L’AQUILA – Una nuova filosofia dell’edilizia residenziale pubblica, “una rivoluzione”, anzi, che dica basta ai casermoni di periferia, spesso lasciati al degrado, quanto piuttosto una riconnessine ricucitura urbana, con edifici belli sicuri e dignitosi. La necessità di realizzare 20omila nuovi alloggi, per sodisfare il bisogno e le richieste delle famiglie che una casa non possono permettersela. Una sfida che attende il nuovo governo.

Sono solo alcuni dei temi e delle progettualità affrontate al convegno nazione “La ricostruzione post-sisma nell’edilizia residenziale pubblica”, che si è svolto nella sede del Consiglio regionale d’Abruzzo, organizzato dall’Azienda territoriale edilizia residenziale (Ater) della provincia dell’Aquila, su iniziativa del suo presidente Isidoro Isidori, e che ha visto la partecipazione tra gli altri di Riccardo Novacco e Patrizio Losi, rispettivamente presidente e direttore di Federcasa nazionale.

Il convegno aquilano è stata l’occasione di una riflessione su temi cruciali per le politiche abitative e l’edilizia in generale, traino della ripresa, come le modifiche in atto del bonus 110%, il rincaro di materie prime e costi energetici, la necessità di approvare al più presto una legge quadro della ricostruzione post sisma.

“Una grande rivoluzione ci attende – ha detto Isidoro Isidori -, ridare dignità à e centralità all’edilizia residenziale pubblica, attraverso la riqualificazione sostenibile. Non ci si può limitare a gestire il patrimonio esistente, le Ater possono essere le protagoniste di una grande opera di rigenerazione urbana, sociale ed ecologica dalle periferie ai centri storici, servono però semplificazione e certezza normativa”.

Al centro del confronto anche il “laboratorio L’Aquila”, dove, dopo il sisma del 2009, è stato necessario affrontare anche la sfida inedita della ricostruzione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, con l’Ater dell’Aquila, impegnata in tutta la provincia a gestire 4.674 alloggi, a un canone medio di 56 euro al mese per gli inquilini, di 320 euro per i canoni concordati.

“Nell’ambito non solo della ricostruzione – ha aggiunto nel suo intervento Isidori – stiamo applicando una nuova filosofia, quella del ‘nuovo abitare’, degno di questo nome, per gli abitanti di quelle che una volta erano chiamate case popolari, dicendo basta a ghetti e casermoni isolati in periferia. In tal senso, abbiamo ad esempio fatto verificare 300 immobili, ai fini della riqualificazione energetica e sismica, a valere sul super bonus al 110%, ma ora viviamo una situazione di forte incertezza. La riforma non dovrebbe intaccare, questo è vero, le aree in cui c’è stata un’emergenza, come i crateri sismici 2009 e 2016, ma anche qui sorgono dubbi interpretativi relativi all’applicazione”.

Federcasa, è stato ricordato,  conta 81 enti aderenti e gestisce in Italia oltre 800mila alloggi, e ha dunque ricordato Novacco: “Con questi numeri non possiamo non avere un ruolo di primo piano in un dialogo fattivo con il nuovo governo. Per soddisfare le domande abbiamo bisogno di 200 mila nuovi alloggi. Occorre risolvere il problema annoso della morosità e dell’abusivismo”.  “Siamo impegnati con tutte le nostre forze negli ultimi tempi nella riqualificazione del nostro patrimonio, dal punto di vista sismico ed energetico, grazie al prezioso strumento del superbonus, ma ora stanno cambiano le regole, con il credito d’imposta che dal 110% rischia di scendere al 90% e questo rischia di bloccare il processo in atto” ha concluso Novacco.

A prendere precisi impegni tra gli esponenti politici intervenuti, Luigi D’Eramo, sottosegretario al ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare “Il nostro governo dovrà restituire centralità alle politiche sulla casa, all’edilizia residenziale pubblica, con una nuova filosofia, che anche l’Ater dell’Aquila sta ben interpretando, e che passa attraverso il migliorare la condizione di vita degli inquilini, per la riconnessione urbana con il resto della città, un discorso di grande visione e civiltà”.

“L’Aquila – ha aggiunto l’aquilano D’Eramo – è un osservatorio privilegiato, unico capoluogo italiano colpito da un terremoto che ha messo a dura prova anche l’intero sistema nazionale nell’emergenza e nella pianificazione della ricostruzione, anche ovviamente sul fronte dell’edilizia residenziale pubblica”.

Ad intervenire anche  il commissario straordinario per la ricostruzione post sisma del centro Italia, Giovanni Legnini, che ha posto l’accento sul Codice della ricostruzione, auspicandone la veloce apporvazione, “uno strumento  centrale per terremoti e ricostruzioni a venire, compresa l’edilizia residenziale pubblica. Serve certezza e stabilità della normativa post-sismica, i tempi sono maturi, possiamo infatti attingere a una pluralità di buone pratiche, ormai standardizzate, e possiamo stabilire un quadro di diritti e doveri, già noti in partenza, per non dover ogni volta procedere a sperimentazioni”.

“La compresenza di due discipline ha portato infatti molti ritardi nei crateri del 2009 e del 2016 – ha aggiunto Legnini per il quale – sul fronte dell’edilizia residenziale pubblica conosco difficoltà, ma anche buone prassi messe in campo nel cratere 2009, grazie all’Ater dell’Aquila. Nel cratere 2016 abbiamo già realizzato 316 interventi per 300 milioni, e stiamo procedendo per altri 100 interventi, adottando ordinanze in deroga, per serrare in tempi. Ma una priorità in Italia è la messa in sicurezza sismica anche di tutti gli edifici, compresi quelli di residenzialità pubblica, anche se non danneggiati, e che insistono in zone a rischio” ha concluso Legnini.