L’AQUILA – Tra le città italiane interessate dal voto, L’Aquila è quella più importante: “è nel cuore”.
Per il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, la ricostruzione del capoluogo di Regione, colpito al cuore dal sisma del 2009, è una questione al centro della politica nazionale.
Nella seconda intervista di AbruzzoWeb ai leader nazionali della politica italiana, dopo quella a Lorenzo Cesa dell’Udc, Bersani lancia la volata al ricandidato sindaco, Massimo Cialente, distribuendo bordate al commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, e ai principali concorrenti del primo cittadino uscente alle amministrative del 6 e 7 maggio.
Un Bersani che si dice “dispiaciuto” per la defezione dell’Idv: “si doveva andare avanti tutti uniti, per la necessità della continuità amministrativa”.
Chiodi, invece, è a capo di “un organismo che ingessa i meccanismi, negando, di fatto, ai sindaci di gestire il processo”.
Ne ha anche per gli avversari, Bersani: “la crisi del centrodestra di Silvio Berlusconi è enorme”, mentre il progetto di Giorgio De Matteis è “un minestrone” in cui sono mescolati “i fascisti di CasaPound, l’estrema destra di Storace, ex pidiellini, parti del Terzo polo e i Verdi redivivi”.
Infine, il segretario democrat fa una panoramica della politica italiana, mettendo tra le priorità la riforma della legge elettorale.
Dall’Aquila, per il Pd, è giunta una novità importante: è una delle poche città importanti interessate dal voto amministrativo di maggio in cui un candidato del partito è riuscito ad avere la meglio alle primarie sul nome proposto dalla sinistra dello schieramento. In questo senso il capoluogo d’Abruzzo può rappresentare un banco di prova nazionale, vista anche l’importanza del test elettorale alla luce della tragedia che ha colpito la città e di una ricostruzione sociale, economica e sociale che ancora non decolla?
Assolutamente. In Italia votano 10 milioni di persone, in contemporanea con le elezioni di Francia, Grecia, Germania. Nel cuore, però, c’è L’Aquila, e non solo per dovere o per sentimento ma perché, come ha sostenuto Cialente in tutta questa campagna elettorale, questo è l’unico caso in cui se cambia l’amministrazione, cambia tutto. Tutto. Qui, il problema, è che si gioca la possibilità di una prospettiva vera. Non possiamo sottovalutarlo. Qui siamo a un tornante, si sta passando a un secondo tempo che va assolutamente imbroccato bene. Dev’essere chiaro a tutti. L’Aquila deve essere la testimonianza che il Paese può, sa e deve funzionare. L’Aquila non è un caso fine a se stesso. Vincere all’Aquila, ricostruire la città e la sua economia, rappresenta la vittoria di un Paese. E possiamo ripartire solo dando continuità a questa amministrazione. Solo così.
Il sindaco uscente, Massimo Cialente, ha avuto una legislatura tormentata a causa dei dissidi con alcuni partiti della coalizione, in particolare Rifondazione, Sel e Idv e anche lo stesso Pd. I dipietristi, addirittura, hanno scelto di intraprendere una corsa in solitaria e sono fortemente polemici nei confronti del primo cittadino. La famosa foto di Vasto che raffigurava lei, Nichi Vendola e Antonio Di Pietro insieme e sorridenti è già un ricordo sbiadito?
Sono dispiaciuto, in particolare, per i dipietristi. Si doveva andare avanti tutti uniti, sempre per il discorso di prima, per la necessità della continuità amministrativa. Bisognava lottare insieme, con un’ampia coalizione di centrosinistra, forte, unita, che garantisse alle liste una percentuale tale da far vincere Cialente al primo turno. Hanno avuto anche un assessore in giunta fino a un mese e mezzo fa. Dispiace, davvero. È chiaro che, in questo modo, la foto di Vasto si sbiadisce. Ma esiste sempre il photoshop, a metterci una pezza!
Il governo Monti, che il Pd sostiene insieme a Pdl e Terzo polo, ha incaricato il ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca di seguire da vicino la ricostruzione dell’Aquila, un po’ il ruolo svolto, seppur informalmente, dall’ex sottosegretario Gianni Letta. Qual è l’impegno del suo partito a sostegno dell’esecutivo nazionale nel perseguimento di questo obiettivo?
L’impegno è assolutamente totale. Barca è venuto all’Aquila, ha preso informazioni da entrambe le parti, sindaco e commissario per la ricostruzione, e, dopo un mese, aveva già capito che con il commissariamento non si va da nessuna parte. Un’anomalia, nel vero senso della parola. Come si fa a pensare di ricostruire quando c’è un organo che ingessa i meccanismi della ricostruzione? È una follia che, a tre anni dal sisma, ci sia ancora in piedi un meccanismo che nega, di fatto, ai sindaci di gestire la ricostruzione. Il commissariamento è comunque agli sgoccioli: sono convinto che non appena la gestione della cosa passerà nelle mani dei sindaci, la ricostruzione ingranerà la marcia giusta.
