L’AQUILA – Un bilancio ingessato da quasi 230 milioni di debiti, con enormi difficoltà a far quadrare i conti.

È questo il documento di previsione per l’anno 2012 che i consiglieri regionali si troveranno ad approvare nella sessione che inizierà oggi, con la seduta del 28 dicembre, dopo il via libera al provvedimento da parte delle commissioni permanenti dell’Emiciclo.

Il pareggio di bilancio è fissato a circa 4,6 miliardi di euro, di cui, in entrata, 1,5 di avanzo di amministrazione, 2,8 provenienti dai tributi, 81 milioni dai contributi dello Stato e dell’Unione europea, circa 100 milioni dalle alienazioni, trasformazione di capitale e riscossione crediti, il resto, 33 milioni, da entrate extratributarie.

Come accade dal 2007, per raggiunti limiti di disponibilità di bilancio, non verranno accesi mutui.

In uscita, invece, la parte del leone la fa la sanità, che assorbe oltre 2,4 miliardi, seguita dai trasporti, quasi 200 milioni, e dagli stipendi del personale, 104 milioni di euro.

Per quanto riguarda i tributi 1,77 miliardi derivano dalla compartecipazione regionale all’Iva, 625 milioni dall’Irap, 189 dall’addizionale Irpef, 156 dal bollo auto, 97 dalle accise su gasolio e benzina, il resto (25 milioni) da tasse, tribuni e addizionali varie.

Le prime tre voci, in gran parte, vanno a finanziare il capitolo destinato alla “promozione e tutela della salute”, cioè il servizio sanitario regionale.

Gli organi istituzionali, i cosiddetti “costi della politica”, pesano sulle tasche degli abruzzesi per circa 27 milioni di euro, ma in essi va compreso anche il funzionamento del Consiglio regionale, che ha autonomia finanziaria e dovrà predisporre un proprio bilancio di previsione.

L’acquisto di beni e servizi (affitti, utenze, generi di consumo e così via) comporta un impegno di 12 milioni e mezzo di euro, poco meno di quanto si spende per il sociale.

Alla cultura e all’istruzione sono dedicati 20 milioni di euro, altrettanti alle opere pubbliche e alla difesa del suolo, protezione civile e ambiente.

Al turismo vanno 9 milioni, uno in più dell’agricoltura, 14 sono assegnati allo sviluppo delle autonomie locali e del federalismo.

Pochi spiccioli, in confronto al resto, per le politiche abitative, per le attività produttive e formazione professionale e lavoro che incassano, rispettivamente, 5,7, 2,7 e un milione di euro.

Fra i debiti fissi da pagare, anche in questo caso, la regina è la sanità: 78 milioni per i mutui assunti dalla Regione per il pareggio di bilancio, 98 per le rate delle cartolarizzazioni, 13 per il rimborso dell’eventuale anticipazione dello Stato per il piano di rientro dai deficit.

Tra le spese consolidate anche 26 milioni per i mutui accesi per vari lavori pubblici effettuati nel passato (metanizzazione, edilizia scolastica, fogne e acquedotti, piani di riqualificazione urbana e altro), i 480 mila euro per il Teatro stabile d’Abruzzo e i 222 mila per l’Accademia dell’Immagine.

I vari capitoli sono abbastanza “blindati” e i consiglieri regionali dovranno faticare non poco per cercare le coperture finanziarie a eventuali modifiche che vorranno apportare al documento predisposto dalla Giunta.

Lo si capisce guardando i loro sguardi affranti per l’Emiciclo di fronte a una situazione che più rigida non si può.

Sono lontani i tempi dell'”assalto alla diligenza” degli anni passati quando, a ogni finanziaria, gli inquilini del Consiglio si spartivano una “torta” da 25-30 milioni di euro da destinare a Comuni, parrocchie e associazioni. (alb.or.)