L’AQUILA – L’aumento delle tasse, che ha scatenato un terremoto politico travolgendo la Giunta regionale di centrodestra, guidata da Marco Marsilio, di FdI, “non risolverà il problema, rappresenta una pezza che non copre il buco: il debito sanitario è fuori controllo ed è strutturato”.

Dopo ore convulse di risse e nervi tesi all’interno di una maggioranza che prova a spiegare agli abruzzesi che non esistono strade alternative all’incremento dell’addizionale Irpef per coprire il buco della sanità, in particolare per i redditi da 28.000 a 50.000 euro e oltre i 50.000 euro, tra le proteste delle opposizioni, a riassumere la situazione è Camillo D’Alessandro, presidente regionale di Italia Viva.

Intanto i consiglieri regionali di opposizione che compongono il Patto per l’Abruzzo hanno convocato una conferenza stampa sul tema in programma per domani, giovedì 20 marzo, alle 11:15, presso la Sala Fabiani di Palazzo dell’Emiciclo, sede del Consiglio regionale all’Aquila.

“È solo il primo tempo. Il prossimo anno assisteremo alla necessità di ulteriori coperture. L’andamento è chiaro – osserva D’Alessandro – Ci troviamo di fronte ad un paradosso: a fronte dell’esplosione del debito abbiamo circa il 30% delle prestazioni sanitarie in meno, siamo la peggiore regione per mobilità passiva e liste di attesa, subiamo un aumento delle tasse, ma l’offerta sanitaria regionale è sempre peggiore, e non è in grado di riequilibrare il rapporto costi/servizi. Le nuove tasse servono a coprire ciò che le Asl non riescono a fare, ovvero ridurre il debito, ma il debito si alimenta ogni giorno, né si riduce, si paga in parte con le tasse, in parte con i tagli, che sono arrivati ai medicinali ed ai pannoloni che gli abruzzesi devono portarsi in ospedale”.

E aggiunge: “Prima di procedere a misure che graveranno pesantemente sugli abruzzesi è necessario un nuovo Patto per l’Abruzzo. Marsilio non ce la fa, in occasione delle prossime politiche se ne andrà anticipatamente, e prima delle macerie dovrebbe avere un sussulto di dignità e responsabilità. Marsilio convochi tutti i partiti, i parlamentari, le rappresentanze sociali, sindacali e datoriali, metta sul tavolo la verità dei numeri e come si fa in una famiglia, si stabiliscono le priorità e ciò che viene dopo. Si recuperino risorse dalle spese improduttive, quelle disperse in mille rivoli, quelle bruciate di stampo perennemente elettoralistico e si facciano delle scelte condivise. Con il pacchetto di misura poi tutti i parlamentari, di maggioranza ed opposizione, faranno vertenza convergente a Roma. Riguarderebbe anche la Meloni che è eletta in Abruzzo. O no?”.

Come annunciato dal capogruppo Pd in Consiglio regionale, Silvio Paolucci, potrebbe arrivare in Giunta regionale già lunedì 24 marzo la proposta di aumento delle tasse. L’ipotesi più accreditata prevede la conferma dell’aliquota Irpef a 1,73 per cento per il primo scaglione perché già al massimo, cioè i redditi fino a 28.000 euro, ma per il secondo e terzo scaglione (cioè da 28.000 a 50.000 e oltre i 50.000 euro) si passa a 2,63 e si arriva a 3,33 per cento, con aumenti che arrivano fino a 84 euro al mese.

“Lenti e inerti quando si tratta di dare prestazioni e servizi alla comunità, svelti e intransigenti quando invece si taglia o si prende agli abruzzesi”, sottolinea Paolucci rimarcando: “certo è il fatto che non saranno queste maggiori entrate a guarire la sanità dell’era Marsilio, gli aumenti non bastano a colmare l’enorme deficit del 2024, che trova completa copertura con ulteriori politiche di bilancio. In altre parole il deficit è consistente e ormai strutturale e tutto fa presupporre che stia già aumentando ancora per il 2025”.

