Riceviamo e pubblichiamo da Angelo Orlando, ex parlamentare ed ex consigliere regionale abruzzese.
L’” affaire autonomia differenziata”, con l’avvento del Governo Meloni e con la strategia del ministro Roberto Calderoli, vive una doppia dimensione.
La prima, quella “comunicata”, è quella che vive di dibattito mediatico, fatta di contrapposizioni più o meno scontate, dibattito che coinvolge e appassiona tutte regioni, con la non entusiasmante eccezione dell’Abruzzo, unica regione assolutamente non attratta da “insani desideri di intesa” con il Governo centrale, con una maggioranza, granitica, almeno su questo, e finalisticamente arroccata dietro lo scudo dell’avvento, annunciato dal Presidente, di un fondo perequativo che, sulla base dei dati della finanza pubblica, più che realistico appare quantomeno fantomatico e, con un’opposizione troppo impegnata alla ricerca di un’identità.
La seconda dimensione, quella reale, è quella nascosta nei meandri del Senato della Repubblica, un mondo parallelo e sotterraneo, impegnato nella faticosa ricerca di un approdo scelto e disegnato al di fuori delle sacre aule di Commissione, autentica negazione, questa del ruolo del Parlamento.
In verità, una prima, triste, conferma di questa rinuncia al ruolo si è avuta quando, con l’approvazione, on gli occhi chiusi dei commi 791-801 della Finanziaria 2023, il Ministro ha colto il suo primo, fondamentale, obiettivo, la definizione in tempi strettissimi del processo di approvazione dei LEP, approvazione che consentirà una strada in discesa alla realizzazione dei sogni delle regioni “ricche”!
Il dibattito mediatico, quello che cittadini “vedono”è, quindi, altro rispetto alle 1048 pagine del dossier che racconta l’iter parlamentare del disegno di legge Calderoli, è altro anche rispetto ai 350 fogli che sarebbero necessari per stampare emendamenti più o meno “ accademici” ( gli , eventuali, emendamenti da approvare si scrivono altrove!).
Ecco, ora, che cosa “vedono” e cosa “non vedono” gli italiani!
Scrive il Il Messaggero” il 17 agosto: “L’autonomia differenziata, chiesta da Veneto e Lombardia mette a rischio i conti pubblici… stavolta a metterlo nero su bianco sono sono gli stessi “saggi” nominati dal Ministro degli Affari Regionali Roberto Calderoli nel cosiddetto Comitato Clep, l’organismo presieduto dal giurista Sabino Cassese e che “assiste” il governo nel percorso che dovrebbe portare all’autonomia differenziata chiesta delle ricche regioni del Nord. Nei giorni scorsi, dopo pressanti richieste del Parlamento, il Comitato ha trasmesso alla Commissione Affari Costituzionali del Senato tutta la documentazione con le riflessioni e le conclusioni del lavoro dei nove sottogruppi nei quali i 56 esperti nominati dal governo sono stati divisi”.
Una prima, obbligata, osservazione. Il documento al quale si fa riferimento non è consultabile sul sito ufficiale del Senato, neppure su quello della Commissione Affari Costituzionali, alla voce “ Documenti acquisiti”.
Ricordato che per ben due volte la richiesta di audizione del Presidente del Comitato Clip, prof. Cassese non era stata soddisfatta, poiché nel documento ci si occupa di valutazione riferita ai conti pubblici e, quindi, strettamente connessa all’art. 81 della Costituzione, quello che al comma 1 recita: “Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico”, è di tutta evidenza che il destinatario naturale e obbligato di questa documentazione non può esser la Commissione Affari Costituzionali, bensì la quinta Commissione, la Commissione Bilancio, che, in sede consultiva, obbligatoriamente, ha competenza sul parere finanziario al ddl Calderoli.
