AVEZZANO – È morto a 90 anni Natalino Irti, tra i più autorevoli giuristi italiani del secondo Novecento e una delle voci più influenti del diritto civile contemporaneo. Originario di Avezzano, in Abruzzo, professore ordinario dal 1968, accademico dei Lincei, presidente emerito dell’Istituto italiano per gli studi storici e a lungo docente all’Università di Roma La Sapienza, Irti ha attraversato università, istituzioni, grandi imprese pubbliche e professione forense con un ruolo di primo piano nel dibattito giuridico nazionale.
Allievo di Emilio Betti, Irti ha insegnato nelle università di Sassari, Parma, Perugia e Torino. Nel 1977 è stato chiamato alla facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, dove ha insegnato istituzioni di diritto privato, diritto civile e teoria generale del diritto, contribuendo alla formazione di generazioni di studiosi, magistrati, avvocati e operatori del diritto.
Il suo nome resta legato soprattutto a “L’età della decodificazione”, opera con cui ha interpretato la progressiva perdita di centralità del codice civile e la nascita di sottosistemi normativi autonomi, governati da logiche e principi propri. Una riflessione che ha segnato in profondità il modo di leggere il diritto privato nell’Italia contemporanea, aprendo un confronto sul ruolo della dottrina, sulla certezza del diritto e sul rapporto tra codici, leggi speciali, economia e potere politico.
Scrive il sindaco di Avezzano Gianni Di Pangrazio.
“Con profonda commozione la città di Avezzano apprende la notizia della scomparsa del professor Natalino Irti, uno dei più grandi giuristi italiani del nostro tempo, maestro del diritto, intellettuale raffinato e cittadino onorario della nostra comunità. Ricordo con emozione la cerimonia con cui, nel 2016, il Consiglio comunale di Avezzano gli conferì all’unanimità la cittadinanza onoraria. Fu una giornata intensa, carica di affetto e riconoscenza, durante la quale il professor Irti accolse quell’onorificenza come il più prezioso dei riconoscimenti, perché espressione del legame con la propria terra e con la propria gente”.
In quell’occasione pronunciò parole che oggi risuonano ancora più profonde e significative. Parlando della sua Avezzano e delle sue radici marsicane, disse che quel riconoscimento apparteneva anche ai “lavoratori, ai contadini e agli operai”, quasi a voler condividere con l’intera comunità un onore che sentiva non solo suo, ma di un popolo intero. Rivendicò con orgoglio l’appartenenza a questa terra, ricordando il suo liceo, gli affetti familiari, le amicizie e quei luoghi che, come egli stesso affermò, continuano ad abitare il cuore anche quando la vita conduce lontano. Avezzano perde oggi una figura straordinaria che ha dato lustro all’Abruzzo e all’Italia, un uomo che ha saputo unire l’altissimo sapere giuridico a una profonda sensibilità umana. Le sue opere e il suo insegnamento resteranno un patrimonio per generazioni di studiosi. A nome dell’Amministrazione comunale e dell’intera città di Avezzano esprimo il più sincero cordoglio ai familiari, agli amici, agli allievi e a quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo e apprezzarne le straordinarie qualità umane e professionali”





