piccole dimensioni come quella di Bazzano, sono considerate ecologiche e sicure già dai tempi della conferenza di Kyoto, e non c’è nessuna evidenza scientifica che le emissioni possano costituire un rischio per la salute e l’ambiente, come del resto dal punto di vista giuridico ha confermato il Consiglio di Stato, ma anche il Tar che aveva bocciato l’intervento per aspetti tecnici e progettuali, ovvero per un ritardo di notifica dei contratti, e per i locali interrati in zona alluvionale, argomenti poi tra l’altro smontati in secondo grado”.
L’ipotesi dell’azione risarcitoria da parte della Futuris è stata adombrata anche dal direttore generale della Regione Abruzzo, Cristina Gerardis, nella riunione della commissione territorio, preoccupata dal fatto che la sentenza del Consiglio di Stato abbia fortemente indebolito il provvedimento di revoca dell’autorizzazione, impugnato al Tar dalla Futuris.
Come sarà difficile difendere, ha confermato il dirigente dell’avvocatura del Comune dell’Aquila, Domenico De Nardis, il parere negativo di compatibilità urbanistica, che poggia sul piano interrato per lo stoccaggio delle biomasse, previsto dal progetto della centrale, ma vietato in area alluvionale in base alle normative successive.
Ora però la partita per Regione, Comune e comitati rischia di spostarsi su un altro piano, che non sarà è quello di impedire la centrale, ma di scampare un maxi risarcimento da far tremare i polsi.





