L’AQUILA – Una notte di scontri e tensioni, quella dell’approvazione del bilancio regionale,   dentro il centrodestra, e non maggioranza e opposizioni, con cui alla fine un accordo lo si è trovato: il presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fdi, la spaccatura ce l’ha in casa, a tre mesi dalle elezioni regionali, in una coalizione, dove sempre meno Lega e Forza Italia sopportano l’atteggiamento da “padre padrone” di Fdi, con il vento in poppa, sondaggi alla mano, e che sempre meno concede agli alleati. Ed è esattamente quello che nelle segrete stanze dell’Emiciclo è avvenuto la notte scorsa, come raccontato ad Abruzzoweb, dalle gole profonde della maggioranza.

Accontentato il centrosinistra, e M5s, soprattutto con i fondi da destinare al ristoro dei danni all’agricoltura, e concedendo parte delle loro proposte, condividendo come al solito il maxiemendamento con fondi a pioggia e a discrezione, il vero problema è stato infatti mettersi d’accordo nel centrodestra, dove leghisti e forzisti si sono visti bocciare dai colleghi di Fdi e di Marsilio, arrivato in serata per gestire la partita in prima persona, una lunga serie di proposte con cui emendare il bilancio, approvato dopo le 3 di notte, e con richieste insistenti di tagli alle singole voci.

A seguire una nota di colore, raccontata a questa testata da un esponente di maggioranza, che chiede anonimato: “stanotte, a un certo punto, pareva la mensa della Caritas. Maggioranza a litigare disordinatamente perché qualcuno aveva preso una seconda fetta di torta e tutta l’opposizione tesa con la manina ad aspettare una briciola. Una roba indecente…”.

Ma è chiaro che nella maggioranza la posta in palio non era, e non è una semplice fetta di torta.

A conferma della crescente tensione, il presidente del Consiglio, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, ha minacciato di non tornare in aula, ancor di più irritato per il fatto che Marsilio aveva convocato la conferenza stampa per illustrare la manovra il giorno seguente, ovvero ieri mattina alle 11.30. Come a dire che la partita si doveva chiudere subito, senza un altro giorno di consiglio e con il tempo per trovare accordi e compromessi. Prendere o lasciare.

“A questo punto approvatevelo da solo il bilancio”, avrebbe sbottato Sospiri, per poi masticare il boccone amaro, e tornare in aula per la volata finale a dirigere l’assise.

Per non dire della Lega, già ai ferri corti per quello che è accaduto nel consiglio ordinario del 27 dicembre, con lo scontro con Fdi e Fi sulla nomina del nuovo difensore civico. I salviniani che pur di imporre il loro candidato, l’avvocato di Montesilvano Anthony Aliano, avevano trovato l’intesa con le opposizioni, disposti a sostenere una alternativa all’avvocato Umberto Di Primio, ex sindaco di Chieti, sostenuto da Fdi e Fi. Alla fine, dopo cinque votazioni c’è stata la fumata nera e la nomina rinviata. Questo perché anche il Carroccio si è spaccato visto che il gruppo ha visto le defezioni dei consiglieri Federica Rompicapo e Fabrizio Montepara, presidente della prima commissione Bilancio, evidentemente avvicinati da autorevoli esponenti del centrodestra.

Non va poi certo dimenticata la parabola discendente della Lega, che all’inizio della legislatura era azionista della maggioranza, con il 27,5% preso alle elezioni del febbraio 2019, risultato che ha consentito di eleggere ben 10 consiglieri e nominare 4 assessori su 6  nella giunta. Poi però la Lega ha subìto poi una emorragia di consiglieri, 5 su 10, andati a Fi e Fdi, più l’assessore Nicola Campitelli, anche lui transitato armi e bagagli in Fdi, ricandidato a marzo, nonostante il diktat caduto nel vuoto del segretario regionale, e sottosegretario all’Agricoltura, Luigi D’Eramo, di non mettere il lista “i voltagabbana”. E l’accusa neanche troppo velata rivolta a Marsilio da parte dei salviniani è quella di essere stato lui il principale regista dell’operazione svuotamento e ridimensionamento della Lega, con cui del resto il presidente, non è mai andato davvero d’accordo.

Ma anche Fi mal tollera l’autoritarismo di Fdi  in maggioranza, e nemmeno la violenza verbale nei confronti della minoranza adoperata da Marsilio, spesso e volentieri, nei suoi interventi in aula, preferendo uno stile più istituzionale e pacato, ovvero senza tacciare gli avversari  di essere “maleducati”, “un asilo nido”, connotati da “bassezza politica, morale e culturale”, come avvenuto nella seduta del 13 dicembre.

Il mantenere compatta e coesa la truppa dietro di sé fino alle regionali non è però l’unico problema per Marsilio, la cui candidatura non è in fondo scontata, come sembra pacifico che sia.

Come ricordato in una nota da Camillo D’Alessandro, presidente regionale Italia Viva, Fratelli d’Italia contesta il basso gradimento del presidente uscente sardo Christian Solinas, e rivendica per se la candidatura del prossimo governatore dell’isola, e Lega potrebbe dunque rimettere tutto in discussione, anche in Abruzzo, visto che se passa il ragionamento di Fdi, la Lega può ribattere che “Marsilio è penultimo dopo Solinas nella classifica per gradimento”, ricorda il renziano. Insomma, la partita nel centrodestra per le candidature delle regionali del 2024 non è chiusa, non solo in Sardegna, ma anche in Abruzzo, Basilicata, Piemonte e Umbria.