“Le maggiori tasse coprono solo una parte anche del deficit futuro e gli introiti non saranno impiegati né per nuovi investimenti, né per un miglioramento dei servizi – rimarca -. Ma per pagare il deficit della sanità dell’Abruzzo, dove 120.000 persone già rinunciano alle cure, dove cresce la mobilità passiva, diminuiscono prestazioni e servizi ospedalieri, con le liste d’attesa e i calvari nei reparti di emergenza e l’assistenza territoriale inadeguata e fra le peggiori d’Italia per i LEA e la prevenzione: in pratica gli abruzzesi saranno costretti  dalla destra a pagare una sanità inefficiente e intempestiva, crollata negli ultimi due anni di governo Marsilio e soprattutto relegando l’Abruzzo agli ultimi posti. Serve una mobilitazione generale per impedire questo ingiusto salasso che andrà ad abbattersi soprattutto sul ceto medio, quello che più risente della privazione di servizi sanitari – conclude Paolucci – . Questo lo scenario più certo, a meno ché le fratture interne alla destra non costringeranno il presidente a soprassedere, facendo slittare il provvedimento ad altra data. E mentre la comunità paga, o si prepara a pagare tante inefficienze, sulla propaganda non c’è nessuna rinuncia da parte del Governo regionale: Festival dannunziano, Notte dei serpenti, Napoli Calcio e contributi con le tante leggi mancia, per dirne alcuni, tutti confermati”.

Scrive il deputato Pd Luciano D’Alfonso: “Marco Marsilio gioca con la salute dei cittadini anziché porre rimedio alla sua incapacità politica, che si è progressivamente evoluta fino ad affossare l’economia regionale. E così lunedì prossimo la giunta regionale approverà le nuove addizionali Irpef, regalando agli abruzzesi un aumento delle tasse. Intanto va espressa solidarietà alla consigliera regionale della Lega Carla Mannetti, ‘colpevole’ di aver manifestato la propria contrarietà all’imposizione di nuove tasse”.

“La voragine debitoria della sanità – sottolinea – è apparsa improvvisamente dopo le elezioni regionali del 2024: la giunta regionale l’ha tenuta nascosta fino all’esito del voto, secondo la ben nota filosofia di Marsilio – enunciata nelle chat del suo partito – che recita: ‘Certe cose si fanno il giorno dopo le elezioni, quando hai cinque anni davanti per riassorbire le proteste’. È davvero surreale chiedere un aumento della tassazione per il livello di sanità attualmente erogato in Abruzzo, una regione in cui 120mila persone devono rinunciare alle cure e nella quale siamo in coda nel Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) per quanto riguarda la prevenzione e la sanità territoriale”.

“La realtà è che Marsilio ci sta facendo ripiombare nel regime imprigionato del commissariamento da cui eravamo faticosamente usciti nel 2016 grazie al lavoro compiuto dalla giunta regionale di cui ero presidente. Chiediamo a Marsilio se ha valutato soluzioni alternative a quella dell’incremento dell’Irpef, tra le quali – come sarebbe ovvio – quelle di cacciare i manager inefficienti, eliminare gli sprechi e riorganizzare i servizi, prima di far pagare alle famiglie e alle imprese i suoi madornali errori in fatto di sanità. Chiediamo a Marsilio se è stato trasparente quando ha annunciato al Tgr, con faccia sorridente, l’aumento dell’Irpef; un aumento buttato in faccia agli abruzzesi senza aver spiegato l’entità vera del debito sanitario e senza elencare le cause che l’hanno generato ma, anzi, giustificando il fatto con l’affermazione che ‘tanto in Abruzzo l’addizionale è ferma da anni'”.

“Chiediamo a Marsilio di mettere le mani nelle sue tasche e di tirare fuori il coraggio, anche fosse poco quello che trova, per ritirare quest’odiosa gabella sulla salute dei cittadini, e di presentarsi al cospetto degli abruzzesi con un progetto di risanamento dei servizi sanitari basato sulla verità dei fatti, l’efficienza e l’equità. Chiediamo a Marsilio di rispondere a questa semplice domanda: ma com’è stato possibile finanziare le leggi mancia, i soggiorni del Napoli calcio e le costosissime agenzie di comunicazione mentre il buco della sanità diventava voragine? Dica la verità sul debito, su chi lo ha causato e su come si è originato, o si dimetta”, conclude.

