AVEZZANO – Nella corsa alla poltrona di sindaco di Avezzano (L’Aquila) le indecisioni di Antonio Milo e del centrodestra rischiano di spianare la strada a Gianni Di Pangrazio, dirigente della Provincia corteggiato dal Terzo polo ma che in prospettiva potrebbe godere anche dei favori del centrosinistra.

La candidatura dell’avvocato Milo, legale di fiducia del coordinatore regionale del Pdl, il senatore Filippo Piccone, non è stata ancora ufficializzata, benché il leader abruzzese pidiellino lo abbia già “benedetto” di fronte allo stato maggiore del partito come candidato del centrodestra a fine gennaio.

La conferenza stampa di presentazione, originariamente prevista per il 4 febbraio, prima è stata rinviata per la neve e poi non è stata più riconvocata.

Dietro l’attendismo di Piccone ci sarebbero le perplessità espresse strada facendo da Milo, che non è più così sicuro di voler scendere in pista.

Un bel guaio per il centrodestra che, in questo modo, rischia di vedersi togliere da sotto il naso il Comune che governa da dieci anni, da quando il medico Antonio Floris, ex Alleanza nazionale, si è insediato nel municipio.

A pesare anche i mal di pancia di alcuni amministratori locali che avevano richiesto le primarie per selezionare il candidato primo cittadino.

Un metodo che Piccone ha accettato per altre realtà, vedi Ortona (Chieti), dove le primarie sono state definite “utili non solo per scegliere democraticamente il candidato sindaco, ma anche per ridare slancio ed entusiasmo alla base del partito”, ma non per Avezzano, dove contava di far valere la sua influenza tramite una investitura diretta.

In attesa che Milo finisca di sfogliare la margherita, quindi, il Pdl deve studiare una “exit strategy” e iniziare a pensare a una figura alternativa. Potrebbero tornare in voga i nomi del vice sindaco, Iride Cosimati, o degli assessori Lorenzo De Cesare e Luca Dominici oppure quello del capogruppo del Pdl-Nuova alleanza, Alfredo Iacone, i quali non hanno fatto mistero di essere interessati alla partita.

Scegliere un politico a tutto tondo, però, andrebbe in contraddizione con quanto detto da Piccone ai dirigenti e agli eletti del Pdl, e cioè che, nonostante il buon governo di Floris, ad Avezzano ci sarebbe bisogno di un candidato proveniente dalla società civile e in grado di lanciare un segnale di rottura agli elettori.

Dall’altro lato, intanto, Di Pangrazio sta scaldando i motori. Il potente dirigente pubblico gode di amicizie trasversali (è stato direttore generale dell’ente sia con il centrodestra dell’ex presidente Palmiero Susi sia con il successore Stefania Pezzopane, del centrosinistra) e potrebbe far leva su questo apprezzamento bipartisan.

Per il momento il suo nome è stato avanzato dalla quasi totalità del Terzo polo, Api, Fli e Udc, che lo ha invitato a rompere gli indugi e a candidarsi.

Di Pangrazio potrebbe godere dell’appoggio anche del centrosinistra, visto che suo fratello Giuseppe è consigliere regionale del Partito democratico.

Una candidatura ritenuta temibile dal Pdl, tanto che diversi mesi fa Piccone aveva pensato di “neutralizzarla” proponendo il nome di Di Pangrazio come manager della Asl della provincia dell’Aquila in sostituzione di Giancarlo Silveri, all’epoca destinato a fare il candidato sindaco dell’Aquila dopo un giro di qualche mese nella Giunta regionale di Gianni Chiodi.

Un “tetris” che non andò in porto per una serie di motivi, tra cui quello che Silveri era a rischio ineleggibilità al Comune a causa dell’incarico ricoperto nell’azienda sanitaria locale.