BARETE – “Sono soddisfatto del risultato anche se, sono costretto a constatare, adesso Barete è divisa a metà”.

È il commento a freddo di Claudio Gregori, candidato a sindaco con la lista Uniti per Barete, che ha raccolto il 45,05% di consensi alle amministrative dello scorso 10 giugno, un risultato non sufficiente a battere Leonardo Gattuso che, con la lista Baretiamo, ha raggiunto il 54,50%, confermandosi sindaco al terzo mandato consecutivo.

Solo due voti, pari allo 0,43%, invece, per la lista Uniti con voi, guidata da Moreno Pignatelli.

Uno scontro elettorale acceso, a volte molto duro, quello del paese aquilano di Barete, che conta poco più di 700 abitanti, come più volte lamentato dai principali sfidanti.

Polemiche che non si sono placate neanche ad urne chiuse in virtù, soprattutto, dei rapporti che in passato hanno legato i due.

Gregori, infatti, durante i mandati di Gattuso è stato per i primi 5 anni assessore e per gli altri 5 vice sindaco, fino ad arrivare a consegnare le dimissioni. Una scelta lungamente criticata, anche in queste ore, dal rieletto sindaco che, in un’intervista al Capoluogo ha dichiarato: “Non è stata una bella vicenda, poteva essere gestita meglio dall’ex vicesindaco, poteva agire diversamente: non si possono passare 5 anni da assessore e altri 5 da vicesindaco senza contestare nulla e poi arrivare alle elezioni per fare quello strappo. D’altra parte evidentemente non è stato capito nemmeno dall’elettorato. Purtroppo la campagna elettorale si è inasprita, ma non per colpa mia. Sono stato attaccato e mi sono limitato a rispondere”.

Ma questo “strappo”, come spiega Gregori, è stato dettato dai troppi episodi che si sono accumulati nel corso degli anni, che hanno portato ad un’insanabile distanza di vedute.

“Il sindaco non è la stessa persona che ho conosciuto anni fa e, se in un primo momento ho cercato per il bene del paese di soprassedere sulla gestione amministrativa – spiega Gregori -, mi sono infine sentito obbligato a scendere in campo per rappresentare una valida alternativa ai vecchi sistemi della politica. Quando ci accusano di essere dei ‘traditori’, riferendosi anche agli altri candidati nella mia lista, in particolare a Raffaella Curtacci e Giuseppe Chiaravalle, rispondiamo che in realtà siamo noi a sentirci traditi”.

“Posso affermare, dal mio canto, di non essere attaccato alla poltrona e non so se il sindaco possa dire lo stesso. Il nostro progetto non ha mai previsto canali privilegiati per figli e figliastri ma un disegno chiaro che riuscisse finalmente a riunire Barete, ed è proprio con questo fine che ho deciso di candidarmi. I cittadini devono essere tutti uguali, invece il timore è che si prosegua con azioni che portino ad incrementare le divisioni, come accaduto in questi anni. Un ulteriore motivo che mi ha portato ad allontanarmi dalle scelte dell’amministrazione”.

“Mi lasciano poi perplesso le recenti dichiarazioni del sindaco, nelle quali mi accusa di essere stato appoggiato da politici in questa campagna elettorale. Ma io faccio politica, non devo vergognarmi di questo. Piuttosto mi preoccuperei, al posto dei cittadini, di chi è appoggiato da altre ‘forze’ che regolano l’economia del paese”.

“Questa campagna elettorale ha rappresentato un chiaro esempio del clima che si è instaurato in questi anni. È stata messa in moto una macchina del fango senza precedenti. L’unica cosa che posso auspicare – conclude Gregori – è che da oggi finiscano questi personalismi e che si cominci sul serio a lavorare per Barete, ma per tutti i cittadini senza emarginare nessuno”.