Negli ultimi mesi il livello di conflittualità tra il sindaco e la maggioranza di governo cittadino e il commissario Chiodi è cresciuto in maniera esponenziale. Come pensa debba essere riorganizzata la governance della ricostruzione dopo le elezioni comunali? Quale futuro avrà L’Aquila anche alla luce della crisi economica che attanaglia il Paese?
La governance della ricostruzione deve essere organizzata in modo tale da salvare tutti coloro che hanno finora lavorato con responsabilità e onestà, che si sono dati da fare, che hanno creduto nella rinascita della Città sin dalle prime ore dopo il disastro. Dev’essere una governance giovane, estremamente specializzata. In ogni caso, a giugno il commissario andrà via, i poteri saranno riassegnati agli enti locali, con un potenziamento delle strutture tecniche dei Comuni del cratere.
L’Aquila, ferita dal terremoto, è comunque la città in cui si concentrerà la maggiore spesa pubblica dei prossimi anni. Se lasceranno lavorare Massimo Cialente, il Pd potrà continuare a essere a fianco della città e interverrà concretamente, come ha già fatto nel caso dell’acquisizione del sito ex Flextronics che, voglio ricordare, è stato comprato con i fondi della legge Mancia. Un modo che ritengo esemplare di impiegare i rimborsi ai partiti, anche per il futuro.
La spaccatura del centrodestra, che si è diviso tra il candidato del Pdl, Pierluigi Properzi, e quello di una coalizione ampia formata da centristi, La Destra, scontenti del Pdl, Udc e Udeur, nonché alcune liste civiche, è un segnale che i moderati non sono in grado di trovare una sintesi, tanto a livello nazionale quanto a quello locale?
La crisi del centrodestra di Berlusconi è enorme e riguarda non solo L’Aquila ma anche tante altre città. Non ci rallegriamo del disastro degli altri ma, indubbiamente, questa divisione del centrodestra, motivata da scontri di potere e da un vuoto progettuale, dimostra lo scarso interesse per le sorti dell’Aquila.
Sempre in tema di alleanze, in Abruzzo l’Udc ha fatto squadra con il Pdl in occasione delle provinciali del 2010, vittoriose per il centrodestra, mentre in queste amministrative si è schierato quasi ovunque contro il partito di Angelino Alfano. Dopo l’azzeramento dei vertici della Vela e il nuovo corso voluto da Pier Ferdinando Casini pensate sia possibile istituire un dialogo con i centristi che porti ad un’alleanza stabile? È una coalizione che potreste sperimentare anche in occasione delle prossime elezioni regionali abruzzesi?
Non ci è piaciuta la scelta dell’Udc all’Aquila. Francamente trovo del tutto anomalo questo incontro con i fascisti di CasaPound, l’estrema destra di Storace, ex pidiellini, parti del Terzo polo, i Verdi redivivi. Un minestrone! Una scelta ancora più irragionevole, considerando che il vicesindaco dell’Aquila, Giampaolo Arduini, e altri autorevoli esponenti dell’Udc sono nelle liste a sostegno di Cialente. Il rapporto con Casini è un rapporto importante. Ci saremmo aspettati una scelta diversa. Alle ultime elezioni provinciali, tra l’altro, hanno scelto di stare con il centrodestra, consegnandogli la vittoria al primo turno, e poi sono usciti dalla giunta con una pesante spaccatura interna.
La modifica della legge elettorale attuale è al centro del dibattito parlamentare. Secondo lei si riuscirà, prima della scadenza della legislatura, a portare in approvazione il superamento del “Porcellum”? La riforma del voto e la particolare congiuntura di crisi porteranno a una rivisitazione degli schieramenti politici come li abbiamo conosciuti fino a oggi?
C’è un processo politico in grande evoluzione, il Pd ha una proposta forte per la riforma elettorale, elaborata da un pezzo da 90 come Luciano Violante, una proposta che rompe tutti gli schemi del “Porcellum”. Il Pd ritiene che alle prossime elezioni si debba votare con un sistema che restituisca potere agli elettori e che cambi l’attuale legge elettorale voluta dal governo Berlusconi.
Infine, si voterà il prossimo anno? Il governo e i partiti che lo appoggiano riusciranno a fare le riforme più urgenti in meno di un anno?
Stiamo cercando di arrivare a fine legislatura e di arrivarci bene, facendo approvare le giuste riforme. Il problema non è soltanto cambiare le norme attuali ma cambiarle in senso migliorativo per i nostri cittadini. Il Pd sta lavorando esclusivamente per questo.