Per amore di verità e per la cronaca , i componenti della Commissione Affari Costituzionali hanno avuto, da maggio, a disposizione ben 66 documenti, dopo le audizioni di esperti di ogni genere, e, tra questi, il documento della Banca d’Italia, due documenti del Sose, due documenti dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, il secondo redatto addirittura per risolvere i dubbi dei commissari, documento decisamente esaustivo, esplicito e chiarificatore..
Ma torniamo alla conclusione dell’articolo: “… Insomma, il meccanismo finanziario posto a base dell’autonomia differenziata chiesta dalle regioni del Nord non funziona. E per questo, conclude il sottogruppo, “bisognerà assicurare la minimizzazione ed efficace gestione di rischi per la finanza pubblica e fare in modo che, sia nel breve periodo che nel lungo periodo, tutte le amministrazioni contribuiscano per la parte che loro compete a raggiungimento degli obiettivi di bilancio stabiliti dalla politica economica nazionale nel suo complesso”
Chissà se i “saggi” hanno letto la sentenza 124/2023 della Corte Costituzionale che ha deciso il contenzioso tra Stato e Friuli Venezia Giulia- RSS, regione a statuto speciale, a proposito degli articoli 81 e 117 della Costituzione, dichiarando “ non fondate le questioni di legittimità costituzionale” sollevate dal Presidente del Consiglio- nel 2022- sugli articoli 126 e 128 – materia sanitaria- della l.r.8/2022 .
Ora, l’autorevolezza di questa documentazione discende direttamente dall’autorevolezza dei firmatari, dal Ragioniere Generale Mazzotta al Governatore uscente di Bankitalia Ignazio Visco.
Acclarato quindi che l’indirizzo è sbagliato, qual è l’aspetto folle, paradossale, della vicenda?
Il fatto che, per quanta autorevolezza possano avere queste riflessioni, non hanno nessuna carica autoritativa, in quanto non possono assolutamente incidere sull’iter parlamentare del ddl Calderoli. Perché? Semplicemente per il fatto che non solo è sbagliato il destinatario naturale del documento, incentrato sulla problematica finanziaria e sui possibili riflessi sul bilancio, ma, purtroppo, è arrivato fuori tempo massimo perché, nella seduta del 2 agosto 2023, la Commissione Bilancio, in sede consultiva, dopo aver espresso parere su: “Delega al governo in materia di revisione del sistema degli incentivi alle imprese, nonché disposizioni di semplificazione delle relative procedure”, “ Delega al governo per la riforma fiscale”, ha dato il via libera anche al disegno di legge Calderoli.
La prova di questa confusione istituzionale è riscontrabile dal resoconto sommario di questa seduta, resoconto dal quale è possibile estrapolare la sintesi di alcuni significativi interventi(se qualcuno ritiene che detta estrapolazione sia discutibile, leggendo il resoconto integrale potrà scoprire che si tratta di operazione benevola perché il quadro complessivo è ancora più triste!).
Resoconto sommario:
“… Sen. Castellone ( M5S)… Cita in particolare il tema della spesa sanitaria, dove si registrano perdite per 15 miliardi dovuti all’inflazione, che già gravano sulle casse delle Regioni, ponendosi un rilevante tema di non sostenibilità della compartecipazione delle Regioni.La commissione bilancio avrebbe dovuto disporre di dati, da sottoporre all’esame dei parlamentari, su tali rilevanti profili… ….Sen. Manca ( PD-IDP)… Sottolinea come la propria parte politica risulti del tutto insoddisfatta sulla questione della determinazione dei LEP, la cui individuazione andrebbe completata proprio al fine di definire il profilo degli oneri sulla finanza pubblica.
