L’AQUILA – Si allungano i tempi per l’apertura del primo sportello della costituenda Banca dell’Aquila, l’istituto a composizione tutta del capoluogo che ormai da anni sta provando a spiccare il volo.
A maggio scorso era stato annunciato “entro 2 mesi” lo sblocco della situazione, ferma a causa del 30% di versamenti mancanti da parte dei 1.301 soci che hanno sottoscritto le azioni per andare a comporre il capitale iniziale, con 1,2 milioni di euro assenti alla causa.
Una situazione che paralizza l’iter per la costituzione della società, che prevede la raccolta del capitale sociale di 4 milioni, aumentarlo a 5 milioni in base alle disposizioni della Banca d’Italia e chiedere l’autorizzazione a esercitare l’attività bancaria.
Lunedì prossimo, 29 settembre, è stata fissata l’assemblea dei soci, nel corso della quale, come spiega ad AbruzzoWeb Matteo Gizzi del comitato promotore, “emergeranno importantissime novità”. Ma più di questo non aggiunge, neanche sulla situazione dei versamenti e un eventuale sblocco.
Prima di una settimana, bocche cucite anche da parte del presidente del comitato promotore, l’avvocato Roberto Madama, che rimanda ulteriori informazioni a dopo la riunione, annunciando comunque “nuovi nomi”, lasciando intendere che potrebbero esserci cambiamenti nella governance.
A oggi, comunque, la situazione in cui si trova la Banca dell’Aquila è di ritardo rispetto alle tempistiche annunciate.
Circostanza che concorre, di fatto, a lasciare il capoluogo senza una ‘banca della città’, soprattutto dopo la decisione della Bper, che nel 2013 ha assorbito l’aquilana Carispaq, istituto che aveva 150 anni di storia, di collocare la sede della nuova direzione territoriale adriatica a Lanciano (Chieti) e non nel capoluogo.
Pur avendo sempre assicurato di non aver intenzione di giocare nello stesso campo della storica Carispaq, il nascente istituto di credito si è posto, fin dalla sua presentazione, come banca del territorio che avrebbe reinvestito nell’Aquilano i suoi utili.
Tra una settimana, forse, si saprà qualcosa di più anche rispetto a eventuali nuovi soci, visto che tra quelli ‘ritardatari’ circa il 2% dovrà essere sostituito dopo aver perso i requisiti richiesti.






