L’AQUILA – “La nascita di Metal Master e l’avvio del nuovo corso dell’ex Aura Materials rappresentano un passaggio importante, ma non un punto di arrivo. Adesso bisogna trasformare questa opportunità in una prospettiva industriale stabile per L’Aquila, capace di garantire il riassorbimento dei lavoratori e, nel tempo, nuova occupazione. Dopo la costituzione della nuova società, controllata da Stemin Spa del Gruppo Fecs con la partecipazione del gruppo aquilano Circi e il loro intento messo nero su bianco, il Comune non può continuare a rimanere silente”.

Così in una nota Paolo Romano, consigliere comunale di L’Aquila Nuova nel capoluogo d’Abruzzo in merito alla nascita del nuovo sodalizio che deve rilanciare l’azienda insediatasi anni fa nel Tecnopolo e poi andata in crsi.

LA NOTA

Seguo questa vertenza dal 2023 e non intendo passare dalla preoccupazione all’entusiasmo solo perché si è aperta una fase nuova. Il risultato si misurerà sulla capacità di far crescere il sito aquilano, sugli investimenti che verranno realizzati e, soprattutto, sul futuro dei lavoratori. Se davvero esiste l’ambizione di fare dell’Aquila un polo produttivo di riferimento nazionale e internazionale, questa è una sfida che riguarda l’intero territorio.

Le parole della nuova proprietà, che ha chiamato espressamente a raccolta territorio e istituzioni chiedendo tempi amministrativi compatibili con il programma industriale, rendono ancora meno comprensibile l’assenza di un confronto nelle sedi comunali.

Da mesi chiedo che il Consiglio comunale torni a occuparsi della vertenza. L’ho fatto ad aprile e nuovamente ad agosto, chiedendo la convocazione della I Commissione proprio per affrontare la fase successiva alla cessione. Nessuna risposta e nessuna convocazione.

Oggi, però, non siamo più soltanto noi a chiedere un confronto: è la stessa realtà industriale che ha deciso di investire all’Aquila a sollecitare la presenza delle istituzioni. Perché allora si continua a perdere tempo?

Sul tavolo ci sono questioni concrete che non possono essere lasciate sospese: il rapporto con il Tecnopolo d’Abruzzo, le condizioni necessarie al rilancio dello stabilimento, le opportunità eventualmente attivabili attraverso Restart 2 e il percorso nodale di riassorbimento del personale.

Il nodo del Tecnopolo, in particolare, viene indicato come uno degli elementi da risolvere nella fase che si sta aprendo. È quindi necessario comprenderne immediatamente termini e possibili soluzioni, nel rispetto delle competenze e delle regole. È qui che la politica deve dimostrare di essere utile, mettendo allo stesso tavolo nuova proprietà, lavoratori, sindacati, Tecnopolo, Comune e Regione.

Non servono passerelle né bandierine politiche. Serve accompagnare un investimento privato che può diventare strategico per L’Aquila e verificare che alla prospettiva industriale corrisponda una prospettiva occupazionale altrettanto ambiziosa. L’ obiettivo, da amministratore, deve essere il riassorbimento di tutti i lavoratori e, se il progetto crescerà come auspicato, la creazione di nuovi posti di lavoro.

Dopo anni difficilissimi, oggi esiste finalmente una possibilità concreta. Proprio per questo non possiamo permetterci inerzie. Se chi vuole investire sul nostro territorio chiede alle istituzioni di esserci, il minimo che possiamo fare è rispondere. Altrimenti dovremmo spiegare ai lavoratori e alla città perché, persino quando una prospettiva industriale si apre, la politica arriva sempre dopo.