AVEZZANO – Troppo spesso, dopo anni di duro lavoro, come egli stesso ha raccontato, ci si ritrova a essere vittime di una crisi che spazza via non solo quella parvenza di sicurezza economica conquistata a fatica ma anche la propria famiglia, la più preziosa delle ricchezze.

Quella di Giovanni Monti, un uomo di Avezzano (L’Aquila) che compirà 45 anni il prossimo 29 marzo, è una delle tante e tristi storie italiane.

Ogni giorno lotta per la sopravvivenza: non ha una casa, ma vive nella sua auto da circa un anno, non può permettersi regali o alimenti per i suoi due figli di 12 e 17 anni che, ora come non mai, risentono della terribile situazione che investe la loro famiglia piegata in due e che crea loro problemi anche a scuola.

Una situazione di precarietà assoluta, quella di quest’uomo lasciato solo anche dalle istituzioni: non ha nessuno dalla sua parte ad aiutarlo, neanche i suoi familiari, ed è forse proprio l’indifferenza ad addolorarlo maggiormente.

 Le notti d’inverno poi, per chi come lui è costretto a fare i conti con il gelo sono davvero interminabili all’interno di quella piccola e scomoda utilitaria che gli dà asilo, riempita in modo confusionario con i pochi beni di prima necessità che tiene con sé. AbruzzoWeb ha voluto parlarci per tenere accesi i riflettori sul suo caso.

Giovanni, qual è il dramma che sta vivendo ora?

Sto vivendo una situazione molto particolare purtroppo, riassumibile in poche parole: sono 2 anni che ho perso il lavoro e da uno praticamente dormo in macchina perché non ho più niente.

Qual era il suo lavoro prima di trovarsi in questa brutta realtà?

Lavoravo nel campo dell’edilizia; fino al 2011 le cose andavano bene nella mia vita, anche nel lavoro non c’era motivo di lamentarsi, poi di colpo nel 2012 è arrivato lo stato di disoccupazione. Ho recepito la disoccupazione fino al mese di settembre, poi più nulla.

Quando ha iniziato a vivere in macchina?

Esattamente il dicembre dopo la fine del sussidio di disoccupazione ho avuto lo sfratto esecutivo e, non sapendo che cosa fare e dove andare, ho iniziato a vivere in macchina; nonostante abbia anche due bambini nessuno si è preoccupato della mia situazione.

Le istituzioni le hanno dato una mano?

Il Comune non mi ha dato una mano a risolvere i miei problemi, basti pensare che una casa non ce l’ho ancora. Mi ha messo nella struttura della casa di riposo per 2 mesi. Sono entrato il 30 novembre, il 31 gennaio sono stato cacciato fuori perché sostenevano fosse un costo eccessivo la mia permanenza lì dentro. Non mi danno contributi o sussidi, niente.

La sua famiglia risente di questa situazione?

Certo, soprattutto i miei figli. Ho un ragazzo che studia al ‘Sacro Cuore’ di Avezzano e ha 17 anni, l’altro studia a Canistro e ne ha 12, stanno avendo problemi a scuola probabilmente a causa di tutti questi fatti. Mia moglie poi, non sta bene; non posso neanche stare vicino ai miei figli perché mi devo guardare in giro per vedere se trovo qualche lavoretto.

Che rapporti ha ora con la sua famiglia?

Sono sincero: mi sono separato da mia moglie anche a causa di problemi di coppia. La situazione nella mia famiglia d’origine non è semplice, quindi sono completamente solo e devo andare avanti con le mie forze.

I suoi figli le danno forza?

Sì, i miei figli mi danno forza come possono, ma non me la sento di fargli pesare la situazione infatti non sanno proprio tutto. Ma vedo che nonostante tutto sono contenti di passare un po’ di tempo con il loro papà.

La comunità di Avezzano, fatta comunque di persone con i propri problemi, l’aiuta?

Si, devo dire che proprio la gente comune mi aiuta. Io mi vergogno, ma purtroppo per mangiare qualcosa devo chiedere l’elemosina, la disperazione mi ha portato a fare questo. Anzi, le dico di più: a volte vorrei andare a rubare, ma non me la sento. Sarebbe una grande vergogna per i miei figli. Ma anch’io ho qualche piccola spesa come il cibo per esempio, infatti quando non trovo nulla non mangio.

Ha trovato qualche lavoretto anche solo per tamponare la situazione?

No non c’è niente. Solo ultimamente sono stato contattato per un’offerta a Chieti, ma con la situazione che vivo non è semplice spostarmi: ho deciso di trovare qualche spicciolo, però, anche impegnando qualche oggetto, vorrei andarci.

Come trascorre le sue giornate?

M’impegno a cercare qualche lavoretto, anche per pochi spiccioli: è assurdo ma per me pure 10 euro sono tanti. Poi quando è possibile vado a mangiare alla Caritas e purtroppo passo le giornate a riflettere sul fatto che le persone povere sono aumentate. Oggi i poveri sono troppi.

Vuole fare un piccolo appello?

Sì: aiutatemi. Ho bisogno di trovare almeno un lavoro che mi permetta di assicurarmi un pasto al giorno, ora come ora posso vivere solo di elemosina.