Accoglie l’invito delle sigle sindacali a scendere in piazza il Movimento 5 stelle: “L’aumento dell’addizionale Irpef rappresenta l’ennesima dimostrazione del totale fallimento dell’azione politica di un governo regionale di centrodestra che, in sei anni, ha disastrato la nostra regione fino a chiedere agli abruzzesi di versare lacrime e sangue per mettere una pezza ai danni da loro prodotti”, dicono i consiglieri regionali Erika Alessandrini e Francesco Taglieri.

“Invece di agire di risollevare una situazione drammatica, Marsilio e la sua maggioranza assestano l’ennesimo colpo che gli abruzzesi incasseranno in pieno volto. Un aumento delle tasse che, è bene ribadirlo a gran voce, non corrisponderà a un miglioramento della qualità dei servizi esistenti oppure contribuirà alla nascita di nuovi dal momento che servirà, invece, ad arginare l’emorragia nelle casse di Regione Abruzzo per i danni prodotti da questa maggioranza di centrodestra. Il governo Marsilio, in questi sei anni, ha creato un disavanzo economico strutturale di sempre più difficile risoluzione e, dopo averlo negato fino allo sfinimento, adesso si è visto costretto ad ammettere il proprio fallimento per correre ai ripari. Peccato, però, che l’incompetenza e l’incapacità di questa maggioranza la paghino tutti gli abruzzesi, dapprima illusi con la promessa di rendere la nostra regione una sorta di Valle dell’Eden e poi riportati pesantemente con i piedi per terra con un drastico aumento delle tasse che si aggiunge a numerose altre azioni politiche sciagurate e dannose”, affermano i consiglieri pentastellati.

“Quanto si sta verificando in queste ore è sconcertante, compresi i litigi in seno alla maggioranza tra scambi di accuse, insulti e scontri verbali che palesano un centrodestra sempre più lontano dagli interessi degli abruzzesi ma focalizzato esclusivamente a risolvere le proprie beghe interne. Ed ora arriva la mazzata dell’aumento delle tasse da parte di quella frangia politica che ha sempre affermato, invece, di volverle abbassare, da parte di quegli uomini e quelle donne delle istituzioni che hanno puntato il dito contro noi Consiglieri di opposizioni apostrofati ‘bugiardi’, ‘esagerati’, ‘falsi’, ‘allarmisti’ quando affermavamo che si sarebbe arrivato a tanto, schierandoci, fin dal primo minuto, al fianco dei cittadini che chiedono un sostegno e non un altro aggravio alle loro finanze. Avevamo ragione allora, abbiamo avuto ragione adesso che la situazione è sfuggita di mano a chi governo Regione Abruzzo”, spiega Alessandrini.

Aggiunge il capogruppo Taglieri: “A causa del malgoverno Marsilio, la sanità in Abruzzo è sull’orlo del baratro: gli ospedali sono sempre più depotenziati, interi reparti chiudono o vengono trasferiti spogliando i territori di servizi essenziali, c’è la costante carenza di personale medico e sanitario, i pronto soccorso sono quotidianamente teatro di episodi di cronaca tra disagi infiniti e continue denunce da parte dei cittadini e degli organi di stampa, le liste d’attesa rappresentano un ostacolo per chi ha necessità di curarsi oltre che un discrimine tra chi ha la possibilità di attendere e chi no, e chi non può o si rivolge al privato o rinuncia a curarsi. Perché in Abruzzo accade esattamente questo: migliaia di cittadini si ammalano gravemente e sempre più spesso non possono curarsi a causa di una sanità disastrata e inaccessibile. Il fallimento dell’amministrazione Marsilio ha altresì prodotto una mobilità passiva drammatica, un triste ‘svuota Abruzzo’ che allontana i cittadini dalla sanità pubblica regionale per fare la fortuna di quella delle altre regioni”.

“Siamo stati facili profeti”, aggiungono i consiglieri regionali Giovanni Cavallari e Vincenzo Menna: “A settembre scorso, in occasione della seduta congiunta delle competenti commissioni del Consiglio regionale sul disavanzo delle quattro aziende sanitarie, preannunciavamo che, a prescindere dai numeri definitivi, gli abruzzesi avrebbero pagato un caro prezzo per la cattiva gestione del centrodestra ed in particolare del duo Verì – Marsilio. Oggi, quanto detto trova conferma: sembra inevitabile, infatti, l’aumento al massimo delle aliquote Irpef ed in particolare di quella per i redditi da 28.000 a 50.000 euro e di quella per i redditi oltre 50.000 euro”.