Sottolinea che non è stato possibile svolgere un’istruttoria a riguardo in sede di Commissione bilancio, elemento che pone un tema di forte criticità e indeterminatezza degli effetti della riforma…
…..Ministro Calderoli… Soffermandosi sugli altri temi emersi dal dibattito, richiama elementi di quantificazione che delineano la linearità del provvedimento anche sul piano dei profili finanziari ( Ma non segue il lavoro dei “saggi” ? n.d.c.).… ….Presidente… Circa la preoccupazione di una incapienza delle compartecipazioni regionali sui tributi statali nell’ipotesi di massiccio trasferimento di funzioni in favore di un consistente numero di regioni, viene ritenuto che sul punto non possa essere operata una valutazione ex ante, che prescinda dalla concreta individuazione delle funzioni e delle regioni interessate… Con riguardo all’eventualità che le regioni con bassi livelli di tributi erariali maturati nel territorio regionale possano avere maggiore difficoltà ad acquisire le funzioni aggiuntive, viene rappresentato che non può essere effettuata alcuna valutazione ex ante ( decisamente originale l’innovazione del parere ex-post!)…
…..Alla luce della ridefinizione del quadro della Governance economica europea e delle relative regole fiscali, viene rappresentato che occorrerà integrare il disegno di legge con una specifica clausola che disciplini le modalità con le quali potrà essere definito il concorso alle manovre di finanza pubblica anche delle regioni ad autonomia differenziata, come già previsto per le altre regioni (ivi incluse quelle a statuto speciale) ( peccato che tra i tanti documenti messi a disposizione dai meritori uffici di Camera e Senato sia sfuggito al Presidente il dossier “ Le proposte legislative della Commissione Europea per la riforma della Governance economica della UE, ed in modo particolare, a pagina 74 del documento, il punto 1.e) “Esigenze di stabilizzazione anticiclica e nuove regole di bilancio”, proposte volte a cercare di scongiurare gli effetti devastanti delle fasi critiche che hanno messo in crisi la crescita economica dell’Europa e dell’Italia, nel 2008 con la crisi dei subprime, nel 2011 con l’esplosione dello spread in Italia, con la pandemia, con la guerra, con gli eventi calamitosi determinati dal cambiamento climatico. Questo dossier, pubblicato il 30/06/2023, non poteva essere a disposizione della IV Commissione, Politiche Europee, che nella seduta del 23/06, ha espresso il suo parere, “per quanto di competenza, non ostativo”, all’oscuro dei nuovi indirizzi della Governance europea!).
La conclusione della Commissione ?
A maggioranza, un “parere ostativo con condizioni” (chi legge i pareri scopre che i profili finanziari sono decisamente meno importanti della richiesta di valutazione e clausole che consentano alle commissioni parlamentari di essere coinvolti nell’enucleazione di pareri o di atti indirizzo).
Ora, nella vituperata Prima Repubblica, di regola, i pareri espressi dalle Commissioni parlamentari erano o contrari-pochi-, o favorevoli, quasi tutti.
Con l’avvento della Seconda e agli albori di una presunta Terza Repubblica, in contemporanea con l’esplosione di decretazione d’urgenza, leggi delega, esercizio del potere regolamentare, con il Parlamento che, di fatto, ha delegato al Governo la potestà legislativa, il parere favorevole o contrario è stato sostituito da un parere “condizionato” (Vedi focus dicembre 2017 dell’ufficio valutazione impatto del Senato della Repubblica).
L’ultima, gesuiticamente raffinata, versione del parere è in perfetta sintonia con il ”Nihil obstat” del Sant’Uffizio, un parere “non ostativo” con condizioni”!
Occorre alla fine di ricordare che I commi 791-801 della legge 197/2022 fissavano un preciso cronoprogramma per la definizione dei LEP.
Qualcuno ha mai chiesto se la Cabina di regia, prevista dal comma 792, ha ricevuto entro sei mesi, quindi a giugno, tutta la documentazione prevista dal comma successivo, quella documentazione che nessuno era riuscito ad approntare in sei anni?
Aspettano tutti il Commissario risolutore del problema, la definizione dei LEP, indispensabile perché Lombardia, Veneto e, perché no, Emilia-Romagna possano rivendicare l’approvazione immediata delle intese già istruite, in ossequio all’art.2 del ddl Calderoli? Avranno un futuro i nostri “ saggi”?






