L’AQUILA – Il Tribunale dell’Aquila ha riaperto termini per verificare la possibilità di un’ulteriore offerta per la vicenda della vertenza dell’azienda Aura Materials, aggiornando al 2 luglio l’udienza nella quale procederà all’assegnazione, in assenza di altre proposte, al gruppo industriale Fecs di Bergamo, attraverso la controllata Stemin Spa, colosso nel settore del recupero, trattamento e commercializzazione di rottami metallici.

Il gruppo ha presentato una proposta vincolante di acquisto di 4 milioni di euro, l’unica in questa procedura di composizione negoziata del credito al Tribunale civile dell’Aquila, per rilevare l’azienda, che si occupa del riciclo dei rifiuti di apparecchiature e cavi elettrici, con sede nel Tecnopolo, precipitata in una profonda crisi a causa della situazione debitoria.

Il giudice Maura Manzi, che aveva già prorogato i termini per la presentazione di offerte per due volte, una scaduta il 28 febbraio scorso e l’altra il 24 aprile, si è riservato la decisione, una volta valutato nel dettaglio il piano di salvataggio dell’azienda.

E così, lo scorso 16 giugno, si legge tra le altre cose nel dispositivo, al fine di verificare se “l’operazione è l’unica soluzione concretamente percorribile per evitare la dispersione dei valori aziendali e garantire la prosecuzione dell’attività”, sottolineando che “occorre garantire l’espletamento di adeguata pubblicità e di un iter per la raccolta di eventuali migliori offerte rispetto a quella pervenuta”, è stato pubblicato l’avviso di manifestazioni di interesse “ad un prezzo superiore rispetto a quello indicato nell’offerta ricevuta da Stemin SpA”.

L’offerta, quindi, che dovrà prevenire entro il primo luglio, non potrà essere inferiore a quella di 4 milioni già presentata, comprensiva di “beni immobili e mobili (come ad esempio macchinari, impianti, arredi, licenze, polizze assicurative) e 25 dipendenti”.

Sulla questione, che ha già scatenato polemiche e creato allarme per i livelli occupazionali, intervengono, in una nota, i consiglieri di opposizione al Comune dell’Aquila Enrico Verini e Gianni Padovani.

“Il contenuto dell’avviso pubblicato dal Tribunale civile dell’Aquila per la raccolta delle manifestazioni di interesse finalizzate alla cessione del ramo d’azienda di Aura Srl desta forte preoccupazione – scrivono – Non è accettabile che, a fronte di circa 60 lavoratrici e lavoratori attualmente in cassa integrazione, il bando faccia riferimento al riassorbimento di appena 25 dipendenti. Una prospettiva che non può essere considerata una soluzione alla vertenza e che rischia di scaricare sui lavoratori il prezzo della crisi”.

Sottolineano Verini e Padovani: “Il primo valore da salvaguardare è quello del lavoro e delle persone. Non si può immaginare un percorso di rilancio industriale che metta in conto fin dall’inizio l’esclusione di oltre la metà dei dipendenti. La tutela occupazionale deve rappresentare il criterio prioritario di qualsiasi operazione di cessione e rilancio dell’azienda. Per questo chiediamo che il bando venga immediatamente modificato, introducendo condizioni che garantiscano il mantenimento del maggior numero possibile dei livelli occupazionali e che impegnino i soggetti interessati a presentare un piano industriale serio e credibile, fondato sulla continuità produttiva e sulla valorizzazione delle professionalità presenti”.

“Chiediamo inoltre l’immediata convocazione della Terza Commissione consiliare del Comune dell’Aquila per affrontare con urgenza una vertenza che coinvolge decine di famiglie e un’importante realtà produttiva del territorio. Riteniamo indispensabile che vengano convocati e ascoltati tutti i soggetti che hanno concorso alla predisposizione del bando e che sono coinvolti nella procedura, affinché si faccia piena chiarezza e si individuino soluzioni che abbiano al centro la salvaguardia dell’occupazione”.

“La vertenza Aura non può trasformarsi in una mera operazione economica e patrimoniale. Il futuro di circa sessanta lavoratrici e lavoratori e delle loro famiglie deve rappresentare la priorità assoluta. Le istituzioni hanno il dovere di intervenire perché nessuno può ritenere accettabile che più della metà dei dipendenti venga lasciata senza prospettive. Il lavoro viene prima di tutto e il bando va corretto immediatamente”, concludono.