“Una vera e propria stangata che non servirà a migliorare il livello dei servizi sanitari nella nostra Regione, come sarebbe necessario, e neanche a colmare l’enorme deficit che richiederà, sicuramente, ulteriori manovre di bilancio. Il sacrificio chiesto ai cittadini, si tradurrà in maggiori entrate che serviranno solo a coprire il deficit generato, senza migliorare la qualità dei servizi erogati. L’unico risultato di questa operazione sarà la possibilità di presentarsi in una condizione meno sfavorevole al tavolo di monitoraggio Stato-Regioni convocato per venerdì 11 aprile, scongiurando il commissariamento della sanità abruzzese che segnerebbe la certificazione ufficiale del fallimento dell’operato della Giunta Marsilio e del suo, riconfermato assessore alla Sanità. Pertanto auspichiamo che la maggioranza si assuma pienamente le proprie responsabilità riguardo il disastro della sanità abruzzese. È giunto il tempo di dire basta a quello che abbiamo visto in questo primo anno di legislatura e fare i conti con la realtà, quella realtà di cui le liste d’attesa continuano a rappresentare la cartina al tornasole dell’incapacità di risolvere i problemi della sanità abruzzese. L’Abruzzo merita una sanità efficiente, capace di garantire cure adeguate, non le fumose promesse riguardo i piani di rientro finanziario delle quattro Asl, che si traducono sempre in ulteriori esborsi per i cittadini”.

Per il sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto, “l’incremento dell’addizionale Irpef, decisa dal governo regionale per risanare il deficit sanitario, arriverà a incidere fino a duemila euro annui a famiglia. Di fatto siamo di fronte a un auto commissariamento mascherato, che conferma come in questi anni il governo regionale, lungi dal mettere in campo una reale programmazione e investimenti finalizzati al rilancio della sanità abruzzese, abbia al contrario distrutto il sistema sanitario regionale. E così, mentre i sindaci, pur a fronte dei pesanti tagli da parte di questo Governo che sono tornati a colpirli, lavorano per non aumentare tasse e tariffe e garantire allo stesso tempo i servizi, mantenendone alta la qualità, la Regione va in direzione contraria scaricando le proprie inefficienze sulle famiglie”.

“In una regione con un gravissimo problema di liste d’attesa, che risulta una delle peggiori in tema di mobilità passiva, che in base ai dati 2023 – gli ultimi disponibili – risulta inadempiente sui Lea in due macro aree su tre e dove sempre nel 2023 oltre 120mila persone, secondo i dati Gimbe, hanno rinunciato alle cure, aumentare l’addizionale Irpef, dopo i tagli importanti effettuati sulle Asl per rientrare dal debito sanitario e non per migliorare i servizi,  lascia oggettivamente sgomenti”.

Un aumento che in provincia di Teramo, secondo il primo cittadino, “va di pari passo con i minori investimenti effettuati in questi anni sul territorio teramano rispetto alle altre province e che pone seri dubbi sulla capacità finanziaria della Regione, anche rispetto a eventuali mutui, a procedere con la realizzazione del nuovo ospedale di Teramo”.

“Una misura tanto impopolare, a maggior ragione se emanata dal centrodestra palesa la totale mancanza di flessibilità del bilancio regionale, tanto che si procede a un aumento dell’addizionale Irpef a fronte di un ‘buco’ che, a detta dello stesso presidente Marsilio, sarebbe di appena l’1,5% (67 milioni di euro) delle entrate regionali (oltre 4.000 milioni di euro). Di fatto, come se una famiglia con un reddito mensile di 3.000 euro non riuscisse a far fronte a una spesa imprevista di 50 euro. Come sindaco non posso che essere estremamente preoccupato dell’impatto di questa misura sulle finanze delle famiglie e per questo, oltre ad auspicare iniziative condivise da parte di tutti i sindaci a difesa delle loro comunità, invito la Regione a tornare sui propri passi e a confrontarsi con gli altri livelli istituzionali”.