L’AQUILA – Non ci saranno apparentamenti tecnici da parte dei due candidati sindaco al ballottaggio alle elezioni dell’aquila: quello del centrosinistra, Americo Di Benedetto, e quello di centrodestra, Pierluigi Biondi, mentre sembra cadere nel vuoto l’appello di quest’ultimo a chiunque sia alternativo al centrosinistra ad appoggiarlo al ballottaggi.
Non ci saranno indicazioni di voto e, per questo, dovrà essere bravo il candidato del centrodestra, e i suoi candidati eletti e non a ricasco, ad andare a intercettare quante più persone sarà loro possibile.
L’apparentamento, o meglio, il collegamento con ulteriori liste che entrano nella maggioranza, comporta una nuova ripartizione dei seggi e costringerebbe coalizioni già folte a stringersi ancora un po’, quindi viene spesso escluso a prescindere e sta cadendo in disuso in tutta Italia, tanto che anche nel caso aquilano le decisioni sono state prese con largo anticipo rispetto alla scadenza teorica di sabato prossimo.
Diverso l’accordo politico, da contrattare con profferta di posti anche sottobanco, sicuramente più versatile e che lascia il manico del coltello dalla parte del ballottante, ma dà anche meno garanzie sull’effettiva trasformazione dell’appoggio sbandierato in voti veri e propri al secondo turno.
“Non ci apparentiamo e, anche volendo, non spostiamo pacchetti di voto, pensare di indirizzarlo è difficilissimo”, taglia corto Carla Cimoroni della coalizione L’Aquila chiama, con cui entrerà in Consiglio come candidato sindaco non eletto, declinando l’invito di Biondi.
“Il Movimento 5 stelle non fa alleanze elettorali, c’è un patto e programma con i cittadini e poi ognuno farà quello che ritiene in coscienza”, dice Fabrizio Righetti, primo grillino della storia eletto nel capoluogo.
“Venerdì faremo un incontro pubblico dove si parlerà anche del da farsi, ma al momento l’indicazione nazionale è di non fare apparentamenti, comunque ascolteremo tutti – si aggiunge Claudia Pagliariccio di Casapound – Sicuramente non chiederemo di votare Di Benedetto”.
Qui vanno registrati, peraltro, anche i rapporti a dir poco tesi con Biondi, che era candidato in pectore di Casapound, poi lasciata dopo il veto a fare alleanze che strideva con il progetto biondiano, poi andato in porto, di aggregare forze fino ad approdare alla riunificazione del centrodestra dopo 15 anni.
A questo punto l’unico che potrebbe valutare di offrire un pacchetto di voti, peraltro non foltissimo, al centrodestra è Giancarlo Silveri di Riscatto popolare, che a lungo ha sperato, incoraggiato da esponenti della coalizione, di poter essere lui il pacificatore di una coalizione per mesi divisa e litigiosa, per poi ritrovarsi da solo e decidere di andare avanti per una questione di principio. Stasera, in una riunione con il fidato Enzo Lombardi e gli altri del gruppo, deciderà che cosa fare.
E andando nel campo del centrosinistra, cui a Biondi poco potrebbe interessare, comunque anche dalla coalizione L’Aquila polis non arriva alcun consiglio.
Nicola Trifuoggi tace da giorni, ma a caldo ha dichiarato “conclusa” la sua carriera politica e con un sms conferma ad AbruzzoWeb: “Nessun commento né indicazioni di voto. Ciascuno è libero di fare ciò che vuole”.






