L’AQUILA – “Le dichiarazioni del presidente del consiglio, lo ammetto, mi sconvolgono. Qui c’è ancora tanto da fare. Servono muratori, gru, pale e carriole. Non fucili”. Giustino Parisse (nella foto), giornalista che nel sisma del 6 aprile perse due figli e il padre, ha lasciato questo commento sul blog del sito internet suo giornale, Il Centro, dopo le dichiarazioni del premier Silvio Berlusconi, che ha invitato la Protezione civile a non andare in Abruzzo per scongiurare il rischio di “rappresaglie” dopo i sette avvisi di garanzia notificati alla commissione grandi rischi che si è riunita all’Aquila qualche giorno prima del terremoto in Abruzzo.
“Io, dopo il sisma – scrive il giornalista di Onna – ho incontrato più volte lui, il capo della Protezione civile Bertolaso, decine e decine di volontari che sono venuti ad aiutarci. Ho parlato in questi mesi con molti parenti delle vittime e mai nessuno di loro ha espresso parole minacciose nei confronti di chicchessia. Si continua a confondere una richiesta di chiarezza su quello che accadde nel corso della riunione della Commissione grandi rischi il 31 marzo del 2009 con il ruolo della Protezione civile dopo il terremoto. Un ruolo che può essere certo criticato ma da questo a pensare che qui c’è gente pronta a sparare per vendicarsi è qualcosa che mi lascia senza parole”.
“Non ho mai usato toni forti – conclude Parisse – anzi, se l’ho fatto l’ho fatto contro me stesso forse per esorcizzare i miei tanti sensi di colpa per la morte dei miei figli. Un dolore immenso che aumenta ogni giorno di più. Caro presidente del Consiglio, le sue parole fanno male. Spero che, come le capita spesso, arrivi presto una smentita. Dia magari la colpa ancora ai giornalisti che hanno capito male. E poi venga all’Aquila senza problemi”.



