CHIETI – La grande malata delle Ater (Aziende territoriali edilizia residenziale) abruzzesi, quella di Chieti, salita alla ribalta delle cronache per lo scandalo delle spese pazze della vecchia dirigenza, prova a risalire la china e a giorni dovrebbe arrivare finalmente l’ok definitivo dalla Giunta regionale al piano industriale rivisto e corretto, necessario per azzerare il debito monstre da 7 milioni di euro attraverso economie, riduzione di personale e un mutuo che dovrebbe essere però garantito dalla Regione.
Ad anticiparlo ad AbruzzoWeb è il commissario Antonella Gabini, che da un anno lotta per salvare l’azienda regionale che gestisce oltre 2.200 case popolari, portata sull’orlo della bancarotta anche a causa della gestione a dir poco allegra di chi l’ha preceduta.
A tal proposito si sono chiuse le indagini preliminari dell’inchiesta che coinvolge a vario titolo l’ex commissario Marcello Lancia, l’ex direttore Domenico Recchione, e il dirigente Giulio Marchioli.
Secondo il sostituto procuratore Giuseppe Falasca ci sarebbero cene in ristoranti, con conti anche di 12 mila euro, notti in lussuosi hotel in mezza Italia, anche in compagnia di donne dell’Est, stipendi gonfiati attraverso la vendita degli appartamenti e dei lavori di ristrutturazione post-sisma, rimborsi spesa dei più svariati generi non dovuti.
A conti fatti, ipotizza il pm, i tre a vario titolo avrebbero generato un peculato da 1,3 milioni di euro.
Il conto salatissimo è stato lasciato ai cittadini contribuenti, comprensivo non solo del presunto peculato, ma anche della malagestio che, per esempio, ha fatto sì che la morosità degli inquilini arrivasse negli anni all’incredibile cifra di 4 milioni di euro.
Ora la Gabini, che ha collaborato con le Fiamme Gialle nel corso dell’inchiesta e ha già avviato l’azione civile per il recupero delle somme, conta di riportare entro il 2016 nei binari del pareggio di bilancio l’azienda.
“Il passaggio fondamentale – spiega il commissario – sarà l’approvazione del piano industriale che abbiamo modificato strada facendo, che come punto fondamentale prevede il ricorso all’indebitamento, con un mutuo da 7 milioni di euro per pagare tutti i debiti di gestione pregressi. Il mutuo sarà interamente restituito a rate dall’Ater di Chieti, la Regione però si è impegnata a garantirlo con una fideiussione”.
La Gabini aggiunge poi che “stiamo proseguendo nella riduzione dei costi di gestione. Avendo tagliato tutto il tagliabile, d’accordo con i sindacati, che hanno mostrato senso di responsabilità ridurremo a breve il personale da 24 a 17 unità. Dei 7 esuberi ci sono anche i tre dirigenti”.
L’Ater di Chieti, che nei tempi delle vacche grasse annoverava un numero altissimo di dirigenti, avrà come figure di vertice solo il direttore Giuseppina Di Tella, che tra l’altro è scavalco con l’Ater di Pescara. I dipendenti in esubero non saranno licenziati, ma saranno trasferiti ad altri enti. Una dipendente ha già preso servizio presso l’Ater di Pescara.
Eredità della disastrosa gestione passata dell’Ater è anche il mancato accantonamento dei fondi necessari alla manutenzione degli appartamenti, molti dei quali sono rimasti chiusi e non assegnati, per di più in una fase storica in cui a causa della crisi è esplosa la domanda di case popolari.
“Dobbiamo gestire 2.200 appartamenti, e siamo in forte difficoltà. Ogni anno per manutenzioni ordinarie e straordinarie investiamo 400 mila euro, ma servirebbe il doppio”.
Una buona notizia è che sono in corso i lavori in una decina di appartamenti che erano rimasti chiusi per anni. Lavori resi possibili dai fondi messi a disposizione dal decreto Sblocca Italia.
Il risanamento dell’Ater di Chieti è importante anche in vista della riforma che prevede la nascita di un Ater unica. Le altre Ater hanno infatti i conti più o meno in ordine, e l’unificazione con quella di Chieti avrebbe creato un azienda unica costretta a partire con una pesante zavorra. La riforma più volte annunciata dall’assessore Donato Di Matteo però giace ancora nelle Commissioni.
“Auspico – conclude a tal proposito la Gabini – che l’Ater unica veda presto la luce, perché solo in questo modo si potranno garantire bilanci sani, grazie alle economie di scala, e poter liberare risorse per rispondere ala crescente domanda di case popolari”.





