L’AQUILA – Un docente di scuola primaria ha avuto ragione dopo ben quattro gradi di giudizio al Tribulane di Avezzano, nel  vedersi riconosciuto il diritto di assistere lo zio con grave disabilità nel Comune di residenza, in qualità di amministratore di sostegno.

A renderlo noto l’avvocato Salvatore Braghini della Gilda Insegnanti.

La vicenda nasce nel 2021, quando il docente chiede il trasferimento interprovinciale da Teramo a L’Aquila che gli è stata però negata. Grazie a questa sentenza, il docente ottiene ora il trasferimento nel Comune di assistenza con decorrenza dal 1° settembre 2021 e ciò gli garantisce anche 14 punti di continuità didattica e una maggiore anzianità di servizio, proteggendolo dal rischio di diventare “perdente posto” in futuro.

“Questa decisione – commenta Braghini – critica severamente il comportamento del Ministero, che ha cambiato strategia difensiva più volte pur di non concedere il diritto. L’auspicio è che questo precedente apra la strada a un sistema più equo, dove la solidarietà familiare non sia più un ostacolo alla carriera, ma un valore da proteggere”.

LA NOTA DI BRAGHINI

La vicenda nasce nel 2021, quando il docente chiede il trasferimento interprovinciale da Teramo a L’Aquila. Da lì inizia un percorso a ostacoli causato dalle resistenze del Ministero:

Fase 1 (Il Blocco):l’amministrazione nega il trasferimento invocando il “vincolo quinquennale” (l’obbligo di restare 5 anni sulla stessa sede). Il docente vince un primo ricorso d’urgenza a Teramo, che afferma il suo diritto a partecipare alla mobilità in deroga ai vincoli.

Fase 2 (Il Reclamo):il Ministero non si arrende e impugna la decisione, ma il Tribunale di Teramo conferma nuovamente le ragioni del docente.

Fase 3 (L’Esecuzione Parziale):nonostante le sentenze, l’amministrazione concede solo un’assegnazione provvisoria annuale, negando la stabilità del trasferimento definitivo. Il docente è costretto a un nuovo ricorso nel merito.

Fase 4 (Il Traguardo):dopo un passaggio di competenza territoriale, il caso arriva al Tribunale di Avezzano. Qui, il Giudice del Lavoro, il giovanissimo Dr. Simone Petrilli,  non solo dà ragione al docente, ma scrive una sentenza che è un manifesto dei diritti dei caregiver.

La sentenza del Tribunale di Avezzano scardina alcuni dogmi della burocrazia scolastica attraverso quattro punti chiave:

La mobilità viene prima delle assunzioni: il Giudice ha dichiarato nullo l’accordo (CCNI) che riservava posti ai nuovi immessi in ruolo a scapito di chi chiede il trasferimento per motivi di salute o assistenza; la legge primaria stabilisce che la mobilità deve essere completata su tutti i posti disponibili prima di assumere nuovi docenti.

L’Amministratore di sostegno è un tutore legale: è stata annullata la norma del contratto collettivo che escludeva l’amministratore di sostegno dalle precedenze previste dalla Legge 104/92, limitandola alla figura del “tutore”; per il Giudice, discriminare questa figura è “arbitrario e irragionevole”.

Il legame zio-nipote è famiglia: superando le interpretazioni fredde e restrittive, la sentenza riconosce che il legame tra zio e nipote, se basato su una convivenza e una cura effettiva, è protetto dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).

L’accomodamento ragionevole:il datore di lavoro (il Ministero) ha l’obbligo di adottare soluzioni che permettano al caregiverdi conciliare lavoro e assistenza, a meno che questo non crei un onere sproporzionato per l’amministrazione.

In un passaggio di rara bellezza giuridica il Giudice spiega che le leggi non sono gusci vuoti, ma devono essere animate dai valori della società”.

La sentenza cita infatti il valore della pietas, quella che spinse Enea a caricarsi sulle spalle il vecchio padre Anchise per salvarlo dalle fiamme di Troia. E per il legale non si tratta di un mero esercizio letterario, ma l’ancoraggio valoriale della decisione: il diritto esiste “a causa degli uomini” (omne ius hominum causa constitutum est).

Del resto questo sentimento di amore e cura gratuita è il seme che ha dato vita agli articoli 2 e 3 della nostra Costituzione. La nostra Carta fondamentale “sogna un uomo solidale, che si prenda cura delle fragilità insieme alla comunità cui appartiene”.