SAN SALVO – Rubin Talaban, l’albanese ritenuto dall’accusa l’uomo che ha sfigurato il volto dell’avvocatessa urbinate, Lucia Annibali, è da ieri mattina rinchiuso nel carcere di Vasto, dopo un’operazione congiunta dei carabinieri dei comandi provinciali di Pesaro e Chieti.
Lo hanno catturato in un appartamento di San Salvo Marina. Secondo quanto si apprende, l’uomo era in procinto di partire per l’Albania.
Di Taleban i carabinieri di Pesaro, guidati dal colonnello Giuseppe Donnarumma, sapevano tutto: anche della fitta rete di complici su cui poteva contare per lasciare l’Italia.
Ai militari è bastato monitorare alcuni gruppi di suoi concittadini, capaci di organizzare espatri clandestini e molto inseriti nel tessuto criminale italiano, e attendere che si presentasse a chiedere aiuto.
Nei giorni di latitanza, il pregiudicato albanese si era fatto crescere la barba per nascondere il neo che ha sul viso e che lo avrebbe reso facilmente riconoscibile ai controlli di frontiera.
Il piano di fuga sarebbe dovuto scattare ieri, in occasione della festività del primo Maggio da San Salvo Marina, mescolato insieme ad altri passeggeri all’interno di un furgone diretto verso l’Est Europa.
Prima tappa a Trieste, approfittando del confine aperto, e poi in direzione sud, verso la Slovenia e poi la costa dalmata e montenegrina, con destinazione finale Scutari, la sua città natale.
l blitz dei carabinieri è scattato alle 3 della notte tra martedì e mercoledì: in 40 hanno circondato l’appartamento nel quale Taleban si nascondeva con due suoi complici, anche loro albanesi.
L’uomo non era armato, ma ha cercato ugualmente di sottrarsi all’arresto, cercando di fuggire da una finestra: è stato preso e portato in caserma.
Ai militari non ha detto nulla e dopo le formalità di rito è stato rinchiuso nel carcere di Vasto, a disposizione dell’autorita’ giudiziaria di Pesaro.
L’attenzione degli inquirenti si è subito rivolta a una lesione al collo, anche questa nascosta dalla barba: è oggetto di esame per verificare la compatibilità con l’acido solforico utilizzato per aggredire Lucia Annibali e che, durante la concitazione dell’aggressione, sarebbe schizzato anche addosso al suo aggressore.
Insieme a colui che è ritenuto l’aggressore dell’avvocatessa Lucia Annibali, sono finiti in carcere, con l’accusa di favoreggiamento, i fratelli Arvid Spahija, 22 anni, e Arlind Spahija, 20 anni, entrambi albanesi nativi di Scutari e pregiudicati.
Ma gli inquirenti hanno un forte interesse investigativo a delineare la posizione di una o più persone che possono aver avuto un ruolo in questa vicenda, che è iniziata ben prima della sera del 16 aprile scorso, quando l’avvocatessa è stata sfigurata al volto sulla porta della sua casa di Pesaro.
RUNIN “IL FREDDO”: LESIONI GRAVISSIME, L’ACCUSA POTREBBE ESSERE TENTATO OMICIDIO
Rubin Taleban, trentunenne albanese di Scutari, è soprannominato il ‘gelido’ per la sua freddezza. Appena i carabinieri lo hanno catturato, a conclusione del blitz di ieri notte a San Salvo Marina (Chieti) l’albanese, secondo quanto si apprende, si è chiuso nel più assoluto mutismo.
I reati di cui è accusato sono: lesioni personali pluriaggravate gravissime in concorso anche se, sempre secondo quanto si apprende, il profilo dell’accusa sia per Taleban che per Varani, potrebbe cambiare in conseguenza ai risultati degli esami effettuati nei giorni scorsi dal Ris di Roma, che a Pesaro hanno repertato le automobili di Varani e della Annibali, come anche l’appartamento dell’avvocatessa, per verificare la concentrazione di acido solforico utilizzato per l’aggressione.
Al momento non è certo che si tratti di vetriolo, ma le lesioni provocate sul volto della donna sono così gravi che gli inquirenti potrebbero valutare il profilarsi dell’accusa di tentato omicidio.
Tra le ipotesi precendenti l’aggressione, la scientifica dell’Arma sta inoltre effettuando una serie di esami tecnici su alcune tubature per scoprire se la fuga di gas, che si verificò in casa di Lucia Annibali nel febbraio scorso, poi riparata da un tecnico, possa essere stata causata da un sabotaggio dell’impianto.




