L’AQUILA – I costi del personale dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater) di Chieti sono passati dai 900 mila euro del 2004 ai 2,6 milioni di euro del 2012.
In particolare, il direttore nel 2012 ha percepito uno stipendio lordo di 324 mila euro oltre a 52 mila euro di arretrati, dei tre dirigenti nel 2012 due hanno percepito 180 mila uro l’anno, il terzo 128 mila euro.
È quanto affermato dai consiglieri regionali del Pd Giovanni D’Amico, Giuseppe Di Pangrazio e Claudio Ruffini.
I dati sono emersi nel corso dell’audizione nella seconda commissione dell’amministratore unico dell’Ater di Chieti, Antonella Gabini, nominata dopo la bufera giudiziaria che ha investito l’ente nei mesi scorsi.
“I dati sono clamorosi – spiegano i consiglieri del Pd – la dottoressa Gabini ha risposto ad una nostra domanda specifica citando i modelli 770. Queste cifre dimostrano il fallimento di Chiodi e della sua azione di risanamento, basti pensare che il direttore dell’Ater di Milano che gestisce circa 80 mila alloggi percepisce uno stipendio di 190 mila euro lordi annui, mentre a Chieti il suo omologo ne percepisce 324 mila euro lordi annui dovendo però gestire solo 2.600 alloggi”.
“Vogliamo capire chi ha creato questo enorme buco nell’Ater di Chieti e soprattutto di chi è la responsabilità per i mancati controlli”, dicono Di Pangrazio, D’Amico e Ruffini che si dicono contrari all’approvazione della legge di riordino delle Ater proposta dalla maggioranza e che prevede che le Ater in deficit strutturale possano destinare i proventi delle vendite delle case popolari al risanamento finanziario del bilancio.
“Se la legge verrà approvata chiederemo che ad accertare le mancate responsabilità sia la Corte dei Conti. Siamo certi che gli errori del presidente Chiodi – sottolineano ancora i tre consiglieri del Pd – non li possono più pagare né gli inquilini né i dipendenti. Per gli stipendi dei dirigenti dell’Ater di Chieti vanno trovate altre soluzioni in quanto non responsabili della pessima gestione”.
Secondo i consiglieri del Pd, inoltre, “questa legge è incostituzionale, siamo politicamente contrari all’idea che si debba svendere il patrimonio edilizio per ripianare i debiti fatti dai nominati del presidente Chiodi”.
In particolare, è il principio “del disegno di legge ad essere sbagliato e nulla ha a che fare con le possibilità previste dal Decreto legislativo sull’emergenza abitativa che il Governo ha in corso di pubblicazione. Il provvedimento dà la possibilità di vendere gli alloggi mediante il riscatto solo da parte degli inquilini e non prevede nessuna possibilità di destinare i proventi delle vendite per pagare i debiti. Al contrario, secondo il Governo, i proventi devono servire alla ricostituzione del patrimonio residenziale pubblico”.
“La verità – insistono D’Amico, Ruffini e Di Pangrazio – è che Chiodi vuole coprire gli enormi buchi prodotti dai suoi rappresentanti. In 5 anni il centrodestra ha nominato commissari e amministratori unici nelle Ater. Ma nessuno di questi si è accorto dei debiti crescenti? E la Giunta regionale che riceve e approva i bilanci e i consuntivi di tutte le Ater cosa ha verificato